Washington contro gli utenti del P2P

Fase due della repressione: si prepara il terreno a decine di migliaia di denunce che saranno sostenute non più dalle major ma direttamente dal Governo americano. Lo dice una normativa che il Congresso sta per approvare
Fase due della repressione: si prepara il terreno a decine di migliaia di denunce che saranno sostenute non più dalle major ma direttamente dal Governo americano. Lo dice una normativa che il Congresso sta per approvare


Washington (USA) – Il Senato americano potrebbe approvare entro pochi giorni una legge, nota come Pirate Act , che introduce una vera e propria rivoluzione nell’approccio ad Internet da parte del Governo americano per quanto riguarda peer-to-peer e diritto d’autore. L’ennesimo ardito tentativo di mettere a tacere il peer-to-peer.

La logica della nuova legge, che ne descrive in qualche modo anche la ragion d’essere, l’ha espressa con chiarezza uno dei suoi promotori, l’influente senatore Orrin Hatch, secondo cui ” decine di migliaia di denunce possono essere necessarie per creare il necessario deterrente. Dubito che qualsiasi organizzazione non governativa abbia le risorse o l’autorità morale per mettere in piedi una siffatta campagna”.

Le major della musica riunite nell’associazione RIAA , le più attive nel mettere sotto accusa non solo i produttori di software di sharing ma anche gli utenti (proprio due giorni fa ne hanno denunciati altri 480), sono riuscite fin qui a mettere in allarme non più di qualche migliaio di fruitori del peer-to-peer. Talvolta, anzi, per gli errori in cui si può incorrere in azioni legali di questo tipo, sono state prese di mira persino persone che non sanno usare un computer o non ne dispongono.

A questi limiti, sia in termini numerici che investigativi, il Pirate Act potrebbe mettere fine.

L’ effetto deterrente della nuova legge, secondo chi l’ha proposta, sarà dovuto non soltanto alla quantità di utenti che verranno presi di mira ma anche al fatto che saranno previste sanzioni pesantissime , multe nell’ordine delle centinaia o migliaia di dollari per ogni violazione contestata. La cancellazione delle sanzioni penali è stata considerata necessaria dai promotori della legge per rendere più agevole il lavoro dei procuratori, che possono così “limitarsi – ha dichiarato un rappresentante delle major alla stampa – ad erogare una multa, o quantomeno a decidere caso per caso come comportarsi”.

Nonostante l’allarme per le libertà digitali e più in generale lo sviluppo di Internet che la proposta legislativa sta suscitando, l’iniziativa sembra trovare consensi al Congresso anche grazie all’intensa attività di lobbying svolta proprio dalla RIAA e dalle altre associazioni che raccolgono molte delle major. A loro dire, non si può più prorogare una iniziativa che cancelli o riduca enormemente la popolarità del peer-to-peer .

Non c’è ipocrisia, dunque, nelle parole dei consulenti RIAA a Washington, che ai reporter hanno dichiarato di ritenere “questa legge un elemento chiave del pacchetto di norme repressive”.

L’evidenza che il Congresso è pronto a far passare la legge sta nel fatto che il Pirate Act sarà al voto del Senato meno di un mese dopo la sua presentazione senza neppure un’audizione in Commissione. “C’è un tentativo – denuncia un consulente di Sharman Networks, la mamma di Kazaa – di renderlo invisibile”.

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26 05 2004
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