Web cinese regolato da un giuramento

Sono circa cento i provider cinesi che hanno firmato un giuramento con il quale si impegnano a lottare per la legalità e il controllo della rete. Trovata pechinese
Sono circa cento i provider cinesi che hanno firmato un giuramento con il quale si impegnano a lottare per la legalità e il controllo della rete. Trovata pechinese


Roma – L’ultima novità escogitata dal ministero delle Comunicazioni cinese per tenere sotto controllo la rete in quel grande paese e allo stesso tempo dare un contentino alle multinazionali occidentali è un giuramento.

Già. Nelle scorse ore un gruppo di cento Internet Service Provider cinesi ha provveduto a firmare un giuramento pensato per promuovere quella che viene definita “auto-disciplina”. La firma, fortemente “consigliata” dalle autorità pechinesi a quei provider che vogliano operare sul mercato, secondo l’agenzia di stampa del regime, Xinhua, afferma il pieno rispetto “della patria, della leggi, dell’onestà e dell’affidabilità”.

Per il regime, in pratica, questo significa che gli ISP hanno giurato di provvedere, di propria sponte o sotto indicazione delle autorità, a rimuovere o filtrare quei contenuti internet ritenuti sgradevoli al regime. Come noto, peraltro, la stragrande maggioranza del traffico generato in Cina passa attraverso proxy di stato, proprio con l’obiettivo di tenere sotto controllo quel che fanno gli utenti.

Ma non è tutto qui. Per dare un contentino alle multinazionali occidentali dell’ hi-tech che più volte si sono lamentate, anche in sede internazionale, per il mancato rispetto dei loro copyright e dei trademark in Cina, il giuramento ha anche compreso la protezione della proprietà intellettuale. Una dichiarazione che, però, potrebbe rivelarsi insufficiente a ridurre la pirateria in uno dei paesi in cui la percentuale di software legale è assolutamente minoritaria rispetto al software utilizzato nel suo complesso.

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27 03 2002
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