Web/ Strumenti per lo sviluppo di siti (10)

Concludiamo la nostra passeggiata fra le funzionalità di Microsoft Visual Interdev scoprendo in particolare la sua attitudine ad operare con i database


Passata una settimana e ormai quasi due dal nuovo anno si ritorna ai ritmi
abituali e dunque noi continuiamo il nostro impegno nel cercare di valutare
pregi e difetti dei software più usati nel mercato (e anche quelli meno
conosciuti) per darvi il nostro contributo a scegliere quello che può farvi
lavorare al meglio e regalarvi una vita migliore e meno stressata! Ora è il
turno di conoscere meglio il prodotto high-end di Microsoft: Visual Interdev.
Già la volta scorsa ne abbiamo potuto "gustare" una panoramica
delle generalità, affrontando un po’ più approfonditamente l’aspetto
documentativo in dotazione, il parsing e la tipologia di file e tecnologie che
si possono trattare con tale strumento.

Da ciò che ne è emerso in una prima battuta, abbiamo potuto capire che
nulla, o quasi, ha a che vedere con il fratellino "home" FrontPage
2000. Vuoi per l’interfaccia grafica meno immediata ed intuitiva, vuoi per gli
strumenti in dotazione, vuoi per l’assenza di temi, in definitiva Visual
Interdev si presenta come lo strumento per "chi ne sa cosa fare, cosa vuole
e come arrivarci", dando la priorità più al trattamento del codice (HTML,
ASP, SQL, ODBC, ecc.) che al web designing.

Abbiamo capito che per ottenere il massimo da Interdev bisogna pensare"
in grande", a progetti, a dati e contenuti già pianificati, insomma,
bisogna pensare da professionisti. Non a caso, il primo wizard a partire quando
si seleziona un nuovo file è proprio un "nuovo progetto database".

Partendo proprio dal "fulcro" del nuovo progetto, la gestione dei
database sembra tutto sommato buona, anche se da un prodotto sfornato da un
colosso come Microsoft ci si aspetta almeno uno strumento più completo. Anche
se la filosofia, a mio parere, sembra quella di voler integrare il più
possibile i vari prodotti della "collana" Visual Studio, credo che uno
sviluppatore web che non abbia particolari necessità di appoggiarsi a software
più "solidi" come Visual Basic o Visual C++, possa trovare
interessante un strumento performante per la gestione di database e attività
comunque più complesse come la gestione di pagine dinamiche.

L’interfaccia per la gestione dei comandi SQL e l’ambiente visuale per
testare i propri script è buona, concedendoci la possibilità di verificare
quanto sopra prima ancora di inserirlo nelle nostre Active Server Pages (ASP).
Eseguendo query direttamente da uno dei "dock" che si attivano con la
gestione del DB, più specificatamente delle tabelle, si possono infatti
verificare e correggere eventuali errori o "bachi" di programmazione
senza per forza andarlo a ricercare all’interno delle pagine ASP create. Questo
tipo di strumento si rende molto utile quando il lavoro da sbrigare è molto e
il dover trattare gli errori su ogni singola pagina può diventare davvero
stressante.

Se il nostro problema è la gestione di più progetti, fortunatamente (come
accennato all’inizio) Interdev dispone di un utilissimo "file view",
ma che si completa con la presenza di un "database view" (oltre
ovviamente alla già citata documentazione in linea), ancora più utile per non
perdere traccia del lavoro che si sta svolgendo.

Il Database View funziona grosso modo come il file view, solo che sfoglia i
database, o meglio le connessioni ODBC ai database, le rispettive tabelle e
consente allo sviluppatore di ordinare tutti i progetti con nomi e descrizioni,
facilitandone la gestione.

Potrete poi contare anche su altri docks dove eseguire il debug, verificare
le operazioni durante le query, l’attivazione di pulsanti-shortcut per avviare
query di INSERT, UPDATE e DELETE, verificare la correttezza sintattica della
query SQL senza doverla avviare e molte altre cose.

Certo, vista anche la concorrenza che Cold Fusion Studio propone in fatto di
strumenti di gestione del linguaggio stesso, ma anche dei database ad esso
correlato e soprattutto la notevole copertura relativa al trattamento di
numerosi linguaggi anche differenti da Cold Fusion (ASP, Perl, PHP, CGI, WML,
ecc.), mi piacerebbe poter vedere nella famigerata e tanto attesa versione .NET
di Visual Interdev un maggiore supporto ed apertura verso tali "campi"
di lavoro.

Tra le altre cose che spero di poter vedere sui prodotti di Redmond (avrò la
mia fissa, ma lo ritengo importante), c’è una maggiore personalizzazione del
prodotto, la possibilità di creare "snippets" per abbreviare
situazioni ripetitive, per poter creare un proprio parsing o comunque poterne
godere di uno di "serie", ma di quelli buoni.


Certo, la versione disponibile dimostra di avere i suoi annetti e penso che
con il nuovo aggiornamento un passo in più e migliore verrà fatto. In ogni
caso, ridabisco che il pacchetto high-end di Microsoft non è certo per "newbies"
o normali "iniziati" al fantastico mondo dello sviluppo web.

Per usare Interdev bisogna possedere una solida base di HTML, dei principali
linguaggi di scripting e di una certa dimestichezza con quei prodotti che non
sono molto WYSIWYG (quello che vedi è quello che ottieni), ma piuttosto WYWIWYG
(quello che scrivi è quello che ottieni).

Ho affermato certo che esistono in commercio prodotti decisamente più
competitivi attualmente, ma uno sviluppatore che ha necessità esclusivamente di
trattare e lavorare in ambiente Microsoft, senza dover eseguire porting di alcun
tipo (verso Linux, verso altre piattaforme e linguaggi) o trattare linguaggi al
di fuori del campo "ASP/WSH/VB", in Visual Interdev può trovare un
buon compagno di "avventura". Offre poche cose, essenziali,
tralasciando tutti quei "fronzoli" più dedicati al mercato home.

Beh, che dire… restiamo in attesa della nuova uscita!

Da parte mia auguro a tutti voi una piacevole lettura di Plug-In e Punto
Informatico in generale, ricordandovi che per discutere di argomenti in tema con
la collana "WebTools", potete scrivere a: webtools@bazzmann.com.

Marco Trevisan

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  • Anonimo scrive:
    open o no i problemi stanno da altre parti...
    Il problema non sta' ne' nelle formule di vendita ne' nei nomi commerciali, il fatto e' che gli utenti in generale (e soprattutto le piccole e medie imprese ed i professionisiti) non possono continuare ad usare prodotti hardware e software cosi' instabili e incoerenti come avviene oggi.che usino pure i termini che vogliono e che si facciano pagare quello che vogliono, quello che deve sparire sono termini come AS IS!!Io propongo la formula di "licenza garantita":tu software house, professionista, sistemista, costruttore, fatti pagare per il sorgente, per la licenza d'uso, per le tecnologie in cui hai investito, per l'assistenza, per la consulenza, fatti pagare per QUELLO CHE VUOI, e dammi pure quello che vuoi, (la scatola, il codice sorgente, l'activation key, quello che vuoi!) ma MI DEVI GARANTIRE che quello per cui ho pagato FUNZIONA! e fa quello che dici, fa quello che ti ho chiesto.Vorrei infine far notare a tutti che la maggior parte di quello che viene fatto in un normalissimo ufficio di qualsiasi tipo e livello, puo' essere svolto tranquillamente da uno o + pc 80286 con framework IV (ah! ma molti di voi non lo avranno nemmeno mai visto...) dove sta' l'evoluzione? Internet? si! cosi' possiamo andare a vedere se nel sito del "produttore" c'e' disponibile l'ultimo driver per la stampante, perche' se c'e' aperto il cassetto della scrivania e il video e' a 800x600 i caratteri true type vengono stampati a capo di sotto! :-))) blhea!!!sinceramente sono un po' stufo del tempo che mi viene rubato ingiustamente.
  • Anonimo scrive:
    Strategia commerciali...
    Di esempi il mondo informatico ne porta valanghe: Intel ha abbandonato i nomi 'numerici' x86 per il piu' aggressivo Pentium (che ha deciso di mantenere ed adottare come marchio arrivando al Pentium IV (dovrebbe essere un 886, se poi si considera come CPU separata il Pentium Pro, addirittura 986!!).Microsoft: gli oggetti OLE sono diventati piu' aggressivi 'ActiveX'. I numeri di serie sono stati dismessi in favore dell'anno di uscita: da Windows 3.11 a Windows 95. Circolava voce che ci fossero volute 91 versioni interne, per renderlo meno instabile...Senza contare anticipazioni temporali quali Office 2000 uscito nel 1999 (ma vuoi mettere la cifra tonda??).Poi fu il turno di Windows Millennium Edition, meglio noto come Windows Me. Trattandosi di un SO destinato alle utenze 'domestiche' vale la pena notare che Me in inglese come in italiano significa 'Io': una sorta di 'Windows per Me'.In campo professionale tante belle sigle (in informatica gia' se ne trovavano poche...) per essere piu' altisonanti con un bel 'Microsoft Certified Professional System Administrator'...
  • Anonimo scrive:
    il solito sensazionalismo...
    vorrei solo ricordare che le licenze "Open" delle grandi case esistono da 10/15 anni. Mi sembra francamente inutile ed eccessivamente fazioso il tono dell'autore, quasi da clima di "caccia alle streghe"... Cosa bisognerebbe fare? Impedire al mondo di usare l'aggettivo "Open"? Beh, allora smettiamola anche di dire che che andiamo al "bar" a bere un caffè, perchè "bar" vuol dire "barra": si sa mai che il sindacato metalmeccanici o qualche industriale ci faccia causa perchè abusiamo commercialmente (ed in modo improprio) del nome del loro prodotto...cerchiamo (tutti) almeno di non essere ridicoli. senza rancore.
    • Anonimo scrive:
      Re: il solito sensazionalismo...
      - Scritto da: nope92
      vorrei solo ricordare che le licenze "Open"
      delle grandi case esistono da 10/15 anni.
      Mi sembra francamente inutile ed
      eccessivamente fazioso il tono dell'autore,
      quasi da clima di "caccia alle streghe"...
      Cosa bisognerebbe fare? Impedire al mondo di
      usare l'aggettivo "Open"?Condivido la tua osservazione e anche io mi sono un attimo risentito per la faziosità di quest'articolo. Sembra la ricerca obbligata di un pretesto per ripetere cosa deve andare al rogo e cosa no. Ora insomma "Open" è diventato paradossalmente un "termine proprietario". ;-)Anche perché a me non è mai venuto in mente di associare l'"open" nel nome delle licenze con quello di cui si parla nell'articolo - dando forse per scontato che "Open" voglia dire una cosa sola. "Sicuramente rende la vita più facile, ma fa risparmiare? Non tanto. È Open? Certamente no."Questa frase mi sembra a dir poco ridicola. E non credo assolutamente che Corel e Lotus evitino di usare la parola Open all'interno delle loro strategie perché "si battono nel nobile intento dell'Open").Non vedo poi cosa c'entri il fatto che le licenze di questo tipo siano comode o scomode sotto questo o sotto quell'altro punto di vista: "Purtroppo, i meccanismi dell'industria del software proprietario rendono queste trovate commerciali molto meno attraenti di quello che si possa pensare a prima vista". Mi sembra l'ultima cosa a cui uno va a pensare... "procedure burocratiche spesso ingombranti (sic) e _piene_ di inutili fogli di carta"! No dico, meglio forse un'altro supporto su CD che un semplice foglio di carta?Se si volevano ribadire i vantaggi del software "Open", avrei scelot una strada più coinvincente.(Da quando GIMP è equivalente a Photoshop?)Giampaolo Bellavite, Milano
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