WebTheatre/ Matt è a Roma

di G. Niola - Intervista a Matt Harding, giramondo e star del Tubo. Che attraverso la leggerezza di video ipnotizzanti cerca di parlare della società. Proponendo, a modo suo, un punto di vista alternativo

Roma – È stato una delle prime vere YouTube-Star, il suo video del 2005 e poi ancora quello più raffinato del 2006 fino all’apoteosi sponsorizzata del 2008 (quasi 40 milioni di visualizzazioni) sono tra i più noti e universali di sempre. Lui, Matt Harding, l’uomo che balla nei luoghi più comuni ma anche più impensati del pianeta, è invece una figura enigmatica: non si sa quanto guadagni, che vita conduca e se sia riuscito a fare del viaggiare intorno al mondo un lavoro o se rimanga un hobby da YouTube-Star. In occasione della data romana del tour che sta eseguendo per girare il prossimo video (data d’uscita probabile: marzo 2012), siamo riusciti ad incontrarlo, in una Piazza del Popolo affollata da persone venute per ballare con lui. In fondo a quest’articolo trovate l’intervista integrale (in cui non balla).

I video della serie Where the hell is Matt? sono un gioiello di viralità e universalità, impossibili da smettere di guardare e terribilmente calamitanti, parlano a tutti, conditi con una musica quasi sempre molto ruffiana, mostrano tutto quello in cui si vuole credere. Come uno spot televisivo (ma con più classe), dipingono il migliore dei mondi possibili in cui tutte le persone fanno la stessa cosa in luoghi meravigliosamente diversi. Il massimo dell’ottimismo pensabile. E sembra esserne conscio anche lo stesso Matt che per questo prossimo video ha intenzione di girarsi le nazioni più ostili e meno amichevoli del mondo per dimostrare che le persone sono uguali a prescindere dal luogo in cui vivono.

Lui invece vive a Seattle, si sposta da casa per un massimo di un mese per volta (in cui riesce a girare i paesi di un continente stando circa due giorni in ogni nazione), ha un figlio e nessun altro lavoro se non questo. In passato godeva di una sponsorizzazione, ma ora intende ripagare i soldi del viaggio solo con i proventi del Partner Program di YouTube (il sistema per il quale il grande motore divide gli introiti dei video di grande successo con i loro autori). Nel mentre è testimonial di diverse marche, tra cui VISA, per la quale gira diversi spot andati in onda in nazioni come Australia, India o nel Medio Oriente. Negli spot semplicemente lui balla il suo passo caratteristico con in mano la carta di credito.

A Roma è venuto una domenica. È spuntato a Piazza del Popolo come promesso (una delle sue mille talpe gli aveva suggerito che era uno dei posti migliori per tranquillità e folla), ha istruito i presenti su come comportarsi davanti alla telecamera, ha fatto delle riprese del suo passo caratteristico (con una reflex digitale) e poi ne ha provati di diversi, sempre coordinando una folla di un paio di centinaia di persone circa, senza parlare altra lingua che non fosse l’inglese e pregando chi non capisse di farsi tradurre dalla persona accanto a sè.

Alla fine tutto è durato un’oretta, dopo la quale ha venduto le magliette “Ho ballato con Matt” a 12€ l’una (ne aveva una valigia piena e le ha vendute tutte, fatevi i conti), ha firmato autografi per mezz’ora, e se n’è andato chiedendo agli astanti quale fosse un buon posto per bere. Era da solo, nessun aiutante. Sul luogo ha reclutato due passanti, uno gli ha fatto da operatore, un altro gli vendeva le magliette mentre lui firmava autografi. Tutto sulla fiducia, senza stare a controllare che non scappassero via con attrezzatura e proventi della vendita.

Matt Harding è in sostanza il prototipo dello youtuber di successo: disponibile, gentile, divertente, pieno di fiducia, disposto a condividere il lavoro e a sfruttare il crowdsourcing dal vivo (ma ai ragazzi che lo hanno aiutato ha offerto 50€ di paga che loro hanno rifiutato), rapido nel girare e abile nel coinvolgere. In due ore aveva fatto tutto ed era pronto ad andarsene a pianificare la prossima data via internet. Non fa quel che fa per denaro, ma cerca di monetizzare con un business parallelo (le pubblicità, la vendita di magliette) e la Rete la usa per sviluppare contatti. Dopo Roma va a Gaza, nella striscia di Gaza: le Nazioni Unite lo hanno contattato chiedendogli di recarsi là e offrendosi di aprirgli tutte le porte necessarie a portarlo in loco. Lui, che per questo video voleva andare a ballare nei luoghi più impervi, non chiedeva altro.

MATT HARDING ON WHERE THE HELL IS MATT? (2012)

WHERE THE HELL IS MATT? (2012) – BACKSTAGE

WHERE THE HELL IS MATT (2008)

Gabriele Niola
Il blog di G.N.

I precedenti scenari di G.N. sono disponibili a questo indirizzo

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  • Guybrush scrive:
    Oggetto inutile
    La cosa peggiore delle battaglie a palle-di-neve è l'inzuppamento dei guanti.Neanche il gore-tex impedisce che, alla fine, diventino dei cosi gelati e quasi ghiacciati.La traspirazione della pelle, a contatto col tessuto gelato ghiaccia e dopo un po' inzuppa da dentro la mano.Il giocattolo in questione garantisce solo una certa precisione in più, precisione che comunque si può acquisire con la pratica.C'è un limite di potenza "fisico" che impedisce maggiore gittata ed è a causa dell'accelerazione al lancio della palla e che causa la disintegrazione della stessa, se eccessiva.La neve va pressata, pure di più che con la semplice mano e se questo fatto da un lato rallenta la cadenza di fuoco, dall'altro prolunga il contatto del guanto con il ghiaccio, accelerando il proXXXXX di congelamento della mano... insomma per tirare un colpo più preciso si deve:a balestra carica si deve1) Raccogliere la neve2) pressarla3) pressarla ancora un po'.4) Caricarla nella balestra, ma a questo punto gli altri partecipanti stanno già lanciando le loro palle.5) Prendere la mira6) fare "fuoco"7) Mettere la balestra a tracolla (e di nuovo gli altri sono già pronti)tornare al punto 1.Insomma usare questo arnese in una battaglia a palle di neve significa prendere 2 pallate da ognuno.Vi e poi un fattore psicologico non indifferente: presentarsi alla battaglia con quell'arnese a tracolla significa trasformarsi, automaGicamente, nel bersaglio prediletto.D'altro canto... 1) Ti prepari prima una serie di "scorte" di palle qua e la per il campo di gioco il giorno prima2) Le nascondi sotto un telo e lo ricopri di neve: di fatto hai creato un frigorifero naturale.3) Il giorno dopo si sono leggermente ghiacciate e reggeranno meglio la pressione del lancio4) Ti apposti e cominci a bombardare dai tuoi nascondigli usando quell'arnese.ghghghgh...quanto mi piaceva giocare a Wolfenstein - Enemy Territory...sgt. Threepwood ((Sciacalli))http://www.sciacalli.altervista.org/profilo_GT.htmlGT
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