Wikileaks: anche l'Italia usa FinFisher

Nuove rivelazioni circa gli strumenti utilizzati per le intercettazioni da polizia e governi di mezzo mondo. Intanto in Nuova Zelanda si prepara una conferenza per abbattere il Primo Ministro e le sue ambizioni di tecnocontrollo
Nuove rivelazioni circa gli strumenti utilizzati per le intercettazioni da polizia e governi di mezzo mondo. Intanto in Nuova Zelanda si prepara una conferenza per abbattere il Primo Ministro e le sue ambizioni di tecnocontrollo

Wikileaks ha rilasciato la quarta tranche di documenti ottenuti con il programma Spy Files : in essa vi sono anche copie di un malware impiegato dalle agenzie di sorveglianza di mezzo mondo per spiare giornalisti, politici dissidenti ed altri personaggi scomodi.

Il servizio , profeticamente in anticipo sulle polemiche che avrebbe sollevato Edward Snowden con le sue rivelazioni sulle intercettazioni massive dell’NSA ed i suoi gangli di rapporti più o meno coatti con gli operatori del settore, era stato lanciato nel 2001 da Wikileaks con l’obiettivo di far luce sul mercato delle intercettazioni e dello spionaggio elettronico compiuto dai governi e dalle aziende complici .

I malware FinFisher Relay e FinSpy Proxy, protagonisti di queste ultime rivelazioni, quando installati su un dispositivo ne permettono il controllo da remoto e sono stati sviluppati e distribuiti da Gamma Group International, azienda che si occupa di sistemi per le intrusioni informatiche e per le intercettazioni in grado di colpire tutti i sistemi operativi: già nella prima serie di Spy Files l’azienda aveva un ruolo da protagonista .

Contro di essa è intervenuto Julian Assange chiamando in causa Berlino: “FinFisher continua a vendere (…) ad alcuni dei peggiori regimi di tutto il mondo. Il Governo Merkel a parole si dichiara preoccupato per la privacy, ma nei fatti agisce altrimenti. Perché continua a proteggere FinFisher?”.

Come si legge nei documenti Wikileaks, d’altronde, i software tedeschi arrivano alla Slovacchia, alla Mongolia, al Qatar, al Sud Africa, al Bahrein, al Pakistan, all’Estonia, al Vietnam, al Belgio, alla Nigeria, a Singapore, al Bangladesh, all’Olanda, alla polizia australiana del New South Wales ed ai servizi segreti ungheresi, bosniaci ed italiani . L’Italia da sola avrebbe speso più di un milione e mezzo di euro .

Le autorità australiane si sono ritrovate già al centro delle polemiche per queste rivelazioni: per i sistemi di controllo avrebbero speso più di 2,5 milioni di dollari e tramite di essi sembrano avere avuto accesso a contenuti che vanno ben al di là di quelli previsti dai possibili mandati ottenuti attraverso il placet giudiziario.

La polizia del New South Wales – come gli altri clienti FinFisher – non ha per il momento commentato la notizia: nel frattempo, peraltro, sempre agli antipodi ma in Nuova Zelanda Julian Assange sembra si sia unito alla battaglia politica di Kim Dotcom e – insieme al giornalista statunitense Glenn Greenwald e a Edward Snowden – pare stia preparandosi a partecipare ad una conferenza il cui obiettivo principale è l’attuale primo ministro kiwi John Key che ha parlato della volontà di ricorrere alle intercettazioni di massa .

Claudio Tamburrino

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