Wikileaks, concorrenza interna

OpenLeaks, progetto dei fuoriusciti dall'organizzazione di delatori, apre i battenti. Attaccando Assange
OpenLeaks, progetto dei fuoriusciti dall'organizzazione di delatori, apre i battenti. Attaccando Assange

Problemi non solo esterni per Wikileaks: alcuni ex componenti, scontenti della leadership di Julian Assange , stanno per inaugurare un’organizzazione concorrente, OpenLeaks.

Scopi identici, mezzi differenti: permettere sempre la pubblicazione di informazioni riservate fuoriuscite, non da editori bensì da intermediari, cioè non pubblicando direttamente ma permettendo ad altri di farlo .

L’ obiettivo di lungo termine della nuova organizzazione, infatti, sarebbe quello di “costruire una piattaforma trasparente e forte per supportare gli informatori sia in termini tecnologici che politici. Incoraggiando al contempo altri ad iniziare progetti simili”. “Nessuna agenda politica – affermano subito dopo – a parte la diffusione delle informazioni a media e al pubblico”. In tutto e per tutto un intermediario neutrale.

In questo modo, affermano sempre le anticipazioni, gli interessati riterrebbero di “non dover subire la pressione politica cui è al momento sottoposta Wikileaks. È per esempio interessante notare come la rabbia dei politici non sia indirizzata contro i giornali che hanno pubblicato il materiale di Wikileaks”.

Negli obiettivi di breve termine la dura critica a Julian Assange : “Completare un’infrastruttura tecnica e un’organizzazione che sia governata democraticamente da tutti i suoi membri e non solo da un gruppo limitato o individualmente”.

Se nel lungo periodo potrebbero rappresentare un supporto in vista dell’obiettivo comune che le due organizzazioni perseguono, nel breve alcune indiscrezioni sulle divergenze che hanno spinto i dissidenti alla diaspora rischia di minare il fronte venutosi a creare intorno ad Assange: affermando di criticare il modo in cui le accuse che hanno condotto al suo arresto siano state collegate alle operazioni di Wikileaks, criticano di fatto anche la tesi dell’australiano (e dei sostenitori del sito di delazioni) secondo cui non si tratterebbe di altro che di un complotto politico che nasconde la volontà degli Stati Uniti di averlo nelle proprie mani.

Claudio Tamburrino

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