Wikipedia: McDonald's o bazar?

Accademici collaborativi e autorevoli dilettanti a confronto. Le enciclopedie tradizionali si aprono, caute, alla rete e quelle partecipate pensano alla moderazione. PI ne parla con il presidente di Wikimedia Italia, Frieda Brioschi

it.wikipedia è a quota 535.400 voci, Wikipedia festeggia nel 2009 l’ottavo anniversario: l’enciclopedia libera ha alle spalle una storia partecipata da migliaia di netizen di tutto il mondo. I media guardano a Wikipedia con curiosità, ritraggono il fondatore Jimmy Wales come una creatura estrosa, affiancano scatti dei suoi momenti eccentrici alle immagini posate dei rappresentanti dei tradizionali baluardi del sapere: “Mi fa piacere – sorride Frieda Brioschi , presidente di Wikimedia Italia e admin di Wikipedia – che qualcuno noti che noi siamo giovani, grintosi e colorati”. Nel frattempo le enciclopedie tradizionali meditano di attingere al colore e al dinamismo di Wikipedia e promettono di schiudersi al Web, aprendosi ai contribuiti dei cittadini della rete.

Lo ha fatto Treccani , ci ha provato Encarta . La Britannica, dopo aver dispensato 240 anni di sapere accademico, ha annunciato nel mese di giugno di voler contare anche sulla collaborazione di contributor disseminati online e ora si è dichiarata pronta a dare il via ai lavori. Un bottone accanto ad ogni voce per suggerire le modifiche, un team redazionale che promette di vagliarle nel giro di venti minuti, e di integrare negli articoli i contributi selezionati di autori rigorosamente registrati con nome e cognome.

La collaborazione sollecitata dalla Britannica somiglia più ad un invito a offrire commenti , ad interagire con una redazione autorevole azzardando suggerimenti con un pizzico di deferenza. “Che sia semplicemente un’opera di lifting?”, si chiede Brioschi. Il versante Web dell’Enciclopedia Britannica, secondo una recente classifica stilata da Hitwise , racimola poco più dello 0,5 per cento del traffico che i netizen producono sulle enciclopedie in rete, a fronte di una Wikipedia che si accaparra il 97 per cento delle visite : l’apertura alla collaborazione dei netizen “potrebbe essere un modo per catturare l’attenzione”, ipotizza Brioschi. Del resto, racconta a Punto Informatico la presidente di Wikimedia Italia, anche l’enciclopedia libera, agli albori, si animava proporzionalmente all’interesse che i media suscitavano nel pubblico. “In principio c’era una sorta di effetto Slashdot”, ricorda Brioschi: nel momento in cui Wikipedia guadagnava spazio nelle cronache e in incuriositi reportage erano tangibili le ondate di netizen che si riversavano sugli articoli e nella comunità. “Mi aspetto che siano numerosi i contributori della Britannica, ma sul lungo termine – si interroga – continueranno ad essere spinti da qualche motivazione”? Certo, spiega l’admin di it.wikipedia , sono in molti a “lavorare per la gloria, senza alcun ritorno”: Frieda racconta a Punto Informatico che nel corso della propria carriera universitaria le capitava di appuntarsi i refusi individuati in un testo e di segnalarli alla casa editrice in modo che potesse porvi rimedio. Ma l’ economia del dono sembra poter sorreggere le comunità solo a certe condizioni: “Posso contribuire alla Britannica perché ho voglia di farlo, ma in molti – nelle parole di Brioschi si staglia il dibattito incentrato sulla spontaneità della partecipazione online – potrebbero chiedersi perché collaborare ad un progetto che genera introiti grazie al contributo di volontari”.

Ma l’Enciclopedia Britannica sembra voler prendere le distanze dall’enciclopedia libera: “Non cerchiamo di essere un wiki – ha annunciato nei giorni scorsi il presidente della Britannica Jorge Cauz – la Britannica non offre quel tipo di benefit voyeuristico. Gli utenti non potranno scrivere nulla e aspettarsi che sia pubblicato. Ogni contributo verrà verificato e controllato da parte della nostra redazione”. “Quello che mi sembra improvvido – ha sottolineato Cauz – è che per quanto riguarda la conoscenza, che è davvero la molla che fa evolvere o non evolvere verso il futuro, si tenda a non discriminare. E questa è davvero una cosa problematica”. Ma sono innumerevoli i confronti e gli studi scientifici che pongono sullo stesso piano l’Enciclopedia Britannica e l’enciclopedia libera , che si addentrano nella magmatica intelligenza collettiva di Wikipedia e la mettono a confronto con un pilastro della cultura accademica come la Britannica: “Sono entrambe due enciclopedie – ricorda Brioschi – una esiste da 240 anni ed è costruita da professionisti, l’altra è opera di dilettanti ed è online da 8 anni, ma perseguono esattamente lo stesso scopo”.

La differenza risiede nel fatto che l’etica di Wikipedia, basata sulla common based peer production , sulla collaborazione degli utenti, coincida con il suo orizzonte, la tensione cioè verso la costruzione del sapere e la sua condivisione su scala universale: “La conoscenza – spiega Brioschi – è per me fatta di tanti tasselli, come con i Lego: finché tutti i mattoncini sono sparsi per terra appaiono inutili, ma ogni tassello, anche una semplice virgola, ha la sua funzione all’interno del mosaico dell’articolo di Wikipedia”. Esistono però tasselli disposti a casaccio , contributori che irrompono nella costruzione e fanno deviare il progetto rispetto agli obiettivi perseguiti dalla comunità: è recente il caso di due articoli che annunciavano la morte prematura di due personaggi pubblici statunitensi. I risultati dell’incursione non sono durati che pochi minuti . Ma Jimmy Wales ha proposto di introdurre un sistema di tutela , un meccanismo di flagged revision da applicare alle voci biografiche dei personaggi viventi di en.wikipedia . Wales ha chiesto ai wikipediani di esprimersi con un voto e di avanzare proposte, i wikipediani hanno acceso il dibattito . Sono in molti, in rete a denunciare che si tratti di una soluzione calata dall’alto che rischia di trasformare l’enciclopedia libera in un surrogato di sé stessa, rendendola simile a una enciclopedia tradizionale che come la Britannica muove i primi timidi passi in rete. Ma, spiega Brioschi a Punto Informatico , questo sistema di protezione è già stato implementato nella Wikipedia animata da utenti che operano in tedesco: non si tratterebbe di introdurre un sistema di contributi invisibili prima del vaglio da parte di un amministratore, ma di un modello completamente trasparente , che consentirebbe di sfogliare fra tutte le versioni dell’articolo proposte, anche quelle che attendono di essere approvate dagli admin. Certo, osserva Brioschi, il numero degli admin di Wikipedia è molto più ristretto del numero degli utenti ordinari: è per questo motivo che Wales, pur a fronte dell’istantaneità delle modifiche apportate dai wikipediani ordinari, auspica di riuscire a contenere i tempi di approvazione delle modifiche ad una settimana .

Nonostante il meccanismo di Wikipedia sia fallibile, soprattutto nel qui e ora, è proprio il fermento e il dinamismo della comunità dei wikipediani a garantire il progressivo affinamento delle voci e la tempestività che ha fatto dell’enciclopedia libera un canale in cui scorre l’attualità. Ma se ora Wikipedia è stata insignita del Premiolino al valore giornalistico, l’enciclopedia libera si è dovuta conquistare la posizione che detiene ora. Si è trattato di un effetto network fatto di partecipazione impetuosa e di fasi riflessive, sospinto dai media e dalla curiosità dei cittadini della rete, si è trattato di un circolo virtuoso che ha reso Wikipedia la risorsa enciclopedica più consultata online. “Wikipedia è molto usata dalle persone – questa la giustificazione del presidente della Britannica – perché copre molti argomenti ed è il primo risultato di ricerca su Google. Non è che necessariamente le persone vadano su Wikipedia”. Il presidente Cauz dichiara che, se fosse nei panni di un rappresentante di Google, si sentirebbe “molto infastidito dal fatto che il miglior motore di ricerca del mondo continui a fornire Wikipedia come primo link”. Fra i primi risultati offerti dei motori di ricerca spesso non figurano né la Britannica, né i 100mila Knol ospitati dalla Grande G: “Ricordo bene gli anni in cui Wikipedia non era in testa ai risultati di ricerca, era nelle seconde o nelle terze pagine dei risultati – ribatte però Brioschi attraverso le pagine di Punto Informatico – se ora la situazione è cambiata è perché ce lo siamo guadagnato”.

“Wikipedia è solo un punto di partenza” sottolinea Brioschi, una risorsa da utilizzare e da costruire con spirito critico. L’enciclopedia libera, lo ricordano docenti e wikipediani , è una rampa di lancio per proiettarsi in rete, per approfondire, per appropriarsi di nuova conoscenza e riversarla nel common del sapere. “Wikipedia – si trova in disaccordo Cauz – contribuisce alla diffusione dell’informazione e molte persone sono felici così, e si tengono Wikipedia come unica fonte di informazione, così come molte persone sono felici di mangiare da McDonald’s tutti i giorni”. Ha la risposta pronta, Brioschi: “Se dovessi riprendere il paragone alimentare, direi che noi assomigliamo di più a un mercato: è vivace e colorato, ci puoi trovare di tutto, dalle cose di ottima qualità alle cose di pessima qualità”.

a cura di Gaia Bottà

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  • Nert scrive:
    E sarà sempre peggio
    Oramai "grazie" alla facilità di trasporto dell'informazione, capacità sempre più grandi di cagate a poco prezzo, chiavette da n Gb, player, dvd, mini-hd etc...Chissà quanti operatori nel mondo che maneggiano milioni di dati sensibili al giorno usano una chiavetta usb x farsi backup anche dell'intero disco fisso e se li portano a casa comodamente in una tascaNessuno s'accorge di nulla fino a che la chiavetta viene perduta, venduta, ceduta, regalata, va in mano a qualcuno che se la legge e decide che fare: se approfittarsene o formattare il tuttoGli strumenti ci sono, i cretini pure, nei prossimi anni ne assisteremo a delle belleProteggere l'informazione diventa sempre più difficile poi un giorno non sarà più possibile farlo
  • StarChild scrive:
    Ma il tea in GB non è alle cinque?
    come da oggetto
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