WIPO, battaglia per lo sviluppo

di Andrea Glorioso - Nell'ultimo incontro compiuti ulteriori piccoli passi verso l'inserimento del problema dello sviluppo nell'agenda dell'Organizzazione. Nuove tecnologie al centro


Roma – Il 13 Aprile 2005 si è chiuso presso il WIPO (World Intellectual Property Organization – in italiano OMPI, Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale) l’incontro IIM/1 – “Inter-sessional Intergovernmental Meeting on a Development Agenda for WIPO”.

Si rimanda al precedente articolo sull’argomento per un approfondimento circa la “Development Agenda” (l’Agenda per lo Sviluppo) all’interno del WIPO e perché le richieste avanzate in questo contesto rivestano un’importanza particolare anche per chi si occupa di nuove tecnologie .

Alla fine del lungo dibattito e dei negoziati relativi, il risultato dell’IIM/1 è stato complessivamente positivo: infatti, la Presidenza della sessione (Paraguay) ha adottato una risoluzione finale che prevede, tra l’altro, la prosecuzione, durante la prossima sessione dell’IIM (dal 20 al 22 Giugno 2005) delle discussioni sulle proposte avanzate per affrontare il “problema dello sviluppo” all’interno del WIPO; inoltre, si è stabilito di convocare a Luglio 2005 (date da definire) una successiva riunione dell’IIM. Il tutto per giungere ad una posizione finale da sottoporre all’Assemblea Generale del WIPO, che terrà i suoi lavori durante il mese di Settembre 2005.

Un rapporto di questa sessione dell’IIM/1 è disponibile sul sito del WIPO . Sarà possibile inviare commenti fino al 4 maggio, dopodiché – la data prevista è l’11 maggio – verrà pubblicata una versione definitiva del rapporto.

Il WIPO ha invitato tutti gli Stati Membri a presentare ulteriori proposte , in vista delle successive sessioni dell’IIM, il prima possibile. E` importante non abbassare la guardia: i prossimi incontri dell’IIM saranno molto significativi, perché da essi nascerà la versione del documento che sarà discusso – e approvato o respinto – dall’Assemblea Generale del WIPO.

APPROFONDIMENTI
L’incontro è il primo risultato di una intensa campagna d’informazione e pressione politica sul WIPO, che ha visto coinvolti sia un nutrito numero di Organizzazioni Non Governative (tra cui, a titolo puramente esemplificativo, Consumer Project for Technology , European Digital Rights Initiative , Electronic Frontier Foundation , Free Software Foundation Europe , Union for the Public Domain sia alcuni Stati Membri del WIPO, tra cui particolare menzione merita il cosiddetto GFoD – “Groups of Friends of Development”, o “Gruppo degli Amici dello Sviluppo”, ovvero le quattordici nazioni – Argentina, Bolivia, Brasile, Cuba, Repubblica Domenicana, Ecuador, Egitto, Iran, Kenya, Peru, Sierra Leone, Sud Africa, Tanzania e Venezuela – che hanno appoggiato la richiesta , originariamente posta di Argentina e Brasile, di includere la dimensione dello sviluppo all’interno della struttura e di tutte le attività del WIPO:

“Signor Presidente, all’alba del nuovo millennio, lo sviluppo rimane indubbiamente una delle sfide più grandi che la comunità internazionale debba fronteggiare. Ciò è stato ampiamente riconosciuto ai più alti livelli in vari consessi internazionali. Trovare le soluzioni alle preoccupazione e ai problemi che i paesi in via di sviluppo (…) hanno di fronte è una preoccupazione predominante della comunità internazionale, come l’adozione, da parte delle Nazioni Unite, dei Millenium Development Goals testimonia.

In qualità di agenzia specializzata delle Nazioni Unite, tutte le attività del WIPO devono essere guidate dai più ampi impegni e risoluzioni del sistema delle Nazioni Unite. (…) Il tempo è giunto perché il WIPO, in qualità di agenzia specializzata delle Nazioni Unite, contribuisca sistematicamente a questa ampia discussione e inizi un processo per integrare pienamente la dimensione dello sviluppo in tutti i propri lavori”.



Il 4 Ottobre 2004 l’Assemblea Generale del WIPO approva una mozione in cui si stabilisce di “esaminare (…) la proposta di un gruppo di paesi in via di sviluppo di integrare in maniera più sistematica la dimensione dello sviluppo all’interno dell’intera attività del WIPO”.

Prima dell’inizio dell’incontro IIM/1, il gruppo degli “Amici dello Sviluppo” prepara e invia all’attenzione del Segretariato del WIPO un documento in cui si enucleano e discutono le proposte concrete volte a riformare il WIPO in direzione di una più corretta ed equa attenzione al problema della “Proprietà Intellettuale” nel contesto dei paesi in via di sviluppo (ma ad analizzare le questioni sollevate, ci si accorge che in realtà una buona parte delle osservazioni si possono applicare anche ai cosiddetti “paesi sviluppati”, in cui un’applicazione draconiana e sempre più estesa dei “diritti di proprietà intellettuale” sta creando o rischia di creare nuove ed inedite divisioni sociali).

In sintesi, nel documento presentato dal GFoD si afferma con forza la natura strumentale del sistema della “Proprietà Intellettuale” – che, come tale, non può e non deve essere visto come un fine ultimo, ma semplicemente come uno dei tanti modi per ottenere il risultato più importante di uno sviluppo equo e sostenibile per tutti gli esseri umani.

In questo senso, la cosiddetta “armonizzazione” che il WIPO (come altre organizzazioni multilaterali) ha sempre perorato, si traduce di fatto in una camicia di forza che spinge l’estensione minima dei diritti di proprietà intellettuale – per quanto attiene sia alla loro estensione cronologica, sia all’oggetto di tali diritti – verso l’alto, senza considerare le diverse necessità che paesi differenti presentano, a causa delle diverse situazioni locali. Per altro, nel documento si ricorda anche come la maggior parte dei paesi che oggi sono considerati “sviluppati” non hanno mai rispettato i “diritti di proprietà intellettuale” a livello internazionale sino a quando il rispettivo livello di sviluppo e le economie locali non sono giunte ad un livello tale da rendere il rispetto di tali diritti un vantaggio – per esempio, nei primi anni della loro vita gli Stati Uniti d’America hanno ripetutamente violato le leggi sul diritto d’autore applicabili alle opere dell’ingegno provenienti dal Regno unito (erano, insomma, una “nazione pirata”).

Entrando nello specifico, il documento del GFoD richiede:

– che l’attività del WIPO divenga effettivamente “member-driven” (guidata dagli Stati Membri) e caratterizzata da un piano di lavoro trasparente. Il Segretariato del WIPO, sostiene il documento, ha spesso giocato un ruolo attivo nel processo normativo, senza un adeguato dibattito e senza considerare le opinioni dei paesi in via di sviluppo. Il GFoD propone che il Segretariato del WIPO non rivesta più un ruolo negoziale, appoggiando una particolare proposta legislativa piuttosto di un’altra; dovrebbe infatti essere diritto e dovere degli Stati Membri lanciare tali proposte legislative e portarle avanti all’interno dei lavori del WIPO;

– che tutte le decisioni del WIPO vengano valutate e giustificate nei termini di uno sviluppo sostenibile. In altri termini, ogni nuova implementazione normativa di “diritti di proprietà intellettuale” ed ogni modifica di norme esistenti dovrebbero basarsi su dati empirici e su effettive analisi costi-benefici, analizzando la desiderabilità di modelli esclusivi e monopolistici rispetto a modelli non esclusivi (come, per esempio, le licenze di Software Libero, le licenze Creative Commons, modelli aperti per l’accesso ai dati genetici, metodologie Open Access per le pubblicazioni scientifiche, etc). In particolare, il WIPO dovrebbe sempre assicurarsi che il pubblico dominio – inteso come quella vasta area di conoscenze che sono patrimonio della collettività – sia salvaguardato e, ogni volta che sia possibile, esteso;

– che il WIPO riconosca che esistono diversi livelli di sviluppo, e che tale diversità si rifletta a livello normativo, prevedendo eccezioni o trattamenti differenziati all’interno dei trattati esistenti e di quelli venturi;

– che il WIPO riconosca i diritti di tutte le parti, non soltanto di coloro che chiedono una maggiore estensione o l’introduzione di nuovi “diritti di proprietà intellettuale”; tale riconoscimento deve prendere la forma di una promozione attiva affinché tutti i gruppi interessati (comprese le organizzazioni della società civile) partecipino alle attività del WIPO, a tutti i livelli;

– che si valuti l’impatto in termini di sviluppo (“Development Impact Assessment”, DIA) di ogni iniziativa normativa; tale valutazione deve basarsi su indicatori come l’innovazione, l’accesso pubblico alla conoscenza e ai prodotti su di essa basati, la creazione di lavoro, la diminuzione della povertà, il rispetto per la diversità culturale, la protezione della biodiversità, della salute e dell’istruzione;

– che l’opera di “assistenza tecnica” del WIPO – ovvero l’insieme di attività consulenziale sulle politiche relative ai “diritti di proprietà intellettuale” che il WIPO effettua a favore dei paesi che ne fanno richiesta – sia effettivamente tale, basandosi dunque su principi di neutralità politica e considerando le effettive necessità dei paesi richiedenti; non è accettabile, sostiene il documento, che l’assistenza tecnica del WIPO enfatizzi sempre e comunque il ruolo benefico della “proprietà intellettuale” senza sottolineare sufficientemente costi e limitazioni.



Il documento, discusso insieme a quelli presentati da Stati Uniti , Messico , Regno Unito (dichiaratamente a favore dell’attuale sistema della “proprietà intellettuale” i primi due, moderatamente critico il terzo, pur senza appoggiare esplicitamente tutte le richieste sostanziali del documento del GFoD) è stato la base della discussione protrattasi durante le giornate dell’IIM/1.

Gli interventi degli Stati Membri si sono susseguiti numerosi e sarebbe impossibile riportarli per intero qui; si è subito evidenziata, comunque, la presenza di tre blocchi contrapposti.

Da un lato i paesi del GFoD; dall’altro un blocco contrapposto, capeggiato dagli Stati Uniti d’America e dal Messico, che dichiara di non comprendere il problema, dato che il WIPO è già molto attento ai problemi dello sviluppo, e che comunque i “diritti di proprietà intellettuale” sono una chiave essenziale per realizzare un’economia florida con tutto ciò che ne consegue; infine, un gruppo di Stati – tra cui il gruppo B, ovvero i paesi sviluppati del WIPO, rappresentato durante l’incontro dall’Italia – in posizione attendista: riconoscendo il valore delle proposte del GFoD, non ritengono che sia necessaria una riforma strutturale del WIPO, essendo sufficiente una ricalibrazione e/o un potenziamento di strumenti esistenti.

In effetti, uno dei punti più dibattuti – e su cui si continuerà prevedibilmente a dibattere – è stato proprio il ruolo che uno strumento esistente quale l’assistenza tecnica che il WIPO fornisce agli Stati richiedenti dovrebbe svolgere.

Il GFoD ha dichiarato con molta fermezza che non è intenzionata a ridurre il problema dello sviluppo nel WIPO ad un semplice problema di assistenza tecnica: la sua proposta, si legge nei verbali delle riunioni, è molto più ampia, ed una vera riforma dell’organizzazione deve investire necessariamente sia le fasi normative che quelle di verifica, non soltanto il “trasferimento di conoscenza” (conoscenza che sarebbe falsata in partenza da analisi poco eque, se non totalmente assenti, delle specifiche necessità di ogni singolo Stato Membro). Di rimando, gli Stati Uniti d’America hanno insistito che il problema si può sostanzialmente ridurre ad un migliore impiego della vituperata assistenza tecnica; il concetto sotteso e` che i paesi in via di sviluppo non stanno applicando i “diritti di proprietà intellettuale” come dovrebbero, quando non li applicano affatto. Se lo facessero, si deduce dalla lettura delle dichiarazioni statunitensi, i loro problemi di sviluppo si risolverebbero facilmente.

Nel corso delle giornate dell’incontro IIM/1 è stata data anche l’occasione a varie organizzazioni non governative di intervenire e di presentare la propria visione delle problematiche in oggetto; con rare eccezioni, la linea prevalente è stata di sostegno al documento presentato dal GFoD, ovviamente ponendo maggiore attenzione di volta in volta alle questioni centrali per ciascuna ONG. Di particolare interesse nell’ambito delle nuove tecnologie digitali (e non, per esempio, in quello dell’accesso ai medicinali e al problema della tutela brevettuale di questi ultimi in confronto ai prodotti “generici”, prodotti o meno “in loco” dai paesi in via di sviluppo) sono stati gli interventi di Electronic Frontier Foundation , European Digital Rights Initiative , Free Software Foundation Europe e International Federation of Library Association , interventi che si sono concentrati in particolar modo sui modelli di “licensing” (proprietari vs liberi) dei programmi per elaboratore e sul ruolo nefasto che le Misure Tecnologiche di Protezione (Technological Protection Measures, o TPM) hanno all’interno dei sistemi di Digital Rights Management oggi diffuse, con particolare riferimento alla fortissima tutela legislativa di tali misure (per cui l’aggiramento, se non la mera pubblicizzazione o diffusione degli strumenti che lo permettono, dei TPM rappresenta in sé una violazione); queste politiche hanno un impatto tremendo sulla tutela di diritti che sono riconosciuti legalmente ad ogni cittadino (per esempio il diritto alla copia privata, o il diritto per i diversamente abili a fruire di versioni a loro accessibili di opere dell’ingegno come i libri elettronici) diritti che sono però negati all’atto pratico sia per la difficoltà per le persone non tecnicamente esperte di aggirare tali misure, sia per l’impatto psicologico e pratico che la tutela legale dei TPM comporta.



Come si è detto, il risultato complessivo di questo incontro è sostanzialmente positivo; oltre alla decisione di indire altre due sessioni dell’IIM sull’argomento in oggetto, un ulteriore elemento molto importante – soprattutto se si considera la notevole pressione che le ONG sono riuscite ad esercitare sia prima che durante i lavori dell’IIM – consiste nell’accreditamento “ad hoc” delle diciassette organizzazioni non governative che erano riuscite a partecipare all’incontro dell’11-13 Aprile.

Questo è un risultato particolarmente significativo, perché molte di queste ONG basano le proprie attività su finanziamenti molto scarsi, e prenotare il volo e l’albergo a Ginevra senza sapere a priori se sarebbe stato possibile partecipare ai futuri lavori dell’IIM sarebbe stato impossibile per molte di esse.

Il fatto che il WIPO abbia riconosciuto il valore e l’importanza che queste ONG rivestono per un’attività realmente democratica è anche merito della campagna
“Manifesto per la trasparenza, partecipazione, equilibrio ed accesso” (la versione italiana della lettera aperta che è stata inviata al Segretariato del WIPO è disponibile qui ).

Andrea Glorioso

NOTA
Andrea Glorioso è un consulente indipendente. Attualmente lavora soprattutto per Media Innovation Unit , l’unità di ricerca di Firenze Tecnologia (azienda speciale della CCIAA di Firenze) dedicata alla ricerca, sviluppo e promozione di Software Libero, Contenuti Aperti, Reti Decentralizzate e Nuovi Media. Risiede a Padova, ma vive tra treni, aerei e hotel. Se volete discutere con lui dei contenuti di questo articolo, scrivete a: andrea (at) digitalpolicy (dot) it.

L’autore è del tutto inabile a seguire i forum web, quindi chiede cortesemente l’utilizzo della sana, vecchia e-mail per critiche, suggerimenti, proposte di finanziamento o quant’altro.

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Anonimo scrive:
    significa "biprocessore" o no?
    per i profani... scusate...
    • ramas_rtl scrive:
      Re: significa "biprocessore" o no?
      guarda cosa ho beccato qui:http://it.wikipedia.org/wiki/Dual-core
      • marcoweb scrive:
        Re: significa "biprocessore" o no?
        significa doppio "cuore" doppio "centro". cioè 2 processori.
        • Anonimo scrive:
          Re: significa "biprocessore" o no?
          - Scritto da: marcoweb
          significa doppio "cuore" doppio "centro". cioè 2
          processori.In realtà è una CPU unica con 2 core... praticamente è la differenza tra 2 coni gelato con 1 pallina e un cono gelato con due palline :-D
          • Anonimo scrive:
            Re: significa "biprocessore" o no?
            - Scritto da: Anonimo
            - Scritto da: marcoweb

            significa doppio "cuore" doppio "centro". cioè 2

            processori.

            In realtà è una CPU unica con 2 core...
            praticamente è la differenza tra 2 coni gelato
            con 1 pallina e un cono gelato con due palline
            :-Din realta' sono semplicemente 2 coni gelato con 1 pallina spiaccicati l'uno sull'altro. Apparte cavilli tecnici infatti per fare una cpu dual core non si fa altro che prendere due cpu e piazzarle sullo stesso die di silicio, una cpu e' una singola unita' di calcolo (inteso in senso esteso, non solo come ALU...quindi la/le alu, registri, cache, mmu ecc...) e non un quadrato con dei piedini sotto.Mettere + cpu su di un unico die offre una serie di vantaggi in termini di semplificazione delle interconnessioni (per lo snooping ad esempio) ma non e' di certo da considerarsi un'innovazione a tutti gli effetti...ciao :)
  • Anonimo scrive:
    licenze sw a core o a cpu ?
    Cosa dicono i produttori sw ?Tantissimi sw hanno licenze a cpu.Un dual core è una cpu o un biprocessore(dal punto di vista dei produttori del sw) ?
    • Anonimo scrive:
      Re: licenze sw a core o a cpu ?
      dipende dalle licenze... alcuni considerano i core come cpu, altri no, altri hanno scelto una via di mezzo: un dual core vale 1 e mezzo.
      • Anonimo scrive:
        Re: licenze sw a core o a cpu ?
        - Scritto da: Anonimo
        dipende dalle licenze... alcuni considerano i
        core come cpu, altri no, altri hanno scelto una
        via di mezzo: un dual core vale 1 e mezzo.Ahh! gia' e i soldi pagati invece?Quanto valgono 1, 2 o 1.5 ? :DMandateli al diavolo!Usate GNU!
  • Anonimo scrive:
    Se lo ha detto Gartner...
    allora siamo a cavallo!Mi chiedo quali interessi lobbistici stiano dietro a questo report della Gartner, ricordo in passato altri esempi di report pilotati dal mercato.D'altronde, Gartner di mercato ci vive...
    • Anonimo scrive:
      Re: Se lo ha detto Gartner...
      - Scritto da: Anonimo
      allora siamo a cavallo!
      Mi chiedo quali interessi lobbistici stiano
      dietro a questo report della Gartner, I soliti! che domande!
  • Anonimo scrive:
    Dual core? Humm.....
    Sarà, ma io continuo a preferire i dual processor.Ma tanto non me ne intendo, quindi la mia opinione vale zero.
    • Anonimo scrive:
      Re: Dual core? Humm.....
      - Scritto da: Anonimo

      - Scritto da: Anonimo

      Sarà, ma io continuo a preferire i dual
      processor.

      Perche' ?Mah..... non so; così a pelle preferisco 2 XEON o 2 P4 che un P4 dual core........Cmq sia non me ne intendo.
    • The Raptus scrive:
      Re: Dual core? Humm.....
      - Scritto da: Anonimo

      - Scritto da: Anonimo

      Sarà, ma io continuo a preferire i dual
      processor.Beh, io invece "dovrei" intendermene, e ti garantisco che è meglio un dual core. Cerco di non essere tecnico (se si può!)Se parti dal fatto che possono condividere qualcosa in più all'interno dello stesso chip (cache, controller di memoria etc) inoltre sono al riparo da disturbi che indubbiamente le piste della MB introducono.Poi ti assicuro che le cose (possono) essere identiche.io ho molta fiducia nel dual core, anche se per vedere ben gli effetti non devi solo fare applicazioni office, dove già un 386 è esagerato (a parte i giochini tipo assistente di office, per intenderci), ma per chi ci lavora un po' seriamnete (cad, programmazione etc) le cose saranno fantastiche.Tieni conto poi che, anche per chi userà una piattaforma attuale un dual core = dual cpu potranno far girare "in parallelo" due diver si prorammi senza troppo rallentare la macchina.Insomma, vedo più importante, nell'ambito consumer, il 2core invece del 64 bit! Per ora non so come i videogiocatori, che necessitano delle macchine più potenti potranno avvantagiarsi. Senzaltro tra breve, ma solo quando le sw house scriveranno programmi appositi, non certo ora che si tratta comunque di programmi single task.

      Comunque e' solo un altro modo di guardare
      all'elaborazione parallela, ovvero "la potenza
      dei poveri d'ingegno".Questa non l'ho capita. Può pf l'autore essere un po meno ermetico?NB: di solito scrivo un bel IMHO, ma non penso di aver espresso opinioni, ma dati di fatto.Saluti a tutti.
      • Anonimo scrive:
        Re: Dual core? Humm.....
        - Scritto da: The Raptus

        Comunque e' solo un altro modo di guardare

        all'elaborazione parallela, ovvero "la potenza

        dei poveri d'ingegno".

        Questa non l'ho capita. Può pf l'autore essere un
        po meno ermetico?Intendevo dire che quando si "raddoppia" o piu' un'entita' di calcolo, mettendone tante in parallelo (multiprocessore) e volendo anche integrandole (core multipli) si ottiene un aumento di prestazioni senza inventare nulla di realmente nuovo. Non si puo' certo parlare di "rivoluzione" nel campo delle cpu.
        • Anonimo scrive:
          Re: Dual core? Humm.....
          AMD con i 64bit ha rivoluzionato il mercato praticamente dimezzando i MHz e aumentando l'ampiezza dati grazie ai 64bit quando invece intel introduce il suo EM64T, un mero tentativo direi, quando le CPU rivali viaggiano a metà MHz dei suoi processori e sono più velocimi ricordo ancora quando mi dicevano che il CISC non era scalabile in confronto al RISCoggi non è più così, non solo il CISC è diventato scalabile ma anche modulare! 10 anni fa non ci avrebbe creduto nessunointanto Intel pronostica 15GHz per le sue CPU entro il 2010.. LOL
        • The Raptus scrive:
          Re: Dual core? Humm.....
          Vero, però c'è nel sw! Mai provato a scrivere dei programmi concorrenti?Anche se prima o poi sarà solo la CPU a gestire i processi, un multi task e calcolo distribuito è una bella rogna, te lo assicuro.ma la cosa importante, che no ho visto scrivere da NESSUNO è che finalmente non è l'HW che corre dietro al sw: questo più mastodontico e l'hw più veloce per supportarlo. Oggi è il SW che si deve adattare all'HW per i 64 bit in primis (che io giudico inutili per dei desktop!) e per il SO in poi! Sono 2 anni che ci sono i 64 BIT!!!Finalmente è l'HW che fa tendenza, non il SW.Per me è qualcosa di veramente innovativo. Forse perchè siamo arrivati alla saturazione e per aumentare le performance il SW, che vuole più impegno (economico e temporale) pe rlo sviluppo deve adeguarsi come mai aveva fatto prima. Mi ricordo ancora i primi processori compatibili (mi sembra cyrix) con scritto Windows ready o compatible (vado a memoria quindi...) sul chip!!!
          • Anonimo scrive:
            Re: Dual core? Humm.....
            - Scritto da: The Raptus
            Vero, però c'è nel sw!
            Mai provato a scrivere dei programmi concorrenti?
            Anche se prima o poi sarà solo la CPU a gestire i
            processi, un multi task e calcolo distribuito è
            una bella rogna, te lo assicuro.qui non si tratta di calcolo distribuito, ma parallelo

            ma la cosa importante, che no ho visto scrivere
            da NESSUNO è che finalmente non è l'HW che corre
            dietro al sw: questo più mastodontico e l'hw più
            veloce per supportarlo. Oggi è il SW che si deve
            adattare all'HW per i 64 bit in primis (che io
            giudico inutili per dei desktop!) e per il SO in
            poi! Sono 2 anni che ci sono i 64 BIT!!!sono oltre 15 anni che esistono i 64 bit, una DEC2000/300 del 1988 montava un Alpha64 a 150MHz
            Finalmente è l'HW che fa tendenza, non il SW.

            Per me è qualcosa di veramente innovativo.
            Forse perchè siamo arrivati alla saturazione e
            per aumentare le performance il SW, che vuole più
            impegno (economico e temporale) pe rlo svilupponessuna applicazione che non lo necessiti veramente sara' portata in multithread solamente per supportare le cpu multicore, semplicemente tali macchine saranno in grado di computare varie applicazioni contemporaneamente...non ci vedo tutta questa svolta sinceramente :)
            deve adeguarsi come mai aveva fatto prima.
            Mi ricordo ancora i primi processori compatibili
            (mi sembra cyrix) con scritto Windows ready o
            compatible (vado a memoria quindi...) sul chip!!!oddio si...che brutte cose...c'erano anche gli WinCHIP...saluti :D
          • Anonimo scrive:
            Re: Dual core? Humm.....

            sono oltre 15 anni che esistono i 64 bit, una
            DEC2000/300 del 1988 montava un Alpha64 a 150MHzsi certo sono 40 anni (anonimo) qui si parla di processori con tecnologia cisc dual core a 64bit non mi puoi fare un paragone con processori risc ultrasparcrisc = reduced Instruction set computer = meno istruzioni quindi meno necessità di mhzcisc= complex Instruction set computer = più istruzioni quindi molta più necessità di mhzvisto che con i 64bit cisc c'è un notevole risparmio di istruzioni i dati viaggiano in parallelo e le frequenze si dimezzano se paragonati con cpu cisc a 32 bitnon è difficile da capire
          • Anonimo scrive:
            Re: Dual core? Humm.....
            - Scritto da: Anonimo


            sono oltre 15 anni che esistono i 64 bit, una

            DEC2000/300 del 1988 montava un Alpha64 a 150MHz

            si certo sono 40 anni (anonimo)
            ...di larghe vedute vedo...ti ricordo che non esistono solo gli x86 su questa terra :)
            qui si parla di processori con tecnologia cisc
            dual core a 64bit non mi puoi fare un paragone
            con processori risc ultrasparcinfatti non ho fatto paragoni, in particolare non ho nemmeno citato architetture SPARC64(tra l'altro gli x86/x86_64 non sono CISC ma ibridi RISC/CISC, ovvero il microcore e' risc, il resto e' microcodice-style, questo da un ben po' di anni)
            risc = reduced Instruction set computer = meno
            istruzioni quindi meno necessità di mhz

            cisc= complex Instruction set computer = più
            istruzioni quindi molta più necessità di mhzquesta e' una questione di pipeline, l'intel fa pipeline a 20 stadi e' chiaro che puoi alzare la frequenza, ma tutto cio' non deriva necessariamente dal fatto che le cpu sono CISC, es i PPC907 sono RISC a 2.5GHz.
            visto che con i 64bit cisc c'è un notevole
            risparmio di istruzioni i dati viaggiano inrisparmio di istruzioni nei cisc !?!?
            parallelo e le frequenze si dimezzano se
            paragonati con cpu cisc a 32 bit
            mmm, forse non hai ben capito la storia dei 64bit, una macchina a 64bit non e' che carica 2 istruzioni a 32 bit alla volta perche' ha il doppio del datapath, il discorso e' ben diverso... mai sviluppato in assembly su macchine a 64 bit ?
            non è difficile da capireno, ma e' falso :Dciao
    • jokanaan scrive:
      Re: Dual core? Humm.....
      - Scritto da: Anonimo
      Sarà, ma io continuo a preferire i dual processor.

      Ma tanto non me ne intendo, quindi la mia
      opinione vale zero.dual processor= pcb più sofisticato e costoso, spesa dei due processori notevole, possibili problemi nelle piste del pcb, ampiezza di bus giocoforza limitata che inficia in negativo le prestazioni totalidual core= pcb semplice e a costi consumer, spesa del singolo processore complessivamente conveniente, interconnessione tra i due core direttamente nel package, prestazioni migliori.ergo: il dual processor converrà solo per utilizzarlo col dual core e avere 4 cpu.
  • Anonimo scrive:
    Il corso naturale
    Ancora una volta il mercato consumer "scopre" cose di assoluta quotidianità nel controllo industriale: system-on-chip, microcontroller con periferiche specializzate, DSP e sistemi ibridi analogici + digitali sono robetta comune da un pezzo...
Chiudi i commenti