World of Warcraft, l'embargo iraniano

Il publisher Activision Blizzard chiude i cancelli del MMO ai gamer provenienti dall'Iran. Gli States hanno intensificato le restrizioni commerciali nei confronti del governo di Tehran. Furia da parte dei gamer, ormai del tutto isolati

Roma – La furia dei gamer si è abbattuta sul publisher videoludico Activision Blizzard, dopo che migliaia di giocatori iraniani sono stati cacciati all’improvviso dal gigantesco reame MMO di World of Warcraft (WoW) . Nessuna possibilità di accesso ai server gestiti dalla società di sviluppo statunitense, costretta a diramare un comunicato di spiegazioni per evitare il caos nell’ex-Persia.

A tagliare fuori i gamer iraniani, le attuali restrizioni commerciali imposte dal governo degli Stati Uniti a quello di Tehran . La possibilità di subire una pesante sanzione economica ha praticamente costretto i vertici di Activision Blizzard a chiudere i cancelli dell’universo di WoW, abbandonando migliaia di player in Iran.

Sempre a causa delle condizioni statunitensi per il commercio internazionale, la società di sviluppo videoludico non potrà rimborsare gli utenti, né gestire transazioni di alcun tipo per tutti quegli account localizzati in terra iraniana. Gli States hanno infatti stretto la morsa commerciale con il governo locale, che non vuole fornire dettagli sul programma nazionale sullo sviluppo di energia nucleare.

C’è chi si è lamentato parecchio del fatto che Activision Blizzard abbia continuato ad accettare account iraniani nonostante le restrizioni imposte dagli Stati Uniti . Gli utenti locali hanno subito iniziato a tempestare di email e telefonate gli uffici della società. Pare che il numero complessivo degli account coinvolti non rappresenti che una “piccola frazione” dell’intero universo di WoW.

Mauro Vecchio

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