Yahoo! cede: sponsor sui link

L'azienda sceglie di consentire alle imprese di pagare per risultare in testa ai risultati delle ricerche effettuate dagli utenti della directory. Un segno dei tempi e della necessità di aumentare il flusso di cash


Web – “Sponsored Sites è un servizio a pagamento che consente ai siti commerciali già elencati nella directory di Yahoo! di ottenere un piazzamento migliore in certe categorie commerciali nella directory”: così Yahoo! accoglie sul proprio sito le imprese che avessero voglia di pagare per farsi trovare più facilmente dagli utenti.

L’operazione messa in piedi dal principale portale Internet nel mondo sembra segnalare che i tempi cambiano persino per Yahoo!, il cui sviluppo da anni non conosce significative soste: è arrivato il tempo di raccogliere “denaro fresco” sfruttando commercialmente ogni aspetto della propria attività.

In effetti, con il nuovo programma Yahoo! si allinea a scelte effettuate da altri importanti portali e directory e infila nei propri sistemi un “riquadro di evidenza” all’interno del quale porre i link ai siti sponsorizzati. Link resi, in questo modo, più visibili di quelli “normali”. L’iniziativa “Sponsored Sites” si applica solo alle categorie commerciali.

Da segnalare che la novità è stata introdotta senza annunci ufficiali, segno probabilmente del desiderio di Yahoo! di non dare evidenza ad una iniziativa che viene così proposta come “marginale” nel complesso delle attività del portalone.

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  • Anonimo scrive:
    ministero del commercio americano
    Sinceramente mi preoccupa di piu il fatto che a valutare sulle richieste di revisione del metodo di approvazione dei nuovi tld sia un organo amministrativo americano. Se dobbiamo dirlo, bhe allora facciamo chiarezza e ammettiamo che Icann è uguale a governo americano; ma questo presuppone conseguenze semplicemente devastanti. Icann è una società no profit, californiana che opera successivamente all accorpamento in essa di IANA ,che era la precedente organizzazione UFFICIALMENTE del governo americano.Quello che temo è che si possa arrivare a dover ammettere in maniera UFFICIALE che il controllo si unternet è americano , in pieno.Tra le altre cose, i domini .biz sono già esistenti, ma si trovano su un altro root server che al 90% degli internauti non è consentito vedere. (Se qualcuno sapesse qualchecosa in piu su qs argomento mi contatti per cortesia.)Gradite le risposte.
    • Anonimo scrive:
      Re: ministero del commercio americano
      Ciao,
      Quello che temo è che si possa arrivare a
      dover ammettere in maniera UFFICIALE che il
      controllo si unternet è americano , in
      pieno.Beh, non ci sarebbe da stupirsi, loro hanno creato internet quindi penso possano ben dire di averne il controllo formale. Se a qualcuno non va bene, e' liberissimo di crearsi una internet parallela, un po' come accade con i vari network paralleli di IRC et similia...IMHO.Io sarei contento di mettere sui miei dns la possibilita' di risolvere domini paralleli.
  • Anonimo scrive:
    perche' poche?
    Quello che non capisco e' perche' ne vogliono introdurre cosi' pochi. Perche' non accettarne 30 o 40 nuovi?Ci sono delle valide ragioni tecniche? O sono soltanto questioni "politiche" a frenare?Saluti,Marco
  • Anonimo scrive:
    Guardiamo in casa nostra..
    Ciao,guardiamo a cosa fa il NIC in Italia. Leggete le regole di naming e spigatemi cosa ci fanno le registrazioni di domini quali ppp.it (che e' un protocollo come lo slip che infatti appartiene ai nomi che non possono essere registrati, solo che lo hanno tolto dalla lista), e soprattutto q8.it (non si possono registrare domini di due caratteri, forse e' sottointeso "a meno che non paghiate").
  • Anonimo scrive:
    cosi tutto si prolunghera` ancora...
    ... e i nuovi domini quando arriveranno?Diventa sempre piu` difficile muoversi e fare qualcosa perche` sempre ci saranno proteste, inchieste etc...Quello che maggiormente puo` disturbare e` il fatto che lo scopo principale di tali inchieste non e` il controllare di eventuali irregolarita` ma bensi e` sperata una rivalutazione dei nuovi domini proposti e non accettati.Non credo che register.it e DADA avrebbero protestato se il logo dominio (non mi ricordo come si chiama... e chi se lo ricorda?) fosse stato inserito.Beh, speriamo in un risvolto veloce e che chiarezza sia messa
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