YouTube, giornalismo condiviso

La piattaforma di BigG emerge come fonte primaria d'informazione, dalla primavera araba al terribile tsunami giapponese. Un terzo dei video più visti viene caricato dagli utenti col vizio del citizen journalism
La piattaforma di BigG emerge come fonte primaria d'informazione, dalla primavera araba al terribile tsunami giapponese. Un terzo dei video più visti viene caricato dagli utenti col vizio del citizen journalism

Le principali piattaforme di video sharing come nuova frontiera dell’informazione nell’era digitale. È l’area di studio selezionata dal centro statunitense Pew Research nella sua divisione Project for Excellence in Journalism , a dimostrare come il portalone YouTube sia ormai diventato una fonte primaria per la ricerca di notizie in tempo reale .

Un’analisi partita dal tremendo tsunami che nel marzo 2011 aveva sconvolto la costa a nordest del Giappone. Nei sette giorni successivi al disastro – 18mila morti e danni per 180 miliardi di dollari – i 20 video più visti tra i vasti meandri del Tubo erano tutti relativi alla terribile vicenda di cronaca . Collezionando un totale di 96 milioni di visualizzazioni in tutto il Pianeta.

“C’è una nuova forma di giornalismo video su questa piattaforma”, hanno spiegato gli autori dello studio, per 15 mesi alle prese col flusso continuo di filmati caricati dagli utenti del sito di Google. Dettaglio interessante: il 30 per cento dei video dedicati alle news con più visualizzazioni proviene dai comuni utenti , semplici cittadini con la passione del giornalismo. Il cosiddetto citizen journalism ha davvero trovato il suo paradiso nel video sharing?

L’imponente seguito ottenuto dai video sul terremoto giapponese ha portato gli autori del report ad una decisa risposta affermativa. Dalle elezioni in Russia alla primavera araba, i maggiori eventi di cronaca internazionale hanno trovato nel Tubo una sorta di habitat naturale . Tanto da portare grandi broadcaster e quotidiani a tenere in considerazione la vasta platea della piattaforma di BigG.

“È una forma più dinamica di relazione tra le grandi organizzazioni dell’informazione e i semplici utenti”, spiegano ancora gli autori dello studio. In sostanza, i video caricati dagli account YouTube sono ora presi in considerazione all’interno di filmati trasmessi in TV piuttosto che sulle edizioni digitali dei quotidiani più prestigiosi.

Mauro Vecchio

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16 07 2012
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