20 anni di PEC: dalla firma di Ciampi all'interoperabilità europea

20 anni di PEC: dalla firma di Ciampi all'interoperabilità europea

Un convegno per fare il punto sui decenni della posta elettronica certificata e su come si stia preparando per la nuova fase europea.
20 anni di PEC: dalla firma di Ciampi all'interoperabilità europea
Un convegno per fare il punto sui decenni della posta elettronica certificata e su come si stia preparando per la nuova fase europea.

L’11 febbraio 2005, Carlo Azeglio Ciampi firma il decreto che stabilisce le caratteristiche e le modalità per l’erogazione e la fruizione di servizi di trasmissione di documenti informatici mediante posta elettronica certificata. Volendo tornare ancora più indietro, quello stesso provvedimento si rifà all’articolo 27 della legge approvata il 16 gennaio 2003, in cui si cita l’estensione dell’uso della posta elettronica nell’ambito delle pubbliche amministrazioni e dei rapporti tra PA e privati. È quello il momento esatto in cui inizia il percorso normativo che ha portato l’Italia a introdurre la PEC, nel 2006. Da allora sono passati 20 anni e quella che a lungo è rimasta una prerogativa nazionale guarda ormai da tempo all’Europa con la conformità al regolamento eIDAS.

20 anni di PEC, guardando avanti

Oggi è andato in scena a Roma il convegno PEC: Eccellenza italiana, futuro europeo, presso la sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano. L’incontro, promosso da Aruba e patrocinato da AgID con il sostegno di ABI (Associazione Bancaria Italiana), si è concentrato sul quadro europeo arrivato due decenni dopo a valorizzare l’esperienza maturata nel nostro Paese e sull’evoluzione dello strumento. Sono anche stati presentati in anteprima i dati IDC relativi alla sua adozione e al suo utilizzo.

Focus dunque sull’attuale impiego della posta elettronica certificata da parte di cittadini, imprese, professionisti e Pubblica Amministrazione. Guardando avanti, invece, il riferimento è alle prospettive aperte da eIDAS 2.0 oltre che dallo sviluppo di strumenti come EUDI Wallet e il futuro Business Wallet, senza dimenticare il percorso verso la PEC qualificata. Queste le parole di Stefano Sordi, Direttore Generale di Aruba.

In questi anni abbiamo visto la PEC affermarsi come uno strumento sempre più diffuso. Alla base di questo successo c’è la semplicità: chi sa inviare e ricevere un’e-mail sa utilizzare una PEC. Basta conoscere l’indirizzo di un’altra casella PEC per comunicare con istituzioni, imprese e cittadini, indipendentemente dal gestore.

All’incontro hanno partecipato anche Assocertificatori, MEP e Ministero per la Pubblica Amministrazione, concentrandosi sugli aspetti riguardanti l’evoluzione affrontata dal punto di vista normativo e tecnologico, tenendo conto del principio di interoperabilità a livello continentale, considerato essenziale per evitare la frammentazione tra i sistemi nazionali. Prosegue Sordi.

Oggi siamo pronti a compiere un passo importante: portare questa esperienza verso gli standard europei di eIDAS, preservando la semplicità e l’universalità che ne hanno determinato il successo e creando le condizioni per estenderlo oltre i confini nazionali.

20 milioni di caselle, anzi di più

Tornando ai dati di IDC citati in precedenza, testimoniano la diffusione dello strumento: oggi ci sono oltre 20 milioni di caselle attive stimate, per circa 3,5 miliardi di messaggi scambiati nel corso del 2026. Il white paper (PEC: diffusione, casi d’uso e prospettive di interoperabilità nell’ecosistema digitale europeo) mette in luce la crescente varietà di casi d’uso, come sottolineato nella prefazione di Mario Nobile, Direttore Generale di AgID. Ecco alcuni dati di rilievo.

  • Tra le imprese, il 63% gestisce tra due e cinque caselle, il 52% indica la semplificazione dei processi tra i principali benefici e il 64% la utilizza per partecipare a bandi e gare;
  • il 78% dei professionisti la impiega su base quotidiana o settimanale;
  • il 60% delle PA la utilizza ogni giorno per comunicare, trasmettere atti e autorizzazioni;
  • tra i cittadini, il 45% la usa ogni settimana o almeno una volta al mese, pur non essendo un obbligo.

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Pubblicato il
22 ott 2026
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