2010, l'anno di Fennec

Il browser mobile di Mozilla si appresta a fare il suo debutto ufficiale. Su un solo device: per il momento. Punto Informatico ne parla con Jay Sullivan, che guida lo sviluppo del progetto

Roma – Il successo desktop è ormai indiscutibile: è nel mobile che Mozilla fino a oggi è stata latitante. Da qualche tempo, tuttavia, si succedono sempre più ravvicinate build dopo build del suo Fennec: il fratello gemello di Shiretoko, ovvero Firefox 3.6, che si appresta a fare il suo debutto ufficiale sul Nokia N900 nel primo trimestre del prossimo anno. Ma si tratta solo di una tappa, come spiega a Punto Informatico uno dei leader del progetto Jay Sullivan , vicepresidente di Mozilla e con un’esperienza ventennale nel campo.

“Siamo agli albori dell’era dei browser mobile” spiega Jay, “Il world wide web esiste da quanto? Forse dal ’94 o dal ’95: Internet è ancora giovane, e in questa fase c’è una grossa competizione in corso in questo settore: Safari, a pensarci bene, è stato il primo vero browser mobile in un certo senso”. Insomma, Mozilla secondo Sullivan non è in ritardo : la corsa alla navigazione in mobilità è appena iniziata, e la mamma di Firefox si sta preparando a dire la sua ad alta voce, proponendo una ricetta diversa dai suoi concorrenti.

Anche la scelta di orientarsi, per le prime release ufficiali, quasi solo sulla piattaforma Maemo del N900 di Nokia non è casuale: “Nokia fa parte ed è attiva nella nostra community da un po’ ormai – racconta – e fino ad oggi si è dimostrata un ottimo partner. Quando abbiamo visto l’N900, quando abbiamo capito cosa era in grado di fare, abbiamo pensato che fosse un buon punto di partenza: è potente abbastanza da consentire l’utilizzo di Flash (e non la versione light, quella completa), da permettere di visualizzare video, di fruire di Internet nel modo che per chi proviene dal desktop è abituale”.

In campo comunque ci sono anche altre piattaforme: per Windows Mobile si è già visto qualcosa, e ovviamente il prossimo obiettivo è Android – l’altra piattaforma Linux che al momento va per la maggiore tra i produttori di smartphone. “Ad un certo punto – spiega Jay – le diverse versioni inizieranno probabilmente a convergere verso una roadmap comune: alla base c’è sempre lo stesso codice di Firefox 3.6, e nel momento in cui l’engine funziona la piattaforma non è un problema”. In questo modo, chiarisce a Punto Informatico , sarà possibile ipotizzare anche date di rilascio contemporanee come già accade per Firefox: ma nel 2010 la priorità sarà data a Maemo, quindi a Windows Mobile e infine, verso la fine dell’anno, ad Android.

Se in ambiente Linux, tuttavia, la concorrenza da battere è al momento quasi nulla, su Windows Mobile c’è un concorrente più che agguerrito: Opera . La versione Mini del browser nordico, tuttavia, sfrutta un’approccio profondamente diverso da quello adottato da Fennec: con le varie tecnologie proxy e Turbo, l’obiettivo è fornire agli schermi dei cellulari una versione più “semplice” del Web. “L’hardware sta migliorando rapidamente, le reti diventano sempre più veloci – obietta Sullivan – Ormai il 3G è lo standard e ci stiamo affacciando nel 4G: nel tempo, infilare un proxy nel software potrebbe non rivelarsi un beneficio per gli utenti. Sono utili i proxy, ma impediscono di utilizzare tecnologie come AJAX, tutti quei rich content service che oggi siamo abituati a utilizzare. A noi piace l’idea di costruire un browser per così dire completo”.

Non è un caso se, tra le principali caratteristiche di Fennec, Sullivan ci tenga a segnalare gli addon, le estensioni del tutto analoghe a quelle del fratello maggiore Firefox : “Già oggi siamo in grado per primi di supportarle – racconta – e ce ne sono già una trentina in giro. Alcune sono semplici porting della versione desktop, altre sono completamente nuove e sfruttano caratteristiche peculiari dei cellulari come la gelocalizzazione”. Per Jay si tratta di un pezzo importante dell’approccio di Mozilla a questo mondo, un approccio che punta a creare una piattaforma da consegnare agli sviluppatori , una piattaforma perfettamente attrezzata per le loro esigenze.

Si tratta di un argomento che ricorre spesso nel corso della chiacchierata: l’idea del browser e quindi del Web come piattaforma di sviluppo, luogo dove realizzare e far girare vere e proprie applicazioni. Ma, precisa , in competizione con altre piattaforme: e non, come si era inteso da alcune sue dichiarazioni riportate nei giorni scorsi, eliminando le altre dal gioco. Tanto più che, al momento, Mozilla non si è ancora neppure posta il problema del business model per Fennec, preferendo concentrarsi sul suo sviluppo: anche se, chiarisce, non è improbabile che anche nel mobile si segua la scia delle scelte fatte sui desktop, utilizzando le ricerche e gli accordi al riguardo come fonte di sostentamento del progetto .

Gli obiettivi di Fennec, in ogni caso, vanno oltre la semplice “demo” su un singolo device: la sua interfaccia, studiata per sfruttare al meglio le dimensioni ridotte degli schermi QVGA, è facilmente adattabile al display di altri dispositivi anche di maggiori dimensioni. È stata pensata per gli apparecchi touchscreen, già è in grado di sfruttare adeguatamente le gesture più diffuse (doppio tocco per lo zoom, pinch ecc), con lo scopo di creare un ambiente “familiare per la navigazione”.

Anche le altre caratteristiche principali di Fennec, o come probabilmente impareremo a chiamarlo presto Firefox Mobile, vanno nella direzione della “familiarità”: il rendering dell’HTML è volutamente e necessariamente identico a quello di Firefox , sfruttando lo stesso engine e rispettando gli stessi standard, e a bordo c’è la stessa awesome bar che si trova a bordo a partire dalla versione 3.5 del fratello maggiore. “È una caratteristica tanto più importante in uno smartphone – spiega Jay – visto che tipicamente l’interfaccia e l’interazione sono limitate rispetto all’esperienza desktop: inoltre abbiamo integrato un sistema di sincronizzazione con il PC, sia della cronologia che dell’awesome bar e persino del contenuto delle form (es: i login e le password, ndr). Volendo, alla pressione di un pulsante sarà anche possibile visualizzare le tab aperte sul proprio PC, dentro il telefonino”.

È proprio su questo punto che Sullivan insiste: prevedere l’ integrazione degli smartphone nell’ecosistema dei PC , senza dimenticare le loro peculiarità: “L’interfaccia è la chiave di tutto: possiamo sfruttare il feedback aptico, la geolocalizzazione, sfruttare la fotocamera e altro ancora. E nel momento in cui avrai messo tutto questo potere nelle mani degli sviluppatori – conclude – potrai iniziare a far interagire il Web con il mondo fisico: browsing the world , esplorare il mondo con la realtà aumentata può essere l’obiettivo”.

a cura di Luca Annunziata

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  • Fred78 scrive:
    BBC iPlayer su Blobbox
    ciao, sto sperimentando con il Blobkit, un SDK per Blobbox per fare applicazioni TV in AJAX (con cui lavoro quotidianamente).Devo dire che per quello che sto vedendo è molto valido: da Javascript accedo alle funzioni della box ed è come avere un box tutto mio.Se sapete HTML e AJAX lo potete scaricare da http://blobforge.com dove c'è anche un mare di esempi e un plugin per il mio caro Aptana (come cos'è Aptana???)Se me lo chiedono e mi danno acXXXXX alle API gli posso fare un iPlayer per Blobbox in 3 settimane.Sviluppatori iPhone, ora che avete fatto tutto il fattibile potete passare alla TV!Buone feste a tutti, Fred
  • Funz scrive:
    L'open source non va d'accordo col DRM
    Cero, in linea teorica è possibile integrare i DRM su Linux, lo dice pure Torvalds. Però voglio proprio vedere come faranno, e come verranno accettati.Nel mio piccolo, non darò mai un centesimo a chi inquina di DRM il software libero.
    • xxx scrive:
      Re: L'open source non va d'accordo col DRM
      Spreco di tempo e risorse... nel momento in cui un tale progetto fosse realizzato, con abbonamenti equi e prezzi "al pezzo" decenti, nessuno avrebbe piu' interesse a rivolgersi alla pirateria (non mi sembra che gli abbonati sky/mediaset siano pochi in Italia)... e l'eventuale volontà di azzerare quel poco che rimarrebbe non vale l'investimento in tecnologie DRM.ovviamente non ho dati, è solo la mia opinione
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