A IBM s'è rimpicciolito il cluster Linux

Big Blue propone sul mercato il suo primo cluster di server formato da sistemi blade e Linux. Per offrire alle aziende cluster preconfezionati meno ingombranti


Armonk (USA) – IBM ha sposato i cluster Linux con i server blade per dar vita a quelli che chiama “supercluster”, ossia cluster di sistemi ultradensi capaci di occupare molto meno spazio rispetto a quelli tradizionali e consumare una frazione dell’energia elettrica.

Costruito a partire da una qualsiasi combinazione di sistemi eServer x335 ed eServer x345, e basato sul software di gestione eServer BladeCenter, l’eServer Cluster 1350 è il primo cluster blade Linux che IBM propone sul mercato.

Big Blue afferma che il suo nuovo cluster ultracompatto è più facile da installare e da gestire e offre alle aziende una soluzione di computing parallelo già preconfezionata e pronta all’uso.

“I clienti di tutti i segmenti del mercato, inclusi quelli di fascia alta, non sono più interessati a costruire da sé i propri cluster di server”, ha affermato David Turek, vice president di IBM.

L’idea di costruire dei cluster di computer basati su server blade sta guadagnando sempre più terreno fra i produttori di server e supercomputer. Proprio lo scorso anno, presso il Los Alamos National Laboratory, Linus Torvalds e Gordon Bell, uno dei padri del minicomputer, mostrarono un cluster di computer basato sull’architettura software Beowulf e su centinaia di server blade.

I blade (o ultradensi) sono, come noto, sistemi rack molto compatti che, grazie alla componentistica adottata, puntano a ridurre le esigenze di spazio, di costi energetici e di manutenzione. Tutti vantaggi, secondo Bell, che in un supercomputer formato da centinaia se non migliaia di macchine potrebbero tradursi in risparmi consistenti, soprattutto per quel che riguarda consumi elettrici e sistemi di condizionamento dei locali che ospitano il cluster.

IBM afferma che eServer Cluster 1350 è solo il primo mattone di un progetto più ampio e ambizioso attualmente portato avanti dalla sua divisione per l’high-performance technical computing (HPTC) chiamata Deep Computing.

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