Il termine, volutamente provocatorio, è quello coniato da Hogan Assessments con l’obiettivo di descrivere l’esercito di lavoratori che, pur apparendo produttivi, stanno progressivamente delegando (e perdendo) le proprie capacità di pensiero critico. L’ondata degli zombie dell’AI si aggira già negli uffici, li si può riconoscere dagli occhi fissi sullo schermo, risposte automatiche e la tendenza a eseguire anziché a pensare
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L’identikit di uno zombie dell’AI
Un’immagine che l’azienda associa a un fenomeno etichettato come abdicazione cognitiva (altra iperbole, ma efficace), in cui la rapidità di esecuzione dell’intelligenza artificiale spinge ad affidare agli algoritmi anche i compiti più semplici, ma che per definizione richiedono tempo e conoscenze: dallo scrivere un’email al pianificare una strategia. Aumentano l’efficienza e il carico di lavoro portato a termine, ma a quale prezzo?
Non allenando le competenze (quelli bravi dicono skill), si finisce inevitabilmente con l’intorpidirle, col perderle sul lungo periodo. O ancora peggio, con il non acquisirle mai per chi inizia oggi il suo percorso professionale. Ed ecco che il vantaggio immediato generato dall’AI ha un pesante effetto collaterale sulla distanza. Questo il commento di Ryne Sherman, Chief Science Officer di Hogan Assessments.
Il vero rischio non è l’automazione delle attività, ma l’abdicazione del pensiero.
Di seguito quello che può essere definito l’identikit di uno zombie dell’AI, connotati che dovrebbero far suonare un campanello d’allarme.
- Bassa curiosità: la scarsa propensione a esplorare nuove soluzioni rende le risposte immediate dell’IA più attraenti;
- eccessiva cautela: la paura di sbagliare spinge ad affidarsi a risposte generate da un algoritmo, percepite come più sicure;
- scarsa fiducia in sé: la mancanza di fiducia nel proprio giudizio porta a delegare il processo decisionale.
In merito all’impatto dell’intelligenza artificiale sulla produttività, di recente abbiamo dedicato un articolo al falso mito del lavorare meno e al rischio concreto di burnout, conseguente al dover tenere sotto controllo il volume di operazioni affidate agli automatismi.