ACLU ed EFF: ignobile la censura di Wikileaks

Le due potenti associazioni scendono in campo: quel sito va liberato. Ma i procuratori svizzeri insistono: chiudere l'accesso è giusto e inevitabile
Le due potenti associazioni scendono in campo: quel sito va liberato. Ma i procuratori svizzeri insistono: chiudere l'accesso è giusto e inevitabile

Wikileaks.org , il sito contenente un vero e proprio patrimonio di informazioni riservate pubblicate a tutto vantaggio della consapevolezza pubblica, non è solo nella sua lotta contro gli interessi della banca svizzera che ne ha indotto la cancellazione apparente dal web: a difenderne in tribunale il diritto a esistere scendono ora in campo American Civil Liberties Union ed Electronic Frontier Foundation : le due celebri associazioni si dicono convinte che quel nome a dominio debba rimanere accessibile liberamente.

“La sospensione decisa dal tribunale ha buttato giù e sequestrato in maniera permanente il nome di dominio Wikileaks.org – si legge nella press release di ACLU – interferendo con la capacità del pubblico di accedere ai materiali presenti sul sito web nella maniera più semplice possibile”. Tale decisione contrasta in maniera plateale, dice ACLU, con il diritto delle persone a ottenere informazioni e idee, soprattutto quando si tratta di interesse generale, violando nei fatti il principio del Primo Emendamento della Costituzione americana , quello sulla libertà di parola e di espressione.

Fatti come quelli di Guantanamo, i diritti umani negati in Cina, la corruzione politica in Kenya sono esposti in tutta la loro brutale realtà proprio su Wikileaks, che si offre a dissidenti e protagonisti delle lotte clandestine contro dittatura e ingiustizia, e consente di pubblicare documenti riservati mantenendo nel contempo intatto l’anonimato di chi li pubblica.

“Il blocco dell’intero sito, in risposta ad alcuni documenti ivi presenti, rappresenta un disprezzo completo nei confronti del diritto del pubblico a sapere” ha dichiarato l’avvocato di ACLU Ann Brick. E se ACLU ed EFF dicono di muoversi “nell’interesse di organizzazioni e individui che hanno visionato e usato i documenti sul sito Wikileaks.org nel loro lavoro e vogliono continuare ad essere in grado di farlo”, i comportamenti dei gestori di Wikileaks fanno pensare ad una dura battaglia legale in arrivo.

Nessuno infatti si è finora presentato per conto di Wikileaks davanti alla Corte, né si sono avute risposte dirette agli ordini del giudice o notifiche di presenza in occasione dell’udienza prevista per quest’oggi. “Se sfidano la corte e si rifiutano di partecipare, Wikileaks rischia di superare un limite importante”, avvisa Steven Aftergood del Project on Government Secrecy . In questo caso, Wikileaks potrebbe venire bollata “come una entità anarchica, non semplicemente un gruppo di protesta”. E per i suoi accusatori la strada sarebbe spianata.

Alfonso Maruccia

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28 02 2008
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