ACTA, in versione elasticizzata

Apparsa online quella che dovrebbe risultare la formula definitiva del trattato globale anti-contraffazione. Nessuna responsabilità per i provider, meccanismi flessibili di DRM. Chi ha apprezzato, chi no
Apparsa online quella che dovrebbe risultare la formula definitiva del trattato globale anti-contraffazione. Nessuna responsabilità per i provider, meccanismi flessibili di DRM. Chi ha apprezzato, chi no

Una nuova versione circola online, ad illustrare ulteriori dettagli di quella che dovrebbe ormai essere la stesura definitiva del famigerato Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA). Ovvero del trattato che estenderà a livello globale la tutela della proprietà intellettuale, mostrando il pugno duro a fenomeni illeciti come la pirateria online e la contraffazione dei beni.

Un testo consolidato , frutto dell’ultimissimo round di negoziazioni tra i vari paesi membri tenutosi a Tokyo. La nuova formulazione di ACTA è questa volta sembrata flessibile, più vicina alle regole della World Intellectual Property Organization (WIPO) che alle misure imposte in terra statunitense dal Digital Millennium Copyright Act (DMCA). Il testo ha sorpreso certi osservatori in almeno due punti fondamentali.

Primo. Il sostanziale abbandono di ogni responsabilità a carico degli Internet Service Provider (ISP) , che dovrebbero dunque rimanere dei semplici intermediari. Si è però parlato dello sviluppo di un contesto di cooperazione, in particolare tra i vari fornitori di connettività e le diverse aree dell’industria. Quello che resterà è l’obbligo imposto ai provider di consegnare ai detentori dei diritti i dati identificativi di tutti quegli utenti colti in flagrante tra i marosi del torrentismo.

Dovranno però esserci motivi fondati prima che le forze armate del diritto d’autore ottengano un’ordinanza per costringere i vari fornitori a consegnare i dati . Dovrebbe inoltre essere stato escluso ogni meccanismo basato sui three strikes , che avrebbe in pratica sbattuto fuori dalla Rete quegli utenti beccati a violare il copyright a mezzo file sharing.

Secondo. Una maggiore flessibilità nelle strategie di tutela contro l’aggiramento delle tecnologie anti-copia , nell’implementazione dei vari sistemi di DRM. I vari stati membri – e le varie società interessate nella protezione delle proprie opere – potranno dunque adottare meccanismi diversi di tutela legale, come peraltro già stabilito dagli stessi principi della WIPO.

La nuova versione di ACTA rappresenterebbe un grande progresso nella lotta alla pirateria e alla contraffazione, almeno secondo l’alto rappresentante dell’ Office of the United States Trade Representative (USTR) Ron Kirk. Giudizi positivi anche da Enzo Mazza, presidente di FIMI Confindustria. “L’accordo ACTA, che è stato oggetto di un acceso dibattito pubblico spesso basato su pregiudizi e radicalismi poco produttivi, alla fine conferma alcuni significativi impegni che la comunità internazionale assumerà per combattere la pirateria in tutte le sue forme, anche digitale”.

“È fondamentale – ha aggiunto Mazza – la consapevolezza degli stati che la lotta alla pirateria digitale deve coinvolgere i service provider e che debbano essere assunte misure più incisive che costituiscono un messaggio fondamentale per i governi che si apprestano ad affrontare il problema di come limitare la pirateria digitale”.

Al coro si è poi aggiunto Gigi Sohn, co-founder dell’organizzazione non profit Public Knowledge . Il testo di ACTA rappresenterebbe una vittoria per tutti coloro che si impegnano quotidianamente in difesa dei diritti dei consumatori nel mondo. La maggiore elasticità mostrata dalla versione di Tokyo farebbe dunque ben sperare, in particolare per l’abolizione della responsabilità a carico di provider e search engine.

Non proprio d’accordo quelli di La Quadrature Du Net , che hanno invece parlato di previsioni disastrose per lo stesso ecosistema di Internet. Si teme in particolare l’estensione del “capitolo digitale” di ACTA a tutti quegli sfruttamenti illeciti dei più diversi mezzi di diffusione delle informazioni e dei contenuti. Oltre alla trasformazione dei detentori dei diritti in veri e propri poliziotti della Rete.

Mauro Vecchio

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07 10 2010
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