Agcom, le regole del regolamento

Mezzo milione di euro per tre anni per appuntare la stelletta da sceriffo della Rete sul petto dell'authority
Mezzo milione di euro per tre anni per appuntare la stelletta da sceriffo della Rete sul petto dell'authority

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha pubblicato il progetto esecutivo del regolamento, compreso dei costi per l’attuazione .

Si tratta del regolamento che entrerà in vigore il prossimo 31 marzo e che attribuisce al Garante poteri di vigilanza e di ispezione sui contenuti che violano il diritto d’autore online.

Per quanto riguarda i costi, si parla di 533.958,88 di euro in tre anni, più le spese dell’autorità stessa, per la gestione informatica affidata alla fondazione Ugo Bordoni con la quale l’Agcom è già convenzionata da tempo.

Con l’Authority a far da supervisore, è a questa fondazione che spetta – tecnicamente – il compito di disporre le procedure per inibire l’accesso i siti dopo le segnalazioni dei detentori dei diritti, di analizzare costantemente i feedback del procedimento e di far confluire tutto questo, insieme a definizioni e concetti che andranno studiati, in un nuovo sito che si immagina dovrà gestire ampi flussi e possibili minacce informatiche.

In pratica tali costi saranno sostenuti dall’Authority, che è economicamente dipendente da tutti gli operatori della comunicazione : hosting, ISP e telco, cioè i controllati, le stesse aziende che dovranno rispondere alle segnalazioni dei detentori di diritti.

Frattanto, nei giorni scorsi il Movimento Cinque Stelle aveva attaccato il regolamento Agcom ed il suo presidente, Angelo Marcello Cardani. Dopo la sua audizione nelle commissioni riunite (Cultura e Telecomunicazioni) della Camera, i deputati pentastellati ne hanno denunciato in particolare le tempistiche e la mancanza di trasparenza nell’adozione : tardivo sarebbe stato l’incontro in parlamento, “nonostante una richiesta partita proprio dai portavoce alla Camera già nel mese di novembre, e considerato che l’Agcom ha adottato il regolamento il 12 dicembre 2013” senza oltretutto che il Parlamento fosse “informato o consultato sul testo del regolamento stesso”.

Inoltre, il M5S ha criticato la decisione dell’authority di non rendere pubbliche le opinioni di 15 giuristi che aveva interpellato sulla questione, ed il parere UE sul regolamento.

L’ Autorità ha risposto immediatamente affermando che il suo Presidente è sempre a disposizione e che le opinioni richieste erano fornite in via formale, in alcuni casi anche solo oralmente, mentre tutte le osservazioni di Bruxelles sono state prontamente recepite all’interno del regolamento approvato.

In ogni caso, i 5 Stelle hanno avanzato una proposta per far tornare la competenza a vigilare e sanzionare le violazioni del diritto d’autore in rete in via esclusiva alla magistratura.

Ancora non si parla, invece, di come le autorità potranno incoraggiare lo sviluppo del mercato digitale legale dei contenuti, nonostante a chiederlo siano i consumatori stessi, con i loro comportamenti di consumo: se i dati FIMI evidenziano l’apprezzamento dei servizi di streaming da parte degli italiani, da ultimo è uno studio della Commissione UE a sottolineare come il 70 per cento degli europei scarichi o guardi in streaming, legalmente o illegalmente, film online.

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