AGCOM: mappiamo l'ecosistema digitale

AGCOM: mappiamo l'ecosistema digitale

L'Autorità Garante delle Comunicazioni ha avviato uno studio conoscitivo della durata di sei mesi per la mappatura dell'ecosistema digitale italiano.
L'Autorità Garante delle Comunicazioni ha avviato uno studio conoscitivo della durata di sei mesi per la mappatura dell'ecosistema digitale italiano.

L'Autorità Garante delle Comunicazioni intende portare avanti uno studio conoscitivo sull'ecosistema digitale italiano, una vera e propria mappatura che non ha finalità analitiche – non per il momento – ma si pone invece l'obiettivo di fotografare lo stato dei fatti per avere informazioni su cui ragionare. Per certi versi l'AGCOM sembra voler delineare un rapporto da portare sul piatto del futuro Governo, qualunque esso sia, affinché possa agire con cognizione di causa non appena le problematiche si presenteranno sull'agenda di Palazzo Chigi.

AGCOM: mappare l'ecosistema digitale

Il ruolo svolto dalle piattaforme online nell’economia digitale, amplificato dalla pandemia, segna cambiamenti senza precedenti nei processi economici, nella rappresentazione delle istanze pubbliche e politiche, negli usi e nei costumi privati dei cittadini a livello globale“: capire in quale contesto si vada ad operare quando si parla di digitale, insomma, diventa essenziale per qualsivoglia politica di intervento ad ogni livello ed in ogni ambito.

L'analisi sarà portata avanti, spiega l'Authority, secondo una metodologia MAMP (“Methodology for Mapping, Assessing and Making Policies“) creando una vera e propria mappatura dell'ecosistema digitale sviluppata in quattro fasi:

  1. mappatura dei “servizi infrastrutturali” esistenti sul mercato (motori di ricerca, social network, servizi di geolocalizzazione ecc.);
  2. individuazione delle problematiche generate “da” o associate “a” ciascuna tipologia di servizio;
  3. rappresentazione sinottica dell'attuale quadro normativo nazionale europeo e internazionale;
  4. comparazione degli interventi legislativi, regolamentari o giurisprudenziali attualmente in vigore a livello internazionale e selezione, per ciascuna delle problematiche individuate, delle best practices in materia.

Sei mesi di tempo per chiudere l'analisi, poi la palla passerà ai policy maker. Un passaggio non certo di poco conto: un rapporto di questo tipo potrebbe delineare priorità di intervento con cui, carta alla mano, il futuro esecutivo potrebbe decidere di agire nel novero di quelle riforme del Draghi potrebbe decidere di abbracciare già nel corso del proprio mandato.

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09 02 2021
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