Agli inglesi piace l'ID biometrico

Agli inglesi piace l'ID biometrico

Secondo il Governo britannico i cittadini vedono di buon occhio una carta di identità dotata di smart card e tecnologie di identificazione biometrica. Tutto ok?
Secondo il Governo britannico i cittadini vedono di buon occhio una carta di identità dotata di smart card e tecnologie di identificazione biometrica. Tutto ok?


Londra – Su 450 persone che in Gran Bretagna per alcuni mesi hanno sperimentato le carte di identità elettroniche, basate su una smart card e su sistemi di riconoscimento biometrico, l’81 per cento ha dichiarato di apprezzarle e sostenerne la diffusione.

I dati arrivano direttamente dall’ Home Office britannico che, con questi numeri, spera di riuscire a superare almeno in parte quella diffidenza diffusa tra gli esperti e nella pubblica opinione sull’utilizzo di questo genere di carta.

La card, il cui progetto ricorda da vicino gli analoghi tentativi del Governo italiano, ha suscitato negli sperimentatori soltanto alcuni rilievi in materia di sicurezza: inserire nella smart card dati personali di grande importanza e in una quantità senza precedenti può esporre, secondo molti, a seri problemi in caso di violazione.

Secondo Lord Falconer, ministro degli Interni e massimo sponsor dell’iniziativa, i sistemi di identificazione biometrica sui quali si sta lavorando per implementare la carta vanno dalla scansione dell’iride al riconoscimento facciale, sebbene nessuno sia sicuro al cento per cento: “Non esiste una cosa che si possa chiamare sicurezza assoluta”.

Ma proprio come il Governo italiano, anche quello inglese ritiene indispensabile introdurre le nuove smart card ID perché fornirebbero nuovi strumenti di gestione dell’immigrazione, di repressione delle frodi e del lavoro in nero.

Per quietare le perplessità dei sostenitori della privacy e di chi è contrario al monitoraggio del cittadino da parte delle autorità, Lord Falconer ha anche dichiarato che le informazioni saranno gestite dalla cosa pubblica in database separati. “Non ci sarà – ha spiegato – un database governativo che contenga tutte le informazioni sui cittadini detenute da tutti i dipartimenti” della Pubblica Amministrazione. Basta, evidentemente, avere fede nella trasparenza della PA.

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18 12 2002
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