L'AI ha un problema: nessuno vuole i suoi data center

L'AI ha un problema: nessuno vuole i suoi data center

Consumi energetici, rumore e impatto ambientale alimentano l'opposizione ai nuovi data center per l'intelligenza artificiale.
L'AI ha un problema: nessuno vuole i suoi data center
Consumi energetici, rumore e impatto ambientale alimentano l'opposizione ai nuovi data center per l'intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come qualcosa di invisibile e immateriale. In realtà ha un peso molto concreto: enormi data center che consumano energia, acqua e spazio. Ed è proprio lì che nasce il problema, quasi nessuno vuole quei data center vicino casa.

Nessuno vuole i data center AI vicino casa

Un sondaggio Gallup condotto su mille adulti negli Stati Uniti ha messo nero su bianco una cifra che dovrebbe far riflettere chi pianifica il futuro del settore: il 71% degli intervistati non vuole un data center per l’intelligenza artificiale vicino a casa. Quasi la metà, il 48%, è radicalmente contraria. Sul fronte opposto, solo il sette per cento si dichiara entusiasta dell’idea. Numeri che probabilmente si ripresenterebbero anche in Italia davanti a progetti simili.

Le ragioni sono tante. I data center occupano superfici enormi, divorano terreno agricolo o aree industriali dismesse e si presentano come capannoni anonimi che non aggiungono nulla al paesaggio. Producono rumore, un brusio costante prodotto dai sistemi di raffreddamento, che nelle ore di silenzio diventa una presenza fastidiosa per chi abita nelle vicinanze.

Poi c’è il capitolo dell’energia, e qui il discorso diventa serio. La divisione AI di SpaceX, quella che prima si chiamava xAI, ha aggiunto turbine a gas naturale a un data center in Mississippi nonostante una causa in corso per presunte violazioni della normativa sull’aria pulita. Altre aziende seguono la stessa strada, usando i combustibili fossili per alimentare infrastrutture che dovrebbero rappresentare il futuro tecnologico del pianeta. Il paradosso è evidente…

E c’è l’acqua. Tanta acqua. I sistemi di raffreddamento dei data center moderni ne consumano quantità che in zone soggette a stress idrico possono trasformarsi in un problema serio per la popolazione residente.

In alcune aree degli Stati Uniti i costi dell’elettricità sono saliti in modo significativo a causa dell’enorme fabbisogno energetico dei data center. Alcune big tech hanno promesso di farsi carico, almeno in parte, dei rincari per non scaricarli sulle famiglie. Promesse, appunto.

Ma c’è anche chi è favorevole per i benefici economici locali in senso ampio: indotto, fiscalità, contratti per le imprese del territorio. C’è anche chi appoggia la costruzione perché l’AI è il futuro o perché è inevitabile.

Cosa succederebbe in Italia?

A questo punto è quasi inevitabile chiedersi cosa direbbero gli italiani, se fossero nella stessa situazione. Un data center AI da decine di megawatt, con tutto il suo corredo di consumi idrici e tralicci di alimentazione, non sarebbe accolto con maggiore entusiasmo.

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Pubblicato il
15 mag 2026
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