AI smaschera Raffaello: chi ha dipinto la Madonna della Rosa?

AI smaschera Raffaello: chi ha dipinto la Madonna della Rosa?

Raffaello non dipinse da solo la Madonna della Rosa, L'AI ha identificato la mano di Giulio Romano nel volto di San Giuseppe.
AI smaschera Raffaello: chi ha dipinto la Madonna della Rosa?
Raffaello non dipinse da solo la Madonna della Rosa, L'AI ha identificato la mano di Giulio Romano nel volto di San Giuseppe.

Si immagini per un attimo di essere Raffaello Sanzio nel 1520. Di essere è al vertice assoluto della carriera, sommersi di commissioni, con una lista d’attesa di nobili e prelati che farebbero carte false pur di avere una propria opera appesa in casa. Si è letteralmente la rockstar di Roma, ma l’età inizia a farsi sentire (trentasette anni), e il corpo inizia a mandare segnali poco incoraggianti. E poi c’è questa Madonna della Rosa da finire, una commissione che non si può rimandare. Cosa fare? Semplice: farsi dare una mano dal proprio assistente migliore.

Raffaello beccato dall’intelligenza artificiale: non dipinse la Madonna della Rosa tutto da solo

Cinquecento anni dopo, un algoritmo di intelligenza artificiale ha fatto quello che generazioni di storici dell’arte sospettavano da tempo, ma non potevano dimostrare con certezza: ha beccato Raffaello con le mani nel sacco. A quanto pare, a dipingere il volto di San Giuseppe, non è stato il grande maestro del Rinascimento, ma Giulio Romano, il suo braccio destro.

Un team dell’Università di Bradford ha deciso di riaprire il caso con gli strumenti del XXI secolo. Hanno preso ResNet50, un sistema di deep learning sviluppato da Microsoft, e l’hanno addestrato a riconoscere la “firma” pittorica di Raffaello. Non il nome scarabocchiato in un angolo, ma la vera impronta digitale artistica: come gestiva le ombre, quali colori preferiva, come stendeva i pigmenti, il rilievo delle pennellate.

Hanno scansionato la Madonna della Rosa centimetro per centimetro, scomponendola in migliaia di strati invisibili all’occhio umano. Deep Feature Analysis, la chiamano: l’algoritmo non guarda il quadro come lo guardiamo noi, con emozione e impressione estetica. Lo scompone in pattern numerici, confronta micro-texture, calcola deviazioni statistiche.

E alla fine, il verdetto: il volto di San Giuseppe, quello lassù in alto a sinistra, non corrisponde. Troppi dettagli che non combaciano, pennellate che differiscono leggermente ma inequivocabilmente dallo stile del maestro. Qualcun altro ha messo mano a quel pezzo di tela.

Giulio Romano, il ghostwriter del Rinascimento

Il colpevole ha un nome e un curriculum di tutto rispetto: Giulio Romano, discepolo prediletto di Raffaello, artista straordinario a propria volta, capace di imitare lo stile del maestro quasi alla perfezione. Quasi. Perché l’AI, spietata come solo un algoritmo sa essere, ha notato le differenze. Piccole, impercettibili all’occhio umano, ma sufficienti per distinguere l’originale dalla copia.

Romano era il braccio destro di Raffaello, quello a cui il maestro permetteva di dipingere personaggi secondari. Una divisione del lavoro perfettamente logica in un’epoca dove una bottega d’arte funzionava esattamente come una moderna agenzia creativa: il direttore artistico (Raffaello) decide la visione generale, i collaboratori senior (Romano) eseguono le parti meno critiche, il risultato finale porta la firma del capo.

Nel XVI secolo, una tela firmata da Raffaello non era necessariamente un’opera dipinta interamente dalla sua mano. Era un un brand, la garanzia che quel quadro era uscito da una bottega di geni sotto la supervisione del maestro. Il committente sapeva perfettamente che Raffaello aveva assistenti. Lo sapevano tutti. Nessuno si scandalizzava.

Raffaello, con oltre cento opere al suo attivo in una vita tragicamente breve, aveva già prodotto più di dieci artisti contemporanei messi insieme. Aveva diritto a delegare, a riposarsi, a fidarsi dei suoi collaboratori più capaci. E Giulio Romano non era uno qualunque, era uno dei migliori pittori della sua generazione, destinato a diventare lui stesso un maestro riconosciuto.

Quello che rende affascinante questa scoperta non è tanto il fatto in sé, gli storici dell’arte sospettavano da decenni che la Madonna della Rosa fosse un lavoro a quattro mani, ma il metodo. L’intelligenza artificiale ha fatto quello che l’occhio umano, per quanto esperto, non può fare: quantificare l’intuizione. Trasformare il sospetto in certezza matematica.

Falso o autentico? La domanda è mal posta

Qualcuno potrebbe chiedersi: se Raffaello non ha dipinto tutto, la Madonna della Rosa è un falso? La risposta è un sonoro no. È semmai più autentica di quanto potremmo pensare: autentica testimonianza di come funzionava davvero una bottega rinascimentale, autentica dimostrazione che la genialità artistica non richiede il controllo ossessivo di ogni centimetro quadrato di tela.

Giulio Romano era un artista eccezionale. Il fatto che abbia dipinto San Giuseppe non sminuisce l’opera, la arricchisce. Racconta una storia più complessa, non il genio solitario che crea dal nulla in solitudine mistica, ma il maestro circondato da talenti straordinari, capace di coordinare una squadra, di delegare con fiducia, di riconoscere quando è il momento di passare il pennello.

Questo studio apre scenari interessanti per il futuro della storia dell’arte. Se un algoritmo può distinguere le pennellate di Raffaello da quelle di Giulio Romano, cosa potrà fare con opere ancora più controverse? Certo, c’è sempre il rischio che l’AI si trasformi da strumento di indagine a giudice supremo, ma per ora, almeno in questo caso, l’intelligenza artificiale ha fatto quello che doveva: ha risposto a una domanda che gli storici si ponevano da duecento anni.

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Pubblicato il
7 feb 2026
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