Altre università nel mirino RIAA

Dopo la Carnegie un altro importante istituto universitario decide di investigare le proprie reti ed individuare tra i propri studenti eventuali pirati musicali digitali


New York (USA) – Le pressioni delle multinazionali americane delle musica sono state recepite pienamente dagli organismi universitari statunitensi che hanno iniziato a indagare sui propri studenti. Dopo il caso della Carnegie Mellon University arriva quello della University of South Carolina contattata dalla RIAA, l’associazione degli industriali di settore.

La RIAA aveva avvertito l’università che uno dei propri studenti aveva pubblicato sul proprio computer in rete, una serie di brani MP3 di musica illegalmente copiata. Da quel momento gli ispettori dell’università hanno iniziato una caccia al file pirata. L’Università infatti teme che la RIAA possa citare l’istituto e lo studente in tribunale e cerca di imbonirsi gli industriali. Un pezzo grosso dell’università ha affermato che “come in ogni campus universitario gli studenti fanno un sacco di cose e uno di loro ha giocato con della musica con la quale non avrebbe dovuto giocare”.

Per non incorrere negli strali della potente associazione industriale. l’Università ha anche acquistato e installato il software che la stessa RIAA utilizza per individuare sulla rete i file protetti e distribuiti illegalmente: un sistema chiamato “Kinnetics Network Systems”, lo stesso sistema che ha “beccato” lo studente dell’università.

Intanto si è saputo che la RIAA ha ottenuto 13,7 milioni di dollari di danni dalla Global Arts Productions, società accusata di aver distribuito in tutto il mondo materiale pirata. Secondo l’AdnKronos si tratta del più alto risarcimento in materia mai riconosciuto all’industria dell’intrattenimento.

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