Altroconsumo: alla UE per Tivù ed equo compenso

Presentato ricorso alla Commissione contro le due novità del mercato audiovisivo italiano. Contestati aiuti di stato illeciti e questioni di antitrust
Presentato ricorso alla Commissione contro le due novità del mercato audiovisivo italiano. Contestati aiuti di stato illeciti e questioni di antitrust

Altroconsumo ha presentato due ricorsi al nuovo Commissario europeo per la Concorrenza, Joaquin Almunia: uno contro Tivù, il consorzio di canali costituito per il digitale terrestre, l’altro contro il decreto Bondi sull’equo compenso.

Nel primo caso l’accusa è di concentrazione e aiuti di Stato, nel secondo sempre di aiuti di stato e di abuso di posizione dominante. In entrambi i casi, afferma Altroconsumo, si tratterebbe di situazioni che privilegiano interessi di alcuni (consolidando posizioni già esistenti) a discapito del normale sviluppo del mercato tecnologico e delle telecomunicazioni.

Tivù è una joint venture tra Telecom Italia media, RTI e Rai (non notificata alla Commissione europea) che concentrerebbe ulteriormente il mercato pubblicitario televisivo bloccando eventuali competitor. A discapito, sottolinea Altroconsumo, “di programmi di qualità, innovativi, aperti al confronto e alla sperimentazione”. Dannoso sarebbe, inoltre, il protocollo di codifica utilizzato, incompatibile con quello del decoder Sky. Violerebbe le regole comunitarie sulla concorrenza non permettendo ai circa 5 milioni di utenti Sky di ricevere i programmi free-to-air e del servizio pubblico, per cui oltretutto si paga il canone di abbonamento, finora ritenuto dall’UE compatibile con le norme sulla competenza proprio per la natura pubblica del servizio.

Il secondo ricorso riguarda l’ equo compenso per quota privata, o meglio la sua estensione a tutti i dispositivi di archiviazione (anche in mancanza effettivamente di una copia), telefonini, decoder e console compresi, decisa con decreto dal Ministro dei beni e delle attività culturali Bondi. Il gettito che determinerà il prossimo anno nelle casse della SIAE (0,90 centesimi per ogni cellulare, 2,40 o 1,90 per ogni PC, se dotato o meno di masterizzatore) costituirebbe, secondo Altroconsumo, una tassa iniqua (anche se il ministro non vuole sentir parlare di tassa), e quindi – in concreto – aiuti di Stato alla SIAE e all’industria dell’audiovisivo, con conseguente abuso di posizione dominante.

Claudio Tamburrino

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