Anarchia del web, una storia di fraintendimenti

Dopo i chiarimenti di Laura Boldrini tocca a quelli del Presidente del Senato Grasso: nessuna legge speciale per controllare il web. C'è un primo indagato per la pubblicazione di un fotomontaggio che ha ritratto Boldrini in posa di nudo
Dopo i chiarimenti di Laura Boldrini tocca a quelli del Presidente del Senato Grasso: nessuna legge speciale per controllare il web. C'è un primo indagato per la pubblicazione di un fotomontaggio che ha ritratto Boldrini in posa di nudo

Dalle precisazioni cinguettate da Laura Boldrini al post pubblicato sulla pagina Facebook del Presidente del Senato Piero Grasso, per fare chiarezza sulle sue recenti dichiarazioni a ribadire la necessità di leggi speciali che proteggano dal web. “Non è mai stata mia intenzione auspicare in alcun modo interventi che limitino la libertà – ha esordito Grasso nel suo intervento sul sito in blu – Non ho mai invocato censure, bavagli o leggi speciali come da più parti è stato scritto”.

Da Procuratore nazionale antimafia, Grasso ha accennato alla necessità di una “volontà internazionale” ad evitare frustranti interruzioni nelle indagini più importanti. L’eventuale stipulazione di accordi transnazionali andrebbe così a facilitare, in caso di reati acclamati, l’individuazione dei colpevoli .

“Deve valere per internet quanto vale, ad esempio, per il mondo finanziario – ha spiegato Grasso sulla sua pagina social – come siamo chiamati a contrastare i paradisi fiscali e il segreto bancario in caso di reati economici, dobbiamo contrastare i paradisi virtuali dove risiedono server che non consentono la rintracciabilità, o la rendono estremamente difficile, di chi ha commesso crimini perseguibili dal nostro ordinamento. Questo per far procedere le indagini su reati come, ad esempio, le minacce alla presidente della Camera o l’hackeraggio e la diffusione delle mail personali di parlamentari del Movimento 5 Stelle”.

Affidata al PM Luca Palamara, l’inchiesta sulle minacce al Presidente della Camera Laura Boldrini ha portato all’individuazione di un primo indagato per diffamazione aggravata. Il giornalista Antonio Mattia è ora accusato di aver pubblicato su Facebook un particolare fotomontaggio a ritrarre Boldrini in una posa di nudo . L’operato di Mattia avrebbe dunque travalicato “i limiti della corretta informazione, oltrepassando il legittimo diritto di cronaca e di critica giornalistica”.

“Sinceramente mi sembra paradossale tutto quello che sta avvenendo – ha spiegato Mattia – La mia colpa è solo quella di aver accostato goliardicamente, su un profilo Facebook personale e privato, la foto di una nudista spagnola, già postata da altri siti che ne facevano notare la somiglianza con la Boldrini, all’immagine reale della presidente della Camera immortalata sulla copertina di Famiglia Cristiana “.

Mauro Vecchio

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07 05 2013
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