Apple abusa del copyright?

Secondo le accuse mosse da EEF l'azienda californiana avrebbe sfruttato le leggi sulla proprietà intellettuale per zittire alcune discussioni volte a creare alternative ad iTunes

Roma – Che Apple sia una delle aziende più propense a creare veri e propri ecosistemi chiusi all’esterno è un dato ormai confermato anche dalle ultime vicende relative all’ affaire iPodhash, sistema in grado di bypassare iTunes in termini di interoperabilità, i cui forum sono stati chiusi sulla piattaforma BluWiki in seguito alla richiesta dei legali dell’azienda di Cupertino. La vicenda, che ha fatto molto discutere, proseguirà in tribunale: Electronic Frontier Foundation, schieratasi a favore dei gestori del forum, ha denunciato la Mela accusandola di aver violato il diritto di diffondere informazioni garantito dal Primo Emendamento.

Come ricorderanno i lettori di Punto Informatico l’intera vicenda era balzata agli onori della cronaca proprio per l’ azione di forza voluta da Apple, che aveva tentato di zittire le libere discussioni sul reverse engineering volte a trovare soluzioni alternative ad iTunes per poter sincronizzare la propria musica sia su iPod che iPhone. Per paura di possibili conseguenze legali, i vertici di OdioWorks hanno quindi deciso di sospendere le discussioni sulla piattaforma BluWiki. Nonostante ciò, in risposta a quello che viene visto come un vero e proprio abuso di potere, l’azienda ha fatto causa al colosso dell’informatica, congiungendo i propri sforzi con la Electronic Frontier Foundation .

L’ applicazione incriminata era stata sviluppata da un utente per permettere di aggirare la cifratura del database di iTunes in modo da poter interfacciare software di terze parti con il dispositivo. Nonostante la massiccia presenza di iPod piazzati sul mercato, ad oggi l’azienda di Cupertino non dispone di una soluzione software in grado di soddisfare le esigenze degli utenti Linux, costretti a sperare nell’incessante lavoro della comunità open source pur di non essere tagliati fuori dai giochi.

L’arrivo dei nuovi modelli nel parco dispositivi dell’azienda di Cupertino ha provocato alcune conseguenze da non sottovalutare: avendo Apple provveduto a rinforzare ulteriormente le protezioni al database di iTunes, ogni software volto a bypassare il player multimediale della Mela è risultato obsoleto, spingendo quindi gli sviluppatori a trovare una soluzione.

La corte federale di San Francisco presso quale la denuncia è stata depositata dovrà quindi esaminare il caso e giudicare di conseguenza: secondo Apple l’intera vicenda ha gettato i presupposti per intervenire invocando la violazione del DMCA . Una decisione discussa e molto contestata, quest’ultima, ma giustificata dall’azienda poiché a suo dire violare i codici di protezione del database di iTunes comporta una conseguenziale violazione del sistema anti copia.

Al contrario, secondo EEF e Odio Works, in questo caso non sarebbe da ravvisarsi alcuna violazione del DMCA dal momento che è lo stesso documento a sancire la legalità del reverse engineering quand’esso sia mirato all’interoperabilità. “A mio avviso questo è il primo caso in cui un’azienda asserisce che il solo parlare di reverse engineering costituisca una violazione del DMCA” ha commentato Fred von Lohmann, avvocato di EFF. “Tutti i casi precedenti – continua – erano stati discussi in tribunale solo dopo che l’azione di hacking era stata già compiuta”. Attualmente Apple ha declinato di rilasciare ogni commento sulla vicenda.

Vincenzo Gentile

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