Apple contro Samsung, multa confermata

Il giudice Lucy Koh nega un nuovo processo e pure risarcimenti aggiuntivi. Il produttore coreano avrebbe agito in buona fede, senza volontà di sfruttamento indebito delle tecnologie. Ma restano le violazioni

Roma – Nessun aumento per la maxi-multa imposta ai vertici di Samsung nell’estenuante scontro legale con Apple, dal momento che lo stesso produttore coreano non avrebbe agito volontariamente nella violazione dei brevetti detenuti dall’azienda di Cupertino. In un documento di circa 30 pagine, il giudice californiano Lucy Koh ha negato alla Mela la possibilità di ottenere un risarcimento triplicato dalla sanzione di 1,05 miliardi di dollari comminata alla fine dello scorso agosto.

Nel parere della corte, Apple avrebbe dovuto provare in maniera chiara e convincente la cattiva fede di Samsung, ovvero dimostrare le sue attività consapevoli di violazione della proprietà intellettuale . In mancanza di “alte e oggettive probabilità” di sfruttamento indebito delle tecnologie invocate dalla Mela, il giudice Koh ha accolto la tesi difensiva del produttore asiatico, già dichiaratosi “non a conoscenza della validità dei brevetti di Apple”. Dunque comportatosi senza la specifica volontà di commettere l’illecito.

Lasciata intatta, la sanzione pecuniaria in favore di Cupertino servirà a riparare “le perdite derivanti da tutte le violazioni riscontrate dalla corte”, che ha inoltre negato alle parti la possibilità di avviare un nuovo processo . Presentando le carte relative alla decisione dell’ufficio statunitense dei brevetti e dei marchi registrati (USPTO) – che aveva respinto le richieste di Apple per il controllo della tecnologia pinch to zoom – i legali di Samsung chiedevano a gran voce la revisione del verdetto.

Il giudice Koh ha invece confermato la colpevolezza – pur “inconsapevole” – delle azioni del produtorre coreano, che dovrà pagare la sua multa da oltre un miliardo di dollari. Nelle altre decisioni della corte di San José, Cupertino non potrà impugnare la sua mozione contro il parere espresso dalla giuria sul design dei tablet iPad e iPad 2, già escluso dall’arsenale brevettuale contro l’azienda di Seoul.

Ancora secondo il giudice californiano, l’azienda di Cupertino non potrà ottenere la revisione della decisione legata alla presunta violazione del design di iPad da parte del tablet di Samsung Galaxy Tab 10.1. In Europa, due giudici nel Regno Unito e Paesi Bassi avevano sottolineato “differenze ad occhio nudo” tra gli angoli arrotondati del modello coreano e le forme tipiche della tavoletta californiana. La corte di San José ha infine negato a Samsung la validità di due elementi interni al brevetto per le tecnologie di trasmissione dati su sistemi wireless.

Mauro Vecchio

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  • TPB Free scrive:
    Pensare che noi
    abbiamo, come retaggio del fascismo, le parole "pallacanestro" e "tramezzino".
    • Leguleio scrive:
      Re: Pensare che noi
      - Scritto da: TPB Free
      abbiamo, come retaggio del fascismo, le parole
      "pallacanestro" e
      "tramezzino".Sono molte di più. Ma non esiste un elenco ufficiale, che io sappia: nel senso che alcune proposte erano state avanzate, e forse, accolte, già prima del 1923.Ad esempio: contro l'inglese bar venne imposto il termine mescita. E qua e là ancora sopravvive, ma probabilmente perché il padrone dell'esercizio è un toscano DOC, e là il termine mescita si usava prima, e si usa ancora:http://media-cdn.tripadvisor.com/media/photo-s/02/fe/f8/93/osteria-antica-mescita.jpg
      • Ventennio scrive:
        Re: Pensare che noi
        Con bar c'era anche "quisibeve" (ovviamente ridicolo).Però tramezzino non mi dispiace al posto di sandwich sinceramente, basket forse è meglio di pallacanestro, ma pallavvolo è meglio di volleyball... Se certi termini sono rimasti da quasi cento anni comunque, segno è che non fossero così campati in aria, la stupidità sta nel prendere o tutto italiano o tutto estero.
        • Leguleio scrive:
          Re: Pensare che noi
          - Scritto da: Ventennio
          Con bar c'era anche "quisibeve" (ovviamente
          ridicolo).Quella pare che fosse una provocazione dei futuristi, e basta. Nel senso che nessun locale ha mia esposto la scritta quisibeve. Mescita, almeno in Toscana, si capiva.
    • Non dovrebbe occuparsen e la politica scrive:
      Re: Pensare che noi
      Trovo assurdo dover fare leggi in merito, però in generale sono d'accordo con l'utilizzare termini della propria lingua. Semplicemente funziona meglio. L'italiano si sta riempiendo di termini inglesi che vengono poi naturalmente italianizzati per comodità nell'uso comune, e ne esce un macello :P Lo so perché lavorando in ambito informatico è un continuo uso di "fetchare", "schedulare" ecc ecc.La creazione di neologismi credo debba venire dal basso e poi essere ufficializzata, come accaduto per "stampante", "telefonino", "videogioco", "sparatutto", ma anche termini non tecnologici come ad es. "badante", entrata nell'uso comune da pochi anni.
      • panda rossa scrive:
        Re: Pensare che noi
        - Scritto da: Non dovrebbe occuparsen e la politica
        Trovo assurdo dover fare leggi in merito, però in
        generale sono d'accordo con l'utilizzare termini
        della propria lingua. Semplicemente funziona
        meglio. L'italiano si sta riempiendo di termini
        inglesi che vengono poi naturalmente
        italianizzati per comodità nell'uso comune, e ne
        esce un macello :P Lo so perché lavorando in
        ambito informatico è un continuo uso di
        "fetchare", "schedulare" ecc
        ecc.In ambito informatico il problema non sussiste.Se l'obiettivo del linguaggio e' quello di comunucare con chiarezza, quando parlo con un informatico e dico "fetchare" quello mi capisce.Se quello non mi capisce, non e' un informatico e non deve stare li'.
      • Leguleio scrive:
        Re: Pensare che noi
        - Scritto da: Surak 2.0

        Trovo assurdo dover fare leggi in merito,

        Non mi sembra che si parli di politica, ma di un
        ente francese addetto al compito, che dovrebbe
        essere l'equivalente della nostra Crusca (anche
        se non credo abbia un compito
        ufficiale).No, l'equivalente francese dell'Accademia della Crusca è l'Académie française. È dieci volte più famosa della corrispettiva italiana, almeno nei Paesi francofoni, è riconosciuta come ente basilare dallo Stato, ma non ha più poteri effettivi nell'evoluzione della lingua (l'Accademia della Crusca non i ha <B
        mai </B
        avuti). La sua funzione è soprattutto consultiva, d'indirizzo, e di buon esempio.
        Che poi una lingua debba avere una versione
        "ufficiale" sembra obbligatorio visto che dallo
        scritto dipende la validità di molte cose
        (contratti, leggi, ecc). Il guaio dei linguisti
        italiani è che sono stramaledettamente
        conservatori, Gli ultimi linguisti italiani degni di questo nome sono tutti morti. :-)In ogni caso, rispondendo ad altri, ricordavo che senza un istituto o una commissione stabilita a norma di legge non si va davvero da nessuna parte. Ogni linguista dice la sua, ma nessuno può verosimilmente prevalere sugli altri. E alla fine è l'anarchia, come constatiamo ogni giorno.
    • Surak 2.0 scrive:
      Re: Pensare che noi
      - Scritto da: TPB Free
      abbiamo, come retaggio del fascismo, le parole
      "pallacanestro" e
      "tramezzino".E che c'è di male?Se sono sopravvissute è perchè sono state scelte parole migliori di quelle straniere e non c'era ancora l'anglofilia demenziale che c'è oggi (e si vede pure la mediocrità dell'attuale classe dirigente e le due cose sono collegate).E' un po' come il caso di note canzoni censurate al tempo, che poi sono rimaste conosciute e cantante così, nonostante l'autore abbia poi provato a proporre la versione originale.Da sempre alcune parole straniere sono entrate nel vocabolario di altre lingue ma il guaio sono le forzature in entrambi i sensi.Perchè tirare fuori il termine "Welfare" quando già c'era "Stato Sociale"? Suona pure meglio oltre a chiarire subito di cosa si parla.Gli esempi sono numerosi e sono pure in rapido aumento, perchè chi fa tendenza è sempre più scarso
  • il padrone delle ferriere scrive:
    un plauso ai cugini d'oltralpe
    Casa mia, parole mie, regole mie. Meno male che qualcuno in europa fa muro contro la "mecdonaldizzazione" del pianeta...dans le cul aux aAméricains
    • MegaJock scrive:
      Re: un plauso ai cugini d'oltralpe
      Benissimo: butta SUBITO qualunque oggetto di provenienza americana. Via dal computer e da internet. Comprati un terminale Minitel.Nulla mi fa sghignazzare quanto gli antiamericani con l'iPod.
      • panda rossa scrive:
        Re: un plauso ai cugini d'oltralpe
        - Scritto da: MegaJock
        Benissimo: butta SUBITO qualunque oggetto di
        provenienza americana. Via dal computer e da
        internet. Comprati un terminale
        Minitel.

        Nulla mi fa sghignazzare quanto gli antiamericani
        con
        l'iPod.iPod? Si dice <i
        Périphèrique de Pomme da tasquin avec l'auriculaire </i
  • MegaJock scrive:
    Classico
    È sempre stato così. In Francia il personal computer è "l'ordinateur individuel" ("ordi" pour les amis). Il byte è "octet", l'OS è il "système d'exploitation" e la RAM non è la RAM ma la "mémoire vive" (MEV - bella confusione con il MegaElettronVolt che è un'unità di misura usata in fisica nucleare tra l'altro).E il quarter pounder with cheese è "royale with cheese".We ought to have shotguns for this kind of deal.
    • panda rossa scrive:
      Re: Classico
      - Scritto da: MegaJock
      È sempre stato così. In Francia il personal
      computer è "l'ordinateur individuel" ("ordi" pour
      les amis). Il byte è "octet", l'OS è il "système
      d'exploitation" O "systeme d'explosion" nel caso di quello a piastrelle.
    • bubba scrive:
      Re: Classico
      - Scritto da: MegaJock
      È sempre stato così. e' una malattia che avevamo anche in Italia (uso l'imperfetto perche' direi che nell'ultimo decennio e' decisamente calata).Autocito un pezzo di post di 6 mesi fa(..)agli albori dell'informatica "personale" nostrana (e con maggiori e piu' lunghi riverberi nell'insegnamento) ANCHE NOI traducevamo di tutto in italiano... con risultati che apparivano evidentemente imbarazzanti (talvolta addirittura criptici) a quelli "sgamati" che usavano la Vera documentazione... basta che vai a consultare i manuali IBM/M$ attorno al msdos1-3 [ma anche dopo] o libri delle superiori.. per sentire il sapore di muffa imbarazzata...C'erano termini come direttorio (directory) sottodirettorio (subdirectory) minidisco (floppy disk!!), talvolta addirittura stampatrice. Poi il sempreverde ultraverboso "elaboratore elettronico"... MOLTO meglio tenere i termini originali inglesi che inventarsi delle stramberie per voler ostinatamente usare l'italiano.
      • Leguleio scrive:
        Re: Classico
        - Scritto da: bubba

        È sempre stato così.
        e' una malattia che avevamo anche in Italia (uso
        l'imperfetto perche' direi che nell'ultimo
        decennio e' decisamente
        calata).
        Autocito un pezzo di post di 6 mesi fa
        (..)
        agli albori dell'informatica "personale" nostrana
        (e con maggiori e piu' lunghi riverberi
        nell'insegnamento) ANCHE NOI traducevamo di tutto
        in italiano... con risultati che apparivano
        evidentemente imbarazzanti (talvolta addirittura
        criptici) a quelli "sgamati" che usavano la Vera
        documentazione... basta che vai a consultare i
        manuali IBM/M$ attorno al msdos1-3 [ma anche
        dopo] o libri delle superiori.. per sentire il
        sapore di muffa
        imbarazzata...
        C'erano termini come direttorio (directory)
        sottodirettorio (subdirectory) minidisco (floppy
        disk!!), talvolta addirittura stampatrice. Poi il
        sempreverde ultraverboso "elaboratore
        elettronico"... MOLTO meglio tenere i termini
        originali inglesi che inventarsi delle stramberie
        per voler ostinatamente usare
        l'italiano.Il problema non era l'italiano. Il problema era la mancanza di un istituto incaricato dello standard. Quello che nel tuo libro era chiamato direttorio, nella versione 3.20 dell'Ms-Dos era indirizzario. Un suicidio.Anche l'automobile è stata inventata e, nei primi decenni, sviluppata fuori dall'Italia (Germania e Francia soprattutto). Eppure non diciamo (quasi) più châssis, ma telaio, e abbiamo termini come "albero a camme" o calandra o spinterogeno, che rimandano a evidenti adattamenti, un tempo questi termini non esistevano o significavano altro.
        • bubba scrive:
          Re: Classico
          - Scritto da: Leguleio
          - Scritto da: bubba




          È sempre stato così.

          e' una malattia che avevamo anche in Italia
          (uso

          l'imperfetto perche' direi che nell'ultimo

          decennio e' decisamente

          calata).

          Autocito un pezzo di post di 6 mesi fa

          (..)

          agli albori dell'informatica "personale"
          nostrana

          (e con maggiori e piu' lunghi riverberi

          nell'insegnamento) ANCHE NOI traducevamo di
          tutto

          in italiano... con risultati che apparivano

          evidentemente imbarazzanti (talvolta
          addirittura

          criptici) a quelli "sgamati" che usavano la
          Vera

          documentazione... basta che vai a consultare
          i

          manuali IBM/M$ attorno al msdos1-3 [ma anche

          dopo] o libri delle superiori.. per sentire
          il

          sapore di muffa

          imbarazzata...

          C'erano termini come direttorio (directory)

          sottodirettorio (subdirectory) minidisco
          (floppy

          disk!!), talvolta addirittura stampatrice.
          Poi
          il

          sempreverde ultraverboso "elaboratore

          elettronico"... MOLTO meglio tenere i termini

          originali inglesi che inventarsi delle
          stramberie

          per voler ostinatamente usare

          l'italiano.

          Il problema non era l'italiano. Il problema era
          la mancanza di un istituto incaricato dello
          standard. chissa' ,magari sarebbe stata forse anche una buona idea, MA non so perche', ma mi fa terribilmente pensare a Winston Smith e al Socing :PO piu realisticamente, al fascismo. Ci sono cose interessanti su fascismo e fumetti, per es :)FORSE sarebbe meglio se a far traduzioni ci fosse chi abitualmente usa gli strumenti descritti nei libri che traduce. :PAnche perche' spesso, secondo me, si parte da un presupposto sbagliato. ES: floppy disk e' il nome tecnico di un prodotto... "incidentalmente" in inglese disk e' disco, ma NON e' realmente importante.. fuori dal mondo angolfono che ne capisce il significato grammatical-linguistico, rimane un nome e basta. Ovvero se lo avessero chiamato zoltoc (!), andava bene uguale. Si usava quello. La "mania" nasce quando, per supposta facilitazione linguistico-fonetica, ti INVENTI dei termini completamente diversi (tipo minidisco). Creando cosi' in realta' un doppio problema.Questo funziona bene in ambito tecnico-tecnologico e con un alfabeto compatibile. E' chiaro che col norvegese, cirillico o cinese, una translitterazione (e/o l'uso del termine anglofono equivalente) e' una questione rilevante.Comunque, "per venirti incontro", anch'io penso che in certi ambiti ci sia un delirio anglofono al contrario... nel campo delle 'buzzwords' (nelle quali i giornalai si abboffano): e in particolare nel campo delle "professioni & mestieri". E' quasi imbarazzante.
          Anche l'automobile è stata inventata e, nei primi
          decenni, sviluppata fuori dall'Italia (Germania e
          Francia soprattutto). Eppure non diciamo (quasi)
          più châssis, ma telaio, e abbiamo termini
          come "albero a camme" o calandra o spinterogeno,
          che rimandano a evidenti adattamenti, un tempo
          questi termini non esistevano o significavano
          altro.mhh.. a parte che sul lungo periodo siamo tutti morti (e qui andiamo indietro PARECCHIO :), sul punto non saprei rispondere... lo spinterogeno non so quando e' stato inventato :)
          • bubba scrive:
            Re: Classico
            - Scritto da: Leguleio
            - Scritto da: bubba


            anche se non capisco perche devi replicare
            con

            puntualizzazioni (talvolta oziose) ad ogni
            frase

            :)

            Mi tengo in allenamento.
            E poi se non scrivi imprecisioni nessuno
            puntualizza. Mi pare
            chiaro.ma quando mai :D saresti disposto anche a puntualizzare sulla roba che scrivi tu stesso, pur di proseguire :) ma niente di male eh...




            , non e' proprio esatto. il Socing e' il

            partito (o meglio l'ideologia sulla quale si

            fonda il partito), e la neolingua ne e' lo

            strumento manipolatorio principale. Cmq il
            senso

            della mia frase era chiaro,

            penso...


            O piuttosto, per essere ancora più precisi, il
            socing è la teoria filosofica sovrastante (stesae l'ho detto
            quello che mi ricordo del romanzo, non si
            attribuisce la nascita della neolingua al socing,
            anche se indirettamente Orwell fa capire che è un
            suo prodotto.e dissi pure questo. Ma cmq non e' importante.....


            A proposito di anticaglie, diedi uno sguardo
            alla

            famosa vicenda del memo IBM sulle "palle di

            ricambio per topi" (u know?)...

            Sì, è uno scherzo.come dicevo, ho invece dei dubbi fondati.

            e' molto meno

            leggenda metropolitana di quel che

            sembra.

            Nel senso che l'originale e' nella rubrica
            "Memo

            of the Month (dove pubblicavano
            continuamente

            idiozie burocratiche) dal Washington Monthly,

            January/February 1991, pagina 24. Ho guardato

            realmente quella pagina ed e' la
            pubblicazione
            di

            una mail, di luglio 1990, di un tizio che
            dice

            "cio che segue e' a true IBM ordering

            information quote, from one of their
            catalog".

            Ma sai, non è impossibile: anche alla IBM c'erano
            i burloni. È ovvio che una burla indirizzata
            a colleghi e addetti ai lavori è una cosa,
            normalmente ci si arriva da soli a caXXXXX, ma in
            casi estremi arrivano le spiegazioni del diretto
            interessato; e la cosa finisce lì. Presa fuori
            contesto, come probabilmente è accaduto in questo
            caso, persone ignare la scambiano come
            seria.Mah... come dicevo, non avendo riferimenti per rintracciare il famigerato "catalog IBM" citato, non e' impossibile che la mail fosse una burla. E notare che mi riferisco all'originale, non al "riciclaggio" italiano, dove, vedo, la cosa assume contorni un po diversi (si parla anche di manuali)Noto solo questi 2-3 elementia) la cosa parte da una rivista cartacea (non da fumose origini in bbs o usenet)b) nel 1990 non era certo abitudine fare spamming. Ovviamente non dico che non si facesse in assoluto o non si potesse fare. Ma la quantita' (qualita'?) di gente che usava una mail era di gran lunga diversa dall'attualec) la mail riporta i FRU dei componenti. I FRU effetivamente esistono. Ma non solo... guardando su ibmupgrades.com , per es, vengono chiamati "IBM BALL FOR MOUSE W/ TWIST ON COVER" (palle per topi)d)
            nelle istruzioni si diceva che l'operazione di
            ripulitura della palla va fatta eseguire da un
            personale specializzato, mentre chiunque sa che
            anche un bambino di 8 anni lo può fare.non esattamente. dice 'Therefore, if a mouse fails to operate or should it perform erratically, it may need a ball replacement.Because of the delicate nature of this procedure, replacement of mouse balls should only be attempted by properly trained personnel.' E conoscendo IBM e il 1990, direi che e' abbastanza in linea con il mood del tempo.

            Una famosa burla che si è tramutata in catena di
            Sant'Antonio e circola ancora oggi è
            questa:

            http://attivissimo.blogspot.dk/2007/12/antibufala-

            e nota che conosciamo la sua genesi: anno,
            autore, modalità, tutto insomma. E con ciò, la
            gente che ci casca ancora esiste.
            :-)se la gente e' pazza non ci posso fare nulla. :) Li' pero' lo spamming inizia nel 1997... un altra era rispetto al 1990 :). Ma davvero davvero all'alba del 2013 gira ancora?
          • Leguleio scrive:
            Re: Classico
            - Scritto da: bubba

            Sì, è uno scherzo.
            come dicevo, ho invece dei dubbi fondati.Sentiamo.


            realmente quella pagina ed e' la

            pubblicazione

            di


            una mail, di luglio 1990, di un tizio che

            dice


            "cio che segue e' a true IBM ordering


            information quote, from one of their

            catalog".



            Ma sai, non è impossibile: anche alla IBM
            c'erano

            i burloni. È ovvio che una burla
            indirizzata

            a colleghi e addetti ai lavori è una cosa,

            normalmente ci si arriva da soli a caXXXXX, ma
            in

            casi estremi arrivano le spiegazioni del diretto

            interessato; e la cosa finisce lì. Presa fuori

            contesto, come probabilmente è accaduto in
            questo

            caso, persone ignare la scambiano come

            seria.
            Mah... come dicevo, non avendo riferimenti per
            rintracciare il famigerato "catalog IBM" citato,
            non e' impossibile che la mail fosse una burla.O magari non era nemmeno una e-mail; era originariamente una circolare cartacea, fatta girare per gli uffici con la falsa intestazione di un mittente gerarchicamente alto. Negli uffici questi scherzi si fanno. Solo in seguito è stata fatta girare come e-mail. E spesso in queste trasformazioni si perdono alcuni indizi che facevano pensare a una burla: una firma nota, assente oppure totalmente diversa; la carta intestata con errori di stampa.Analizzando messaggi come questo bisogna fare un po' di filologia.
            E notare che mi riferisco all'originale, non al
            "riciclaggio" italiano, dove, vedo, la cosa
            assume contorni un po diversi (si parla anche di
            manuali)Confesso che conosco solo la versione italiana. Può darsi che il testo non sia una traduzione fedele.
            Noto solo questi 2-3 elementi
            a) la cosa parte da una rivista cartacea (non da
            fumose origini in bbs o
            usenet)Attenzione: la fonte che ha diffuso questa storiella al grande pubblico è una rivista, che però, essendo fatta da uomini, potrebbe aver semplicemente abboccato all'amo. La storiella girava probabilmente già da tempo fra gli informatici, ma vai a trovarne le tracce.Sapessi quanti giornalisti che dovrebbero avere esperienza abboccano a bufale vere e proprie, con conseguenze ben più gravi.
            b) nel 1990 non era certo abitudine fare
            spamming. Ovviamente non dico che non si facesse
            in assoluto o non si potesse fare. Ma la
            quantita' (qualita'?) di gente che usava una mail
            era di gran lunga diversa
            dall'attualeNon lo definirei spamming. Uno scherzo, e nulla più.
            c) la mail riporta i FRU dei componenti. I FRU
            effetivamente esistono. Ma non solo... guardando
            su ibmupgrades.com , per es, vengono chiamati
            "IBM BALL FOR MOUSE W/ TWIST ON COVER" (palle per
            topi)Cos'è un FRU? (newbie)
            d)

            nelle istruzioni si diceva che l'operazione di

            ripulitura della palla va fatta eseguire da un

            personale specializzato, mentre chiunque sa che

            anche un bambino di 8 anni lo può fare.
            non esattamente. dice 'Therefore, if a mouse
            fails to operate or should it perform
            erratically, it may need a ball
            replacement.
            Because of the delicate nature of this procedure,
            replacement of mouse balls should only be
            attempted by properly trained personnel.' E
            conoscendo IBM e il 1990, direi che e' abbastanza
            in linea con il mood del
            tempo.Cosa faceva la IBM nel 1990? Ne sono totalmente all'oscuro. Non vorrei però che fossero le classiche barzellette basate sugli stereotipi, come quelle sugli scozzesi avari o sui carabinieri tonti.Ripeto, lavorare con una sferetta da mouse, che sia per pulizia o per sostituzione, è di una facilità disarmante. Quella frase in inglese è semplicemente demenziale; se il mouse davvero ha dei problemi si sostituisce per intero, e lì, convengo, può essere utile un addetto ai lavori per la reinstallazione (all'epoca anche un mouse aveva bisogno di un driver da installare con programma apposito). In un'azienda dove per definizione queste cose si sanno, la IBM, la cosa saltava all'occhio; era uno di quegli indizi che indicano la burla. Fuori dalla IBM, qualcuno ha scambiato quelle indicazioni come saggi consigli. :Fuori contesto, può succedere di tutto.

            Una famosa burla che si è tramutata in catena di

            Sant'Antonio e circola ancora oggi è

            questa:




            http://attivissimo.blogspot.dk/2007/12/antibufala-



            e nota che conosciamo la sua genesi: anno,

            autore, modalità, tutto insomma. E con ciò, la

            gente che ci casca ancora esiste.

            :-)
            se la gente e' pazza non ci posso fare nulla. :)
            Li' pero' lo spamming inizia nel 1997... Ma anche lì, non era spamming, almeno inizialmente. Gli amici si passavano una e-mail divertente, come ci si passava la fotocopia di una satira d'attualità negli anni Ottanta fra studenti. Cambia il mezzo, non la sostanza.
            un altra
            era rispetto al 1990 :). Ma davvero davvero
            all'alba del 2013 gira
            ancora?Pare di sì.
          • panda rossa scrive:
            Re: Classico
            - Scritto da: Leguleio

            Veramente il norvegese ha solo la æ, la
            ø e la å estranee al nostro alfabeto.
            Tutto il resto è alfabeto latino.
            æ e' dell'alfabeto latino a quanto mi risulta.
          • Leguleio scrive:
            Re: Classico
            - Scritto da: panda rossa
            - Scritto da: Leguleio




            Veramente il norvegese ha solo la æ, la

            ø e la å estranee al nostro
            alfabeto.

            Tutto il resto è alfabeto latino.



            æ e' dell'alfabeto latino a quanto mi
            risulta.Non proprio, ma mi offri il destro per una delle dissertazioni che più mi piacciono. :-DL'alfabeto latino era costituito inizialmente da sole 21 lettere in quest'ordine:A B C D E F Z H I K L M N O P Q R S T V X(in realtà il disegno era un po' diverso, uso quello delle lettere moderne per non scomodare i rari simboli Unicode).In seguito, riforma dopo riforma, venne introdotta il G (un C con una gamba aggiunta), venne soppresso e poi reintrodotto il Z, e anche l'Y, entrambi usati per trascrivere le numerose parole di origine greca. Alla fine le lettere erano queste 23:A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T V X Y ZCome vedi, mancano sia l'J sia l'U sia il W, che infatti sono di origine medioevale (J come variante lunga dell'I, U come variante di scrittura di V, e W come legatura di U e V). Arrivo al dunque: le legature introdotte durante le scritture medioevali furono molto numerose: la æ è solo una delle tante; per elencare le più note che ancora sopravvivono in alcune lingue, c'è lo ß tedesco (S+Z) l' francese (O+E) e l'& (E+T). Vero, æ venne usata per il dittongo latino AE (che in latino classico, per inciso, si pronunciava AI), ma nessuna iscrizione dell'epoca classica pervenuta presenta questo legamento. Le iscrizioni che vediamo in palazzi come questi sono delle falsificazioni storiche: http://www.fondazionecarifano.it/Progetti/ComplessoSanMichele/Imgs/7638_Montevecchio.jpgA essere pignoli, quello di 26 lettere che vediamo sulle macchine da scrivere e sulle tastiere non è propriamente l'alfabeto latino: è il suo sviluppo moderno, con alcune aggiunte.
          • panda rossa scrive:
            Re: Classico
            - Scritto da: Leguleio

            Non proprio, ma mi offri il destro per una delle
            dissertazioni che più mi piacciono.
            :-DSarebbe il caso di aprire uno specifico thread allora!
            L'alfabeto latino era costituito inizialmente da
            sole 21 lettere in
            quest'ordine:

            A B C D E F Z H I K L M N O P Q R S T V X

            (in realtà il disegno era un po' diverso, uso
            quello delle lettere moderne per non scomodare i
            rari simboli
            Unicode).Questo in che epoca?

            In seguito, riforma dopo riforma, Quale riforma?
            venne
            introdotta il G (un C con una gamba aggiunta),
            venne soppresso e poi reintrodotto il Z, e anche
            l'Y, entrambi usati per trascrivere le numerose
            parole di origine greca. Alla fine le lettere
            erano queste
            23:

            A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T V X Y ZMi torna.

            Come vedi, mancano sia l'J sia l'U sia il W, che
            infatti sono di origine medioevale (J come
            variante lunga dell'I, U come variante di
            scrittura di V, e W come legatura di U e V).Mi torna anche questo.
            Arrivo al dunque: le legature introdotte durante
            le scritture medioevali furono molto numerose: la
            æ è solo una delle tante; Quindi il simbolo Æ appare solo in epoca tarda e non classica!In effetti andando a cercare foto di lapidi, pare che in epoca classica le due vocali venissero scritte separate.
            per elencare le
            più note che ancora sopravvivono in alcune
            lingue, c'è lo ß tedesco (S+Z) l' francese
            (O+E) e l'& (E+T).

            Vero, æ venne usata per il dittongo latino
            AE (che in latino classico, per inciso, si
            pronunciava AI), ma nessuna iscrizione dell'epoca
            classica pervenuta presenta questo legamento. Le
            iscrizioni che vediamo in palazzi come questi
            sono delle falsificazioni storiche:


            http://www.fondazionecarifano.it/Progetti/Compless

            A essere pignoli, quello di 26 lettere che
            vediamo sulle macchine da scrivere e sulle
            tastiere non è propriamente l'alfabeto latino: è
            il suo sviluppo moderno, con alcune
            aggiunte.Dissertazione linguistica interessante.
          • Leguleio scrive:
            Re: Classico
            - Scritto da: panda rossa

            L'alfabeto latino era costituito
            inizialmente
            da

            sole 21 lettere in

            quest'ordine:



            A B C D E F Z H I K L M N O P Q R S T V X



            (in realtà il disegno era un po' diverso, uso

            quello delle lettere moderne per non
            scomodare
            i

            rari simboli

            Unicode).

            Questo in che epoca?L'alfabeto latino arcaico viene usato dal 700 a.C (circa) fino al 75 a.C.Ma ovviamente il passaggio non fu brusco, e la data del 75 a.C è convenzionale.

            In seguito, riforma dopo riforma,

            Quale riforma?Quella di Spurio Carvilio Ruga, che introdusse la lettera G (e, forse, altre riforme minori). Anche l'imperatore Claudio propose una riforma dell'alfabeto, ma non si impose: morto lui, la gente tornò a scrivere come prima. :-)

            Arrivo al dunque: le legature introdotte
            durante

            le scritture medioevali furono molto
            numerose:
            la

            æ è solo una delle tante;

            Quindi il simbolo Æ appare solo in epoca
            tarda e non
            classica!
            In effetti andando a cercare foto di lapidi, pare
            che in epoca classica le due vocali venissero
            scritte
            separate.Proprio così.
          • panda rossa scrive:
            Re: Classico
            - Scritto da: Leguleio

            Quale riforma?

            Quella di Spurio Carvilio Ruga, che introdusse la
            lettera G (e, forse, altre riforme minori). Anche
            l'imperatore Claudio propose una riforma
            dell'alfabeto, ma non si impose: morto lui, la
            gente tornò a scrivere come prima.
            :-)Grazie.Mi hai dato un ottimo spunto su che cosa andarmi a leggere nel fine settimana.
        • Number 6 scrive:
          Re: Classico
          - Scritto da: Leguleio
          Eppure non diciamo (quasi)
          più châssis, ma telaioEh, ma non rende quanto "... Sotto hanno uno chassis da combattimento in superlega, controllato da un microproXXXXXre totalmente blindato..."
          • bubba scrive:
            Re: Classico
            - Scritto da: Number 6
            - Scritto da: Leguleio


            Eppure non diciamo (quasi)

            più châssis, ma telaio

            Eh, ma non rende quanto "... Sotto hanno uno
            chassis da combattimento in superlega,
            controllato da un microproXXXXXre totalmente
            blindato..."ah la buona vecchia Cyberdyne , e il suo T800...
        • NonCiArrici scrive:
          Re: Classico
          Dici GOAL o RETE?In certi casi si usano entrambi i termini (corner e calcio d'angolo) in certi altri solitamente l'italiano (fuorigioco invece di offside), ma GOAL resterà sempre GOAL checchè ne dicano i tuoi istituti.In Italia RAM resterà sempre RAM, se fai un istituto per chiamarla "memoria volatile" o altro l'istituto sarà fine a sè stesso e alle proprie pippe mentali.Non siamo nel campo legislativo con le vostre stramberie inutili, siamo nel campo della vita quotidiana, dove se un termine è di uso popolare, quello si usa, stop.E non venire fuori con la conformità, te ne dico un'altra: 10 anni fa si diceva palmari, oggi smartphone? Dillo alla tua commissione, devi istruire 60 milioni di persone a tornare indietro... ma rotfl!
          • Leguleio scrive:
            Re: Classico
            - Scritto da: NonCiArrici
            Dici GOAL o RETE?Non dico. Non mi interessa il calcio.
            In certi casi si usano entrambi i termini (corner
            e calcio d'angolo) in certi altri solitamente
            l'italiano (fuorigioco invece di offside), ma
            GOAL resterà sempre GOAL checchè ne dicano i tuoi
            istituti.Quali istituti, scusa?Quelli stanno in Francia, e in altri Paesi europei.
            In Italia RAM resterà sempre RAM, se fai un
            istituto per chiamarla "memoria volatile" o altro
            l'istituto sarà fine a sè stesso e alle proprie
            pippe
            mentali.Ormai è così. È come una malapianta, se non la si raddrizza finché è giovane e flessibile non ci si riuscirà mai più: il tronco è di legno.
            Non siamo nel campo legislativo con le vostre
            stramberie inutili, siamo nel campo della vita
            quotidiana, dove se un termine è di uso popolare,
            quello si usa,
            stop.Così parlò Zarathustra.Avrai fatto studi approfonditi, suppongo.
            E non venire fuori con la conformità, te ne dico
            un'altra: 10 anni fa si diceva palmari, oggi
            smartphone? Dillo alla tua commissione, devi
            istruire 60 milioni di persone a tornare
            indietro... ma
            rotfl!Ma ripeto, la commissione è una tua ossessione personale. Io ho parlato solo di quella francese.A meno che tu, grazie alla tua perspicacia, tu abbia capito che la commissione francese ha competenza anche sull'italiano.
      • Paolo T. scrive:
        Re: Classico

        evidentemente imbarazzanti ... C'erano termini come direttorio (directory)
        sottodirettorio (subdirectory) minidisco (floppy disk!!), talvolta addirittura stampatriceAd imbarazzare non è l'uso dell'italiano, ma l'italiano usato. "Direttorio" è un falso amico di sapore fascistoide (il termine giusto sarebbe "elenco", "indirizzo"). "Stampatrice" è la ragazza che lavora in tipografia, ma "-trice" è anche un suffisso derivativo molto in uso nei primi anni Sessanta.
        • bubba scrive:
          Re: Classico
          - Scritto da: Paolo T.

          evidentemente imbarazzanti ... C'erano termini
          come direttorio
          (directory)

          sottodirettorio (subdirectory) minidisco
          (floppy disk!!), talvolta addirittura
          stampatrice

          Ad imbarazzare non è l'uso dell'italiano, ma
          l'italiano usato. sofisma :) io NON avrei usato l'italiano.
          "Direttorio" è un falso amico
          di sapore fascistoide (il termine giusto sarebbe
          "elenco", "indirizzo").ehehe.. come ci ricorda il buon Leguleio, in altri manuali (matrice M$?) del DOS, veniva usato Indirizzario. Ma da un punto di vista informatico era ancora peggio.. perche' il comando era "DIR". (e per cambiare indirizzario, CD = Change Directory).
          • Izio01 scrive:
            Re: Classico
            - Scritto da: bubba
            - Scritto da: Paolo T.


            evidentemente imbarazzanti ... C'erano
            termini

            come direttorio

            (directory)


            sottodirettorio (subdirectory) minidisco

            (floppy disk!!), talvolta addirittura

            stampatrice



            Ad imbarazzare non è l'uso dell'italiano, ma

            l'italiano usato.
            sofisma :) io NON avrei usato l'italiano.


            "Direttorio" è un falso amico

            di sapore fascistoide (il termine giusto sarebbe

            "elenco", "indirizzo").
            ehehe.. come ci ricorda il buon Leguleio, in
            altri manuali (matrice M$?) del DOS, veniva usato
            Indirizzario. Ma da un punto di vista informatico
            era ancora peggio.. perche' il comando era "DIR".
            (e per cambiare indirizzario, CD = Change
            Directory).Ma tu sai che anni fa sull'AS/400 avevano tradotto, nel manuale di riferimento in linea, le parole chiave del CL, che però erano rimaste in inglese? Tu seguivi alla lettera il manuale e i tuoi programmi non compilavano ma manco per la mi.....; quando ho capito cosa fosse sucXXXXX, ho... educatamente invitato mentalmente a recarsi in un determinato posto i revisori della manualistica.
      • MegaJock scrive:
        Re: Classico
        E chi si ricorda il "Basicois"...
        • Leguleio scrive:
          Re: Classico
          - Scritto da: MegaJock
          E chi si ricorda il "Basicois"...C'era un linguaggio di programmazione, l'LSE, abbastanza simile al Basic, che usava il francese. Negli anni Ottanta, il LOGO esisteva anche in versione italiana, fra le altre cose per Commodore 64:http://usenet.it.rooar.com/showthread.php?t=3441890Però era una traduzione del LOGO originale, non una nuova creazione (come è noto, non esistono italiani che abbiano inventato linguaggi di programmazione).
  • Marco scrive:
    Tanto rumore per nulla
    "Bravò" e' un termine francese imXXXXXXXXto dall'italico bravo (preso piede in Francia quando, se volevi fare musica DOVEVI conoscere l'italiano), idem per molti termini musicali (toh, come sopra...)Molta terminologia della Psicologia è in tedesco (ed i colleghi d'oltralpe non si pongono il problema)La difesa della "grandeur" della lingua di un paese in genere avviene quando quel paese la Grandeur l'ha già persa...e da un pezzo (come hanno giustamente ricordato l'episodio dell'autarchia linguistica italica)My two cents...
    • Leguleio scrive:
      Re: Tanto rumore per nulla
      - Scritto da: Marco
      "Bravò" e' un termine francese imXXXXXXXXto
      dall'italico bravo (preso piede in Francia
      quando, se volevi fare musica DOVEVI conoscere
      l'italiano), idem per molti termini musicali
      (toh, come
      sopra...)

      Molta terminologia della Psicologia è in tedesco
      (ed i colleghi d'oltralpe non si pongono il
      problema)

      La difesa della "grandeur" della lingua di un
      paese in genere avviene quando quel paese la
      Grandeur l'ha già persa...e da un pezzo (come
      hanno giustamente ricordato l'episodio
      dell'autarchia linguistica
      italica)Il ragionamento avrebbe senso se in tutto il mondo fossero solo i francesi a porsi la questione. Non è così, ogni nazione moderna ha un suo istituto di coordinamento linguistico. E se ne fregano di quello che pensano di loro all'esterno: loro lavorano per il proprio popolo, non per piacere agli altri.
      • Garance Le Guillermic scrive:
        Re: Tanto rumore per nulla
        - Scritto da: Leguleio
        - Scritto da: Marco


        "Bravò" e' un termine francese imXXXXXXXXto

        dall'italico bravo (preso piede in Francia

        quando, se volevi fare musica DOVEVI
        conoscere

        l'italiano), idem per molti termini musicali

        (toh, come

        sopra...)



        Molta terminologia della Psicologia è in
        tedesco

        (ed i colleghi d'oltralpe non si pongono il

        problema)



        La difesa della "grandeur" della lingua di un

        paese in genere avviene quando quel paese la

        Grandeur l'ha già persa...e da un pezzo (come

        hanno giustamente ricordato l'episodio

        dell'autarchia linguistica

        italica)


        Il ragionamento avrebbe senso se in tutto il
        mondo fossero solo i francesi a porsi la
        questione. Non è così, ogni nazione moderna ha un
        suo istituto di coordinamento linguistico. Ci ricaschi? ;)http://en.wikipedia.org/wiki/Argumentum_ad_populum
        E se
        ne fregano di quello che pensano di loro
        all'esterno: loro lavorano per il proprio popolo,
        non per piacere agli
        altri.Certo, perché il "popolo" è una massa omogenea che approva unanimamente quello che le istituzioni fanno per "il suo bene". (rotfl)Guarda che il ventennio è finito da un pezzo. ;)
        • Leguleio scrive:
          Re: Tanto rumore per nulla
          - Scritto da: Garance Le Guillermic

          - Scritto da: Marco




          "Bravò" e' un termine francese
          imXXXXXXXXto


          dall'italico bravo (preso piede in
          Francia


          quando, se volevi fare musica DOVEVI

          conoscere


          l'italiano), idem per molti termini
          musicali


          (toh, come


          sopra...)





          Molta terminologia della Psicologia è in

          tedesco


          (ed i colleghi d'oltralpe non si
          pongono
          il


          problema)





          La difesa della "grandeur" della lingua
          di
          un


          paese in genere avviene quando quel
          paese
          la


          Grandeur l'ha già persa...e da un pezzo
          (come


          hanno giustamente ricordato l'episodio


          dell'autarchia linguistica


          italica)





          Il ragionamento avrebbe senso se in tutto il

          mondo fossero solo i francesi a porsi la

          questione. Non è così, ogni nazione moderna
          ha
          un

          suo istituto di coordinamento linguistico.

          Ci ricaschi? ;)
          http://en.wikipedia.org/wiki/Argumentum_ad_populumForse hai confuso l' <I
          argumentum ad populum </I
          con l' <I
          argumentum ad popula </I
          . Non intendevo dire che lo fanno tutti: di fatto, solo una minoranza della nazioni esistenti oggi può permetterselo. Ma, almeno in Europa, lo fanno in molti: forse la Francia è stata la prima a porsi il problema, sicuramente non è l'unica.Guarda caso, fa notizia solo quando lo fanno i francesi. Diciamocela in faccia: è pura antipatia storica, il contenuto della notizia in sé non ha alcuna rilevanza.

          E se

          ne fregano di quello che pensano di loro

          all'esterno: loro lavorano per il proprio
          popolo,

          non per piacere agli

          altri.

          Certo, perché il "popolo" è una massa omogenea
          che approva unanimamente quello che le
          istituzioni fanno per "il suo bene".
          (rotfl)No. Ma qualcuno lavora anche solo per il 50 % + 1. In democrazia è sufficiente.
          Guarda che il ventennio è finito da un pezzo. ;)Anche carnevale.
  • Garance Le Guillermic scrive:
    ridicoli
    come da oggetto
  • Leguleio scrive:
    Macché confusione
    In Francia la Commissione generale di terminologia e neologismi esiste dal 1996, e ha per scopo esattamente questo. Come con tutte le parole adottate dal 1996 ad oggi, sarà il pubblico a decretare l'uso di un termine oppure dell'altro: e in genere i francesi fanno gli esterofili, e usano il termine inglese (tranne in contesti formali). Ricordo che non è solo la Francia (e i Paesi francofoni che alla sua autorità si appoggiano) a tradurre termini informatici di largo uso. "Software" si traduce logiciel in francese, e va bene: ma l'islandese ha hugbúnaður , il catalano programari , e il finnico ohjelmisto .Una nazione ha una politica linguistica, e la attua; dove sta la notizia, non lo so. Diciamo che serve a mettere sotto silenzio il fatto che altre nazioni, come l'Italia o la Gran Bretagna, non l'hanno affatto... con risultati evidenti.
    • ..... scrive:
      Re: Macché confusione
      se lo facessimo noi si parlerebbe subito di fascismo
      • Leguleio scrive:
        Re: Macché confusione
        - Scritto da: .....
        se lo facessimo noi si parlerebbe subito di
        fascismoEh sì. E notare che un conto è avere una politica linguistica improntata a un minimo di coerenza, un conto è pretendere una tassa speciale sulle insegne dei negozi in lingua straniera e mutare Pré-Saint-Didier, Val D'Aosta, in San Desiderio Terme. Dovremmo aver imparato a fare una cosa, senza cadere nell'altra.
      • thebecker scrive:
        Re: Macché confusione
        - Scritto da: .....
        se lo facessimo noi si parlerebbe subito di
        fascismoSe ti impongo di usare quel termine è ovvio che si tratta di fascismo. Visto che Mussolini vietava l'uso di termini derivanti dalla lingua straniera.
        • Leguleio scrive:
          Re: Macché confusione
          - Scritto da: thebecker
          - Scritto da: .....

          se lo facessimo noi si parlerebbe subito di

          fascismo

          Se ti impongo di usare quel termine è ovvio che
          si tratta di fascismo. Visto che Mussolini
          vietava l'uso di termini derivanti dalla lingua
          straniera.In Francia non si impone. Si stabilisce un termine una volta per tutte. Poi è l'autorità di cui gode la Commissione che fa sì che l'uso si diffonde.
      • Garance Le Guillermic scrive:
        Re: Macché confusione
        - Scritto da: .....
        se lo facessimo noi si parlerebbe subito di
        fascismoE a ragione.
    • panda rossa scrive:
      Re: Macché confusione
      - Scritto da: Leguleio
      In Francia la Commissione generale di
      terminologia e neologismi esiste dal 1996, e ha
      per scopo esattamente questo. Come con tutte le
      parole adottate dal 1996 ad oggi, sarà il
      pubblico a decretare l'uso di un termine oppure
      dell'altro: e in genere i francesi fanno gli
      esterofili, e usano il termine inglese (tranne in
      contesti formali).Non dir balle, per piacere.In tutto l'universo conosciuto, tranne nella terra tra Atlantico e Reno, byte si dice byte.Tra Atlantico e Reno invece lo chiamano "octet" sti sciovonisti.E questo non sarebbe un problema se, anni fa, in una traduzione dal francese di un manuale tecnico su un protocollo di reti a pacchetto che si usavano allora, in epoca pre-internet, quell'"octet" divenne "ottetto", e ci abbiamo messo settimane a capire che XXXXX volesse dire ottetto, che noi dovevamo sviluppare della roba che doveva utilizzare quel protocollo di comunicazione.Giorni persi dietro ad una traduzione a capocchia di un termine sciovinista.Dovrebbero limitarsi a parlare di moda e di cucina con quella lingua li', e lasciar perdere l'informatica altrimenti possono scordarsi di comunicare col resto del mondo.
      Ricordo che non è solo la Francia (e i Paesi
      francofoni che alla sua autorità si appoggiano) a
      tradurre termini informatici di largo uso.
      "Software" si traduce <I
      logiciel </I
      in
      francese, e va bene: ma l'islandese ha
      <I
      hugbúnaður </I
      , il catalano <I
      programari </I
      ,
      e il finnico
      <I
      ohjelmisto </I
      .Va bene, ma poi quando traduci da islandese a italiano, <I
      hugbúnaður </I
      diventa software, mica ugbunaro.
      • thebecker scrive:
        Re: Macché confusione
        - Scritto da: panda rossa
        - Scritto da: Leguleio

        In Francia la Commissione generale di

        terminologia e neologismi esiste dal 1996, e
        ha

        per scopo esattamente questo. Come con tutte
        le

        parole adottate dal 1996 ad oggi, sarà il

        pubblico a decretare l'uso di un termine
        oppure

        dell'altro: e in genere i francesi fanno gli

        esterofili, e usano il termine inglese
        (tranne
        in

        contesti formali).

        Non dir balle, per piacere.
        In tutto l'universo conosciuto, tranne nella
        terra tra Atlantico e Reno, byte si dice
        byte.
        Tra Atlantico e Reno invece lo chiamano "octet"
        sti
        sciovonisti.
        E questo non sarebbe un problema se, anni fa, in
        una traduzione dal francese di un manuale tecnico
        su un protocollo di reti a pacchetto che si
        usavano allora, in epoca pre-internet,
        quell'"octet" divenne "ottetto", e ci abbiamo
        messo settimane a capire che XXXXX volesse dire
        ottetto, che noi dovevamo sviluppare della roba
        che doveva utilizzare quel protocollo di
        comunicazione.

        Giorni persi dietro ad una traduzione a capocchia
        di un termine
        sciovinista.

        Dovrebbero limitarsi a parlare di moda e di
        cucina con quella lingua li', e lasciar perdere
        l'informatica altrimenti possono scordarsi di
        comunicare col resto del
        mondo.


        Ricordo che non è solo la Francia (e i Paesi

        francofoni che alla sua autorità si
        appoggiano)
        a

        tradurre termini informatici di largo uso.

        "Software" si traduce <I
        logiciel
        </I

        in

        francese, e va bene: ma l'islandese ha

        <I
        hugbúnaður </I
        ,
        il catalano <I
        programari </I

        ,

        e il finnico

        <I
        ohjelmisto </I
        .

        Va bene, ma poi quando traduci da islandese a
        italiano, <I
        hugbúnaður
        </I
        diventa software, mica
        ugbunaro.Quote!! L'informatica deve avere dei termini usati universalmente in tutto il mondo.
      • Leguleio scrive:
        Re: Macché confusione
        - Scritto da: panda rossa

        In Francia la Commissione generale di

        terminologia e neologismi esiste dal 1996, e
        ha

        per scopo esattamente questo. Come con tutte
        le

        parole adottate dal 1996 ad oggi, sarà il

        pubblico a decretare l'uso di un termine
        oppure

        dell'altro: e in genere i francesi fanno gli

        esterofili, e usano il termine inglese
        (tranne
        in

        contesti formali).

        Non dir balle, per piacere.Io non le dico. Tu sì.
        In tutto l'universo conosciuto, tranne nella
        terra tra Atlantico e Reno, byte si dice
        byte.
        Tra Atlantico e Reno invece lo chiamano "octet"
        sti
        sciovonisti.Si scrive sciovinisti.I finnici dicono <I
        tavu </I
        , gli islandesi hanno adattato la parola in modo da renderla irriconoscibile: <I
        bæti </I
        , e così hanno fatto gli estoni: <I
        bait </I
        . Come vedi, tutti gli Stati che hanno ancora un minimo di sale in zucca cercano di salvaguardare il patrimonio linguistico locale. Ognuno a suo modo, è chiaro: salvaguardare non significa tradurre proprio tutto tutto tutto.
        E questo non sarebbe un problema se, anni fa, in
        una traduzione dal francese di un manuale tecnico
        su un protocollo di reti a pacchetto che si
        usavano allora, in epoca pre-internet,
        quell'"octet" divenne "ottetto", e ci abbiamo
        messo settimane a capire che XXXXX volesse dire
        ottetto, che noi dovevamo sviluppare della roba
        che doveva utilizzare quel protocollo di
        comunicazione.Colpa del traduttore. O forse, chissà, della confusione terminologica esistente all'epoca. Ho abbastanza anni per ricordare che si iniziò a tradurre <I
        directory </I
        con indirizzario, nei comandi DOS:http://members.xoom.it/marvho/corsodosin.htm(credo che l'Olivetti, col suo M24 e il manuale MS-DOS italiano, fosse complice di questa operazione). Questa terminologia ovviamente non era applicata dai traduttori di software di altre marche (Apple, Amiga...), e alla fine si tornò all'inglese. Senza un coordinamento, uno standard linguistico è semplicemente impossibile.
        Dovrebbero limitarsi a parlare di moda e di
        cucina con quella lingua li', e lasciar perdere
        l'informatica altrimenti possono scordarsi di
        comunicare col resto del
        mondo.E invece ogni tanto te li devi sorbire, nel mercato globalizzato. E, nel caso tu abbia un cliente francese, devi imparare a usare l'LSE o il Linotte, linguaggi di programmazione basati sul francese. http://fr.wikibooks.org/wiki/Programmation_LSEhttp://linuxfr.org/news/linotte-la-programmation-en-francais-en-version-1-6
        ma l'islandese ha

        <I
        hugbúnaður </I
        ,
        il catalano <I
        programari </I

        ,

        e il finnico

        <I
        ohjelmisto </I
        .

        Va bene, ma poi quando traduci da islandese a
        italiano, <I
        hugbúnaður
        </I
        diventa software, mica
        ugbunaro.E ho capito, non dare la colpa di una cattiva traduzione alla lingua originale. Normalmente uno un libro lo scrive pensandolo nella propria lingua e rivolgendosi a chi quella lingua la parla; non pensa cosa accadrà nella traduzione. :|
    • thebecker scrive:
      Re: Macché confusione
      - Scritto da: Leguleio
      In Francia la Commissione generale di
      terminologia e neologismi esiste dal 1996, e ha
      per scopo esattamente questo. Come con tutte le
      parole adottate dal 1996 ad oggi, sarà il
      pubblico a decretare l'uso di un termine oppure
      dell'altro: e in genere i francesi fanno gli
      esterofili, e usano il termine inglese (tranne in
      contesti formali).


      Ricordo che non è solo la Francia (e i Paesi
      francofoni che alla sua autorità si appoggiano) a
      tradurre termini informatici di largo uso.
      "Software" si traduce logiciel in
      francese, e va bene: ma l'islandese ha
      hugbúnaður , il catalano programari ,
      e il finnico
      ohjelmisto .

      Una nazione ha una politica linguistica, e la
      attua; dove sta la notizia, non lo so. Diciamo
      che serve a mettere sotto silenzio il fatto che
      altre nazioni, come l'Italia o la Gran Bretagna,
      non l'hanno affatto... con risultati
      evidenti.Ovviamente non c'è la notizia, serve a rimanere in alto nei motori di ricerca.Però alcune scelte sono sbagliate.Se la teminologiga informatica viene inventata in un paese anglosassone quelle sono le parole da utilizzare in tutto il mondo, semplice. perchè tradurre qualcosa che non è nato nel tuo stato? Non sarebbe meglio far in modo che siano ricercatori francesi/italiani nelle università francesi/italiane che creano la nuova tecnolgia con la ricerca?
      • Leguleio scrive:
        Re: Macché confusione
        - Scritto da: thebecker

        Ricordo che non è solo la Francia (e i Paesi

        francofoni che alla sua autorità si appoggiano)
        a

        tradurre termini informatici di largo uso.

        "Software" si traduce <I
        logiciel </I
        in

        francese, e va bene: ma l'islandese ha

        <I
        hugbúnaður </I
        , il catalano
        <I
        programari </I
        ,

        e il finnico

        <I
        ohjelmisto </I
        .



        Una nazione ha una politica linguistica, e la

        attua; dove sta la notizia, non lo so. Diciamo

        che serve a mettere sotto silenzio il fatto che

        altre nazioni, come l'Italia o la Gran Bretagna,

        non l'hanno affatto... con risultati

        evidenti.

        Ovviamente non c'è la notizia, serve a rimanere
        in alto nei motori di
        ricerca.

        Però alcune scelte sono sbagliate.

        Se la teminologiga informatica viene inventata in
        un paese anglosassone quelle sono le parole da
        utilizzare in tutto il mondo, semplice. perchè
        tradurre qualcosa che non è nato nel tuo stato?Perché è inutile far finta di conoscere l'inglese, quando non lo si conosce. Innestare termini presi così come sono nella lingua madre va bene per lingue in cui la conoscenza dell'inglese come lingua seconda è già ottima: norvegese, danese, svedese, olandese... In tutte le altre è controproducente. Il termine inglese viene pronunciato in una maniera che non è né inglese, né quella "adattata" alla lingua madre. Un ibrido senza alcun senso.Poi quando ci si mette a imparare la lingua davvero si scopre che <I
        identikit </I
        si pronuncia con la prima vocale "ai", e che gli <I
        slip </I
        non sono le mutande.
        Non sarebbe meglio far in modo che siano
        ricercatori francesi/italiani nelle università
        francesi/italiane che creano la nuova tecnolgia
        con la
        ricerca?I francesi lo fanno, nel loro piccolo. Ho citato sopra due linguaggi di programmazione in francese. Il Minitel, all'epoca innovativo, è stato creato dai francesi.Gli italiani no.
        • panda rossa scrive:
          Re: Macché confusione
          - Scritto da: Leguleio
          Il termine inglese
          viene pronunciato in una maniera che non è né
          inglese, né quella "adattata" alla lingua madre.Chissenefrega di come viene pronunciato?L'importante e' che sia scritto giusto.
          Poi quando ci si mette a imparare la lingua
          davvero si scopre che <I
          identikit
          </I
          si pronuncia con la prima vocale
          "ai", In inglese!In italiano si legge come si scrive.
          e che gli <I
          slip </I
          non
          sono le mutande.In italiano gli slip sono le mutande.In inglese "cane" e' una canna.In italiano "cane" e' un animale.
          I francesi lo fanno, nel loro piccolo. Ho citato
          sopra due linguaggi di programmazione in
          francese. Il Minitel, all'epoca innovativo, è
          stato creato dai
          francesi.
          Gli italiani no.Gli italiani da sempre sono abituati a farsi capire dal resto del mondo.Questa esigenza i francesi non ce l'hanno.
          • Leguleio scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: panda rossa

            Il termine inglese

            viene pronunciato in una maniera che non è né

            inglese, né quella "adattata" alla lingua
            madre.

            Chissenefrega di come viene pronunciato?
            L'importante e' che sia scritto giusto.Spesso è sbagliato l'uno e l'altro, per inciso.E la mia critica era al senso di quest'operazione: se una lingua non la si padroneggia, non la si usi. Semplice. Far finta di conoscerla è peggio: chi la conosce davvero se ne accorge.

            Poi quando ci si mette a imparare la lingua

            davvero si scopre che <I
            identikit

            </I
            si pronuncia con la prima vocale

            "ai",

            In inglese!
            In italiano si legge come si scrive.No, questa regola l'hai inventata tu ora.Nell'Ottocento era obiettivamente difficile pronunciare <I
            beef steak </I
            per molti: già non era comune parlare l'italiano, figuriamoci una lingua ostica come l'inglese. Bene: si è adottato in bistecca, e tutto è filato liscio.Nelle lingue esistono, e sono molto comodi, gli adattamenti fonetici.

            e che gli <I
            slip </I
            non

            sono le mutande.

            In italiano gli slip sono le mutande.Altra regola che hai inventato tu ora. Sì, lo so bene che in italiano significa questo. Ma imporre questo significato agli anglofoni espone solo a figuracce. E chissà quante ne hanno passate, i nostri connazionali all'estero. :-)Per quanto lo pronunci all'italiana, slip rimane sempre una parola evidentemente non italiana. Ha senso?
            In inglese "cane" e' una canna.
            In italiano "cane" e' un animale.Di casi del genere ce ne sono in varie lingue. "Brutto" in tedesco, in danese e in svedese significa lordo (nelle espressioni tipo: stipendio lordo, peso lordo, vincita lorda).Si chiamano falsi amici. Ma è un caso a parte, rispetto a una parola straniera usata a sproposito; tra l'altro per la parola cane si tratta di pura omografia: sia la pronuncia sia l'origine della parola sono diverse.

            I francesi lo fanno, nel loro piccolo. Ho
            citato

            sopra due linguaggi di programmazione in

            francese. Il Minitel, all'epoca innovativo, è

            stato creato dai

            francesi.

            Gli italiani no.

            Gli italiani da sempre sono abituati a farsi
            capire dal resto del
            mondo.Da italiano all'estero, ti assicuro che non è così. È un mito. E tra l'altro, se pur fosse vero, si fanno capire, ma fanno pure figuracce. Non ne andrei fiero.
          • panda rossa scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: Leguleio
            - Scritto da: panda rossa




            Il termine inglese


            viene pronunciato in una maniera che
            non è



            inglese, né quella "adattata" alla
            lingua

            madre.



            Chissenefrega di come viene pronunciato?

            L'importante e' che sia scritto giusto.


            Spesso è sbagliato l'uno e l'altro, per inciso.
            E la mia critica era al senso di
            quest'operazione: se una lingua non la si
            padroneggia, non la si usi. Semplice. Far finta
            di conoscerla è peggio: chi la conosce davvero se
            ne
            accorge.Io conosco l'inglese scritto.Potrei anche non sapere come si pronunciano le parole ma riuscirei a comunicare lo stesso col mondo senza problemi.Per quanto riguarda noi due, io potrei essere muto, tu sordo, eppure stiamo comunicando.


            Poi quando ci si mette a imparare la
            lingua


            davvero si scopre che <I

            identikit


            </I
            si pronuncia con la prima
            vocale


            "ai",



            In inglese!

            In italiano si legge come si scrive.

            No, questa regola l'hai inventata tu ora.Non e' una regola, e' una constatazione pratica.La parola "identikit" viene pronunciata in italiano come si scrive in tv, nei telegionali, nei film, nei telefilm, ovunque...
            Nell'Ottocento era obiettivamente difficile
            pronunciare <I
            beef steak </I
            per
            molti: già non era comune parlare l'italiano,
            figuriamoci una lingua ostica come l'inglese.
            Bene: si è adottato in bistecca, e tutto è filato
            liscio.In quell'epoca la gente non sapeva leggere e quindi italianizzava i suoni.
            Nelle lingue esistono, e sono molto comodi, gli
            adattamenti fonetici.Nelle lingue parlate.Non in quelle scritte.


            e che gli <I
            slip </I

            non


            sono le mutande.



            In italiano gli slip sono le mutande.

            Altra regola che hai inventato tu ora. Sì, lo so
            bene che in italiano significa questo. Ma imporre
            questo significato agli anglofoni espone solo a
            figuracce.Espone a figuracce il parlare italiano con gli anglofoni, che non lo capiscono.
            E chissà quante ne hanno passate, i
            nostri connazionali all'estero.
            :-)Quelli che sanno l'inglese, ben poche.
            Per quanto lo pronunci all'italiana, slip rimane
            sempre una parola evidentemente non italiana. Ha
            senso?Oggi slip e' una parola italiana.La prova e' che ovunque in italia la pronunci, tutti capiscono che parli di mutande.

            In inglese "cane" e' una canna.

            In italiano "cane" e' un animale.

            Di casi del genere ce ne sono in varie lingue.
            "Brutto" in tedesco, in danese e in svedese
            significa lordo (nelle espressioni tipo:
            stipendio lordo, peso lordo, vincita
            lorda).
            Si chiamano falsi amici. Ma è un caso a parte,
            rispetto a una parola straniera usata a
            sproposito; tra l'altro per la parola cane si
            tratta di pura omografia: sia la pronuncia sia
            l'origine della parola sono
            diverse.Ma qui stiamo scrivendo, mica parlando!

            Da italiano all'estero, ti assicuro che non è
            così. È un mito. E tra l'altro, se pur fosse
            vero, si fanno capire, ma fanno pure figuracce.
            Non ne andrei
            fiero.La figuraccia la fa il singolo, mica la categoria intera.
          • Leguleio scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: panda rossa



            Il termine inglese



            viene pronunciato in una maniera
            che

            non è





            inglese, né quella "adattata" alla

            lingua


            madre.





            Chissenefrega di come viene pronunciato?


            L'importante e' che sia scritto giusto.





            Spesso è sbagliato l'uno e l'altro, per
            inciso.

            E la mia critica era al senso di

            quest'operazione: se una lingua non la si

            padroneggia, non la si usi. Semplice. Far
            finta

            di conoscerla è peggio: chi la conosce
            davvero
            se

            ne

            accorge.

            Io conosco l'inglese scritto.
            Potrei anche non sapere come si pronunciano le
            parole ma riuscirei a comunicare lo stesso col
            mondo senza
            problemi.Qui stai andando fuori dal seminato. Nessuno vuole imporre ai francesi di dimenticare l'inglese, scritto o parlato, quando devono comunicare con l'estero. Chi conosce la lingua usava <I
            hashtag </I
            , e continuerà a usarlo anche dopo. Il nuovo termine è diretto ai francesi che parlano francese con altri francesi. Nulla di più.
            Per quanto riguarda noi due, io potrei essere
            muto, tu sordo, eppure stiamo
            comunicando.Le lingue non nascono così. Non quelle più diffuse, almeno. Nascono tutte dalla bocca di esseri umani. Per il klingon e l'esperanto è diverso.
            In quell'epoca la gente non sapeva leggere e
            quindi italianizzava i
            suoni.In parte è vero: l'analfabetismo colpiva ancora più duro rispetto ad oggi, in Italia. E però, adattamenti fonetici esistono anche in tempi molto recenti: niubbo è un adattamento di <I
            newbie </I
            registrato anche dalla Treccani. Non esiste un motivo scientifico per dire che gli adattamenti fonetici e nella scrittura sono obsoleti, mentre le parola inglesi pronunciate sbagliate sono moderno. Esistono ragioni legate alle mode, e solo quelle.Il resto delle argomentazioni sono ancora più fuori dal seminato, e quindi nemmeno rispondo. Non mi interessava fare un <I
            excursus </I
            di filosofia della lingua.
          • Izio01 scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: Leguleio
            - Scritto da: panda rossa




            Gli italiani da sempre sono abituati a farsi

            capire dal resto del

            mondo.


            Da italiano all'estero, ti assicuro che non è
            così. È un mito. E tra l'altro, se pur fosse
            vero, si fanno capire, ma fanno pure figuracce.
            Non ne andrei
            fiero.Sarà, ma da italiano andato più volte all'estero per lavoro, l'unico paese dove ho rilevato che praticamente nessuno tenta di parlare inglese quando si accorge che non parli la lingua locale, è la Francia. Non negli alberghi, ok, ma su un autobus strapieno ti insultano quando chiedi permesso e spingi per andare verso l'uscita e loro iniziano a tirarti accidenti in francese. Tu chiedi scusa (in inglese) e loro imperterriti vanno avanti. In Germania, Olanda, Belgio, Grecia, Cina magari non tutti parlano inglese, ma almeno non sono tanto capre da andare avanti all'infinito in una lingua che evidentemente non capisci.Tanta gente lo fa anche in Italia, vero, ma io parlo di Parigi e non di un paesello in montagna; Milano è anni luce più avanti.La tutela del patrimonio linguistico è un'altra cosa, trovo che tentare di estenderlo ad un campo tecnico specifico sia un'idiozia. Tanto di guadagnato comunque, che vadano pure avanti con i loro octets e ordinateurs: per questo stupido campanilismo perdono in competitività sul mercato internazionale, e come si suol dire, mors tua, vita mea.
          • Leguleio scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: Izio01


            Gli italiani da sempre sono abituati a
            farsi


            capire dal resto del


            mondo.





            Da italiano all'estero, ti assicuro che non è

            così. È un mito. E tra l'altro, se pur
            fosse

            vero, si fanno capire, ma fanno pure
            figuracce.

            Non ne andrei

            fiero.

            Sarà, ma da italiano andato più volte all'estero
            per lavoro, l'unico paese dove ho rilevato che
            praticamente nessuno tenta di parlare inglese
            quando si accorge che non parli la lingua locale,
            è la Francia. Dicono che in certi Stati del Sudamerica è persino peggio.In ogni caso, torniamo al punto di partenza: davvero siamo così bravi a farci capire all'estero, se il francese, o l'inglese, o lo spagnolo non lo parliamo? Nei film dei Vanzina magari sì. Ma parliamo della realtà.
            La tutela del patrimonio linguistico è un'altra
            cosa, trovo che tentare di estenderlo ad un campo
            tecnico specifico sia un'idiozia. Tanto di
            guadagnato comunque, che vadano pure avanti con i
            loro octets e ordinateurs: per questo stupido
            campanilismo perdono in competitività sul mercato
            internazionale, e come si suol dire, mors tua,
            vita
            mea.No, guarda, non si perde in competitività perché si traduce. Le parole tradotte sono per i francesi, e solo per loro; non per gli scambi comunicativi con l'estero.La Francia ha un produttore di supercomputer, anzi <I
            supercalculateur </I
            , la Bull, che in Italia ci sogniamo. Il produttore di schermi e periferiche LaCie è presente in mezzo mondo.Diciamo che in Italia, anche se qualcuno si mettesse a tradurre (rimanendo ovviamente inascoltato), la competitività non si perderebbe: non c'è più dai tempi di Olivetti! :-(
          • Izio01 scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: Leguleio
            - Scritto da: Izio01


            La tutela del patrimonio linguistico è
            un'altra

            cosa, trovo che tentare di estenderlo ad un
            campo

            tecnico specifico sia un'idiozia. Tanto di

            guadagnato comunque, che vadano pure avanti
            con
            i

            loro octets e ordinateurs: per questo stupido

            campanilismo perdono in competitività sul
            mercato

            internazionale, e come si suol dire, mors
            tua,

            vita

            mea.

            No, guarda, non si perde in competitività perché
            si traduce. Le parole tradotte sono per i
            francesi, e solo per loro; non per gli scambi
            comunicativi con
            l'estero.
            La Francia ha un produttore di supercomputer,
            anzi <I
            supercalculateur </I
            , la
            Bull, che in Italia ci sogniamo. Il produttore di
            schermi e periferiche LaCie è presente in mezzo
            mondo.
            In compenso ho avuto più volte a che fare con dei tecnici francesi incapaci di scrivere documentazione tecnica in inglese (figuriamoci parlarlo), e questo è un limite per loro. Perdono in competitività eccome, perché fuori dalla Francia, la documentazione in francese è sicuramente meno utile di quella in inglese.Il mio caso non fa statistica, ma siccome non si parla di persone di una singola azienda ma di persone diverse che lavorano in ambiti diversi, sia pure sempre legati all'informatica, credo che sia un'arretratezza diffusa.
            Diciamo che in Italia, anche se qualcuno si
            mettesse a tradurre (rimanendo ovviamente
            inascoltato), la competitività non si perderebbe:
            non c'è più dai tempi di Olivetti!
            :-(Questa è una generalizzazione abbastanza banale. Non abbiamo una Google (Volunia, ahah!) o una Apple, ma questo non vuol dire che non siamo in grado di lavorare fruttuosamente con l'estero. Magari progetti meno famosi, ma pur sempre in grado di produrre ricchezza.
          • Leguleio scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: Izio01


            loro octets e ordinateurs: per questo
            stupido


            campanilismo perdono in competitività
            sul

            mercato


            internazionale, e come si suol dire,
            mors

            tua,


            vita


            mea.



            No, guarda, non si perde in competitività
            perché

            si traduce. Le parole tradotte sono per i

            francesi, e solo per loro; non per gli scambi

            comunicativi con

            l'estero.

            La Francia ha un produttore di supercomputer,

            anzi <I
            supercalculateur </I

            ,
            la

            Bull, che in Italia ci sogniamo. Il
            produttore
            di

            schermi e periferiche LaCie è presente in
            mezzo

            mondo.



            In compenso ho avuto più volte a che fare con dei
            tecnici francesi incapaci di scrivere
            documentazione tecnica in inglese (figuriamoci
            parlarlo), e questo è un limite per loro. Perdono
            in competitività eccome, perché fuori dalla
            Francia, la documentazione in francese è
            sicuramente meno utile di quella in
            inglese.I problemi con le lingue straniere li hanno in molti; ma non c'entra nulla con il fatto che traducono tutto nella propria lingua. Non si diventa più bravi con l'inglese usando qualche parola raccattata qua e là, pronunciata a naso, come fanno italiani e russi. Per dire, credi che i tedeschi se la cavino meglio, quando si tratta di produrre documentazione tecnica in una lingua diversa dalla loro? Eppure i termini loro, in genere, li lasciano così come sono (con qualche eccezione). In più, l'esempio che porti somiglia molto al "me l'ha detto mio cuggino" di Elio e le storie tese. Se fai una denuncia non circostanziata, non hai molte possibilità di essere creduto.
            Il mio caso non fa statistica, ma siccome non si
            parla di persone di una singola azienda ma di
            persone diverse che lavorano in ambiti diversi,
            sia pure sempre legati all'informatica, credo che
            sia un'arretratezza
            diffusa.È possibile.Tieni presente che se un britannico, un irlandese, un americano, un australiano o un canadese non sanno produrre documentazione tecnica in una lingua diversa dall'inglese non li chiami "arretrati". Dici che è normale. :| Talvolta bisogna anche interrogarsi sugli indubbi vantaggi che hanno i madrelingua inglesi sul resto del mondo: non hanno alcun bisogno di studiare altre lingue oltre la propria, e possono concentrarsi su materie più interessanti come l'informatica e l'ingegneria.

            Diciamo che in Italia, anche se qualcuno si

            mettesse a tradurre (rimanendo ovviamente

            inascoltato), la competitività non si
            perderebbe:

            non c'è più dai tempi di Olivetti!

            :-(

            Questa è una generalizzazione abbastanza banale.Boh?!? Io non vedo smentite, qui.
            Non abbiamo una Google (Volunia, ahah!) o una
            Apple, ma questo non vuol dire che non siamo in
            grado di lavorare fruttuosamente con l'estero.E facendo cosa? Delle belle <I
            joint-venture </I
            per produrre materiale a basso costo ideato e progettato interamente in Svizzera o in Germania?
            Magari progetti meno famosi, ma pur sempre in
            grado di produrre
            ricchezza.Nel XXI secolo chi non fa innovazione (e nel campo informatico l'Italia non ne fa), di ricchezza non ne può produrre. Può accontentarsi delle briciole che gli lasciano nazioni nelle quali il costo del lavoro è più alto, e quindi per lavorazioni e compiti a relativamente bassa specializzazione possono appoggiarsi a ditte italiane.
          • Izio01 scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: Leguleio
            - Scritto da: Izio01





            loro octets e ordinateurs: per
            questo

            stupido



            campanilismo perdono in
            competitività

            sul


            mercato



            internazionale, e come si suol
            dire,

            mors


            tua,



            vita



            mea.





            No, guarda, non si perde in
            competitività

            perché


            si traduce. Le parole tradotte sono per
            i


            francesi, e solo per loro; non per gli
            scambi


            comunicativi con


            l'estero.


            La Francia ha un produttore di
            supercomputer,


            anzi <I
            supercalculateur
            </I


            ,

            la


            Bull, che in Italia ci sogniamo. Il

            produttore

            di


            schermi e periferiche LaCie è presente
            in

            mezzo


            mondo.






            In compenso ho avuto più volte a che fare
            con
            dei

            tecnici francesi incapaci di scrivere

            documentazione tecnica in inglese
            (figuriamoci

            parlarlo), e questo è un limite per loro.
            Perdono

            in competitività eccome, perché fuori dalla

            Francia, la documentazione in francese è

            sicuramente meno utile di quella in

            inglese.

            I problemi con le lingue straniere li hanno in
            molti; ma non c'entra nulla con il fatto che
            traducono tutto nella propria lingua. Non si
            diventa più bravi con l'inglese usando qualche
            parola raccattata qua e là, pronunciata a naso,
            come fanno italiani e russi. Per dire, credi che
            i tedeschi se la cavino meglio, quando si tratta
            di produrre documentazione tecnica in una lingua
            diversa dalla loro? Eppure i termini loro, in
            genere, li lasciano così come sono (con qualche
            eccezione).


            In più, l'esempio che porti somiglia molto al "me
            l'ha detto mio cuggino" di Elio e le storie tese.
            Se fai una denuncia non circostanziata, non hai
            molte possibilità di essere
            creduto.
            Penso che dipenda da chi legge.Ad esempio, quando inizi a pontificare tu, facendo pulci assurde ad aspetti irrilevanti degli interventi altrui, sembri veramente convinto di acquisire autorevolezza. Per quanto riguarda me, ci fai solo la figura di chi cavilla invece di discutere, e non penso di essere l'unico a pensarla così.Ovviamente chi legge della mia esperienza personale può credermi o meno, a suo piacimento. Tu fai pure a meno di credermi e continua a propagare i tuoi "fatti", chi ti nega questo diritto? Però vedi, hai ottime probabilità di apparire semplicemente un pallone gonfiato.
          • Leguleio scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: Izio01
            Penso che dipenda da chi legge.
            Ad esempio, quando inizi a pontificare tu,
            facendo pulci assurde ad aspetti irrilevanti
            degli interventi altrui, sembri veramente
            convinto di acquisire autorevolezza. Per quanto
            riguarda me, ci fai solo la figura di chi cavilla
            invece di discutere, e non penso di essere
            l'unico a pensarla
            così.
            Ovviamente chi legge della mia esperienza
            personale può credermi o meno, a suo piacimento.
            Tu fai pure a meno di credermi e continua a
            propagare i tuoi "fatti", chi ti nega questo
            diritto? Però vedi, hai ottime probabilità di
            apparire semplicemente un pallone
            gonfiato.Adesso fai l'offeso.Io ti dico come sta la realtà. Queste che dici dei francesi sono chiacchiere da bar (tra l'altro, sapendo cosa pensa l'italiano medio dei francesi, la probabilità che sia pregiudizio e nulla più è anche molto alta...).Tu libero di non seguire i miei consigli, e non fare nomi e cognomi. La Vita ti farà capire pian piano che affermazioni simili vanno bene solo al bar, e solo con chi è già d'accordo con te.
          • Paolo T. scrive:
            Re: Macché confusione

            Gli italiani da sempre sono abituati a farsi
            capire dal resto del mondo.Quelli come te, in particolare, si fanno capire molto bene. La loro fama li precede.
        • ACapoccia scrive:
          Re: Macché confusione
          Indentik lo posso pronunciare come è scritto perchè così mi consente la grammatica italiana, quasi nessuno lo sa ma è così! La lingua italiana al contrario di quel pastrocchio francese ha regole precise anche per le parole estere che si possono usare... o tu vai a vedere le pellicole invece dei film (notare, senza "s" finale in italiano)?
          • Leguleio scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: ACapoccia
            Indentik lo posso pronunciare come è scritto
            perchè così mi consente la grammatica italiana,
            quasi nessuno lo sa ma è così! La lingua italiana
            al contrario di quel pastrocchio francese ha
            regole precise anche per le parole estere che si
            possono usare... o tu vai a vedere le pellicole
            invece dei film (notare, senza "s" finale in
            italiano)?Sì, ma guarda che non esprimevo una valutazione se fanno bene o male, a pronunciarla così. Era un esempio per dimostrare che gli italiani l'inglese non lo sapevano quando la parola identikit è entrata nel parlare comune, non la sanno oggi, e non la sapranno mai. Questo non è arricchire la lingua: è scimmiottare un modello che si fa finta di conoscere.
    • Garance Le Guillermic scrive:
      Re: Macché confusione
      - Scritto da: Leguleio

      Una nazione ha una politica linguistica, e la
      attua; dove sta la notizia, non lo so. A cosa serve una politica linguistica? A niente.Da che mondo è mondo le lingue sono nate, si sono autoregolate, si sono sviluppate e sono cambiate SPONTANEAMENTE, ibridandosi, fondendosi e mescolandosi con altre lingue, in un'allegra orgia sintattico-morfologico-semiotica, e senza bisogno di burocrazie autoreferenziali e censorie preposte a fare pulizia etnolinguistica dei termini non di "razza pura".La politica la si faccia per dar da mangiare e da lavorare a chi non ce l'ha e per tenere sotto controllo chi ruba o uccide, non sprecando denaro in inutilissime commissioni con l'alato compito di sorvegliare che la gente non parli ( <i
      quelle horreur </i
      !) parole forestiere.Certo, se qualcuno poi riesce a dimostrarmi (con sufficienti prove concrete) che dicendo "hard disk" in luogo di "disco rigido" si produce un danno tangibile alla vita materiale delle persone... tutto potrebbe anche cambiare.Ma in caso contrario si resta dalle parti di una mentalità parareligiosa. E le dispute tipo sul "filioque" lasciamole alle chiese...
      • Leguleio scrive:
        Re: Macché confusione
        - Scritto da: Garance Le Guillermic



        Una nazione ha una politica linguistica, e la

        attua; dove sta la notizia, non lo so.

        A cosa serve una politica linguistica? A niente.Questo lo dici tu.Istituti per la regolamentazione della lingua esistono quasi ovunque... fuorché in Italia. Chiediti perché.
        Da che mondo è mondo le lingue sono nate, si sono
        autoregolate, si sono sviluppate e sono cambiate
        SPONTANEAMENTE, ibridandosi, fondendosi e
        mescolandosi con altre lingue, in un'allegra
        orgia sintattico-morfologico-semiotica, e senza
        bisogno di burocrazie autoreferenziali e censorie
        preposte a fare pulizia etnolinguistica dei
        termini non di "razza
        pura".La regolamentazione linguistica non serve solo a questo. Anzi, normalmente questo è proprio l'ultimo aspetto.Serve ad avere una lingua uniforme e comprensibile in tutto il territorio.
        La politica la si faccia per dar da mangiare e da
        lavorare a chi non ce l'ha e per tenere sotto
        controllo chi ruba o uccide, non sprecando denaro
        in inutilissime commissioni con l'alato compito
        di sorvegliare che la gente non parli ( <i

        quelle horreur </i
        !) parole
        forestiere.Hai un concetto di politica da autentico italiano, irrimediabilmente impelagato fra le due fazioni contrapposte dei guelfi o dei ghibellini.Ti apro un po' gli occhi, rivelandoti una nuova accezione di politica (tratta dal Treccani online):"Particolare modo di agire, di procedere, di comportarsi in vista del raggiungimento di un determinato fine, sia nellambito pubblico sia in quello privato: <I
        la p. dellazienda; p. letteraria, culturale; con lui hai sbagliato p.; congedare un cappuccino, senza avergli dato udienza, non era secondo le regole della sua p. </I
        (Manzoni, con riferimento a don Rodrigo); <I
        perseguì una certa sua p. con la quale tendeva a farsi aumentare il salario </I
        (Svevo)". Che è l'accezione in cui la intendevo io. La Commissione generale di terminologia e neologismi francese non fa politica, e non è composta da politici. Traccia linee guida.
        Certo, se qualcuno poi riesce a dimostrarmi (con
        sufficienti prove concrete) che dicendo "hard
        disk" in luogo di "disco rigido" si produce un
        danno tangibile alla vita materiale delle
        persone... tutto potrebbe anche
        cambiare.Si produce, invece. Si chiama "autocolonialismo culturale". Ma chi lo subisce dal 1945 non se ne può rendere conto.Guarda caso, abbiamo dovuto aspettare il 2010 per renderci conto che molte auto blu, auto di rappresentanza per politici di primo piano quindi, erano di marca straniera. Ecco uno dei danni (non l'unico) dell'autocolonialismo culturale.
        Ma in caso contrario si resta dalle parti di una
        mentalità parareligiosa. E le dispute tipo sul
        "filioque" lasciamole alle
        chiese...Macché dispute. I francesi, e molti altri popoli, si regolamentano la <B
        loro </B
        lingua. Gli italiani la fanno regolare dagli altri. Tutto qui. Fatti, non pugnette.
        • thebecker scrive:
          Re: Macché confusione
          - Scritto da: Leguleio
          - Scritto da: Garance Le Guillermic







          Una nazione ha una politica
          linguistica, e
          la


          attua; dove sta la notizia, non lo so.



          A cosa serve una politica linguistica? A
          niente.

          Questo lo dici tu.
          Istituti per la regolamentazione della lingua
          esistono quasi ovunque... fuorché in Italia.
          Chiediti
          perché.
          In Italia c'è questo istituto da secoli:Esiste ancora:http://www.accademiadellacrusca.it/it/laccademia/enti-collaboratori/universitaIo ho studiato che da secoli l'Accademia della Crusca si occupa dello sviluppo e termini della lingua italiana, forse ormai è ridotta come tutte le università italiane, ha solo il nome e poi tutto il resto e Baroni&co. ;)Attenzione a me va bene che ci sia in ogni nazione uno istutuo di studio e sviluppo della lingua per mantenere un propria identità culturale (non deve ovviamente imporre). Alcuni termini tecnici devono essere universali in un mondo globale collegato in rete, rispetto al passato, alcuni concetti devono essere capiti da tutto il mondo. Ovviamente bisognerebbe sapere anche la giusta pronuncia, sono d'accordo :)-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 30 gennaio 2013 11.43-----------------------------------------------------------
          • Leguleio scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: thebecker

            - Scritto da: Garance Le Guillermic











            Una nazione ha una politica

            linguistica, e

            la



            attua; dove sta la notizia, non lo
            so.






            A cosa serve una politica linguistica? A

            niente.



            Questo lo dici tu.

            Istituti per la regolamentazione della lingua

            esistono quasi ovunque... fuorché in Italia.

            Chiediti

            perché.



            In Italia c'è questo istituto da secoli:

            Esiste ancora:
            http://www.accademiadellacrusca.it/it/laccademia/eVuoi che non lo sappia?Non ha alcuno statuto ufficiale, all'interno dello Stato italiano. L'accademia della Crusca venne sciolta del regime fascista, e fusa con la Reale Accademia d'Italia: quella di cui parliamo oggi è solo una sua "resurrezione" artificiale.Un istituto di cui, se non fosse per i numerosi servizi di Striscia la Notizia, molti italiani ignorerebbero persino l'esistenza, visto che all'atto pratico non fa granché.
            Io ho studiato che da secoli l'Accademia della
            Crusca si occupa dello sviluppo e termini della
            lingua italiana, forse ormai è ridotta come tutte
            le università italiane, ha solo il nome e poi
            tutto il resto e Baroni&co.
            ;)Il marchio, più che il nome.
            Attenzione a me va bene che ci sia in ogni
            nazione uno istutuo di studio e sviluppo della
            lingua per mantenere un propria identità
            culturale (non deve ovviamente imporre).Ah, ecco.Dal precedente commento pareva diverso.
            Alcuni termini tecnici devono essere universali
            in un mondo globale collegato in rete, rispetto
            al passato, alcuni concetti devono essere capiti
            da tutto il mondo. Ovviamente bisognerebbe sapere
            anche la giusta pronuncia, sono d'accordo
            :)Nemmeno l'ONU ha un linguaggio universale: sono riconosciute come lingue di lavoro l'inglese, il francese, lo spagnolo, l'arabo, il russo e il cinese. Nemmeno la chiesa cattolica romana (in greco "cattolico" significa universale): sarebbe il latino, ma per ovvie ragioni questo non viene più usato per scopi pratici, se non nei bancomat a Città del Vaticano. :-)Invece l'Union postale universelle una lingua internazionale deve averla per forza, e infatti ce l'ha: è il francese:http://www.upu.int/fr/lupu/langues.htmlCome vedi, è facile prendere cantonate se non si conosce bene la situazione a livello mondiale.
          • Izio01 scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: Leguleio

            Invece l'Union postale universelle una lingua
            internazionale deve averla per forza, e infatti
            ce l'ha: è il
            francese:

            http://www.upu.int/fr/lupu/langues.html

            Come vedi, è facile prendere cantonate se non si
            conosce bene la situazione a livello
            mondiale.Quale sarebbe la cantonata? Il fatto che le cose non sempre vadano come secondo lui dovrebbero andare? Allora hai preso una cantonata più grossa tu, perché nella grande maggioranza dei casi vanno come dice lui e non come dici tu. E io ci aggiungo: "Per fortuna!".
          • Leguleio scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: Izio01



            Invece l'Union postale universelle una lingua

            internazionale deve averla per forza, e
            infatti

            ce l'ha: è il

            francese:



            http://www.upu.int/fr/lupu/langues.html



            Come vedi, è facile prendere cantonate se
            non
            si

            conosce bene la situazione a livello

            mondiale.

            Quale sarebbe la cantonata? La frase "alcuni termini devono essere universali".Se una lingua universalmente accettata ancora non c'è, nemmeno all'Onu, nemmeno nella Chiesa cattolica, come è possibile pretendere che certi ambiti del sapere ne adottino solo una?
          • Izio01 scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: Leguleio
            - Scritto da: Izio01








            Invece l'Union postale universelle una
            lingua


            internazionale deve averla per forza, e

            infatti


            ce l'ha: è il


            francese:





            http://www.upu.int/fr/lupu/langues.html





            Come vedi, è facile prendere cantonate
            se

            non

            si


            conosce bene la situazione a livello


            mondiale.



            Quale sarebbe la cantonata?

            La frase "alcuni termini devono essere
            universali".
            Se una lingua universalmente accettata ancora non
            c'è, nemmeno all'Onu, nemmeno nella Chiesa
            cattolica, come è possibile pretendere che certi
            ambiti del sapere ne adottino solo
            una?Io la vedo solo come una frase troppo categorica."Alcuni termini dovrebbero essere universali", oppure: "Sarebbe auspicabile che alcuni termini tecnici fossero universali" secondo me sono proposizioni assolutamente valide.Si può poi discutere sul fatto di quali siano questi termini, o anche essere in disaccordo in toto con quello che ho/abbiamo detto, ma se non vogliamo fare della filosofia e mantenerci in ambito tecnico, dico solo che secondo me va benissimo l'inglese per parecchi termini in ambito informatico, per semplici necessità di interazione in un mondo multilingue. Quando invece vedo in giro qua insegne tipo: "Fashion Store", "Hair Stylist", "Food Court" o "Outlet", anch'io alzo un sopracciglio, perché secondo me, di utilizzare queste diciture si potrebbe fare tranquillamente a meno.
        • panda rossa scrive:
          Re: Macché confusione
          - Scritto da: Leguleio
          Guarda caso, abbiamo dovuto aspettare il 2010 per
          renderci conto che molte auto blu, auto di
          rappresentanza per politici di primo piano
          quindi, erano di marca straniera.Sarai tu che sei daltonico.Le auto italiane sono rosse.Un'auto blu non puo' essere italiana!
          • Leguleio scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: panda rossa
            - Scritto da: Leguleio


            Guarda caso, abbiamo dovuto aspettare il
            2010
            per

            renderci conto che molte auto blu, auto di

            rappresentanza per politici di primo piano

            quindi, erano di marca straniera.

            Sarai tu che sei daltonico.
            Le auto italiane sono rosse.
            Un'auto blu non puo' essere italiana!Spiritoso.
        • Garance Le Guillermic scrive:
          Re: Macché confusione
          - Scritto da: Leguleio
          - Scritto da: Garance Le Guillermic







          Una nazione ha una politica
          linguistica, e
          la


          attua; dove sta la notizia, non lo so.



          A cosa serve una politica linguistica? A
          niente.

          Questo lo dici tu.
          Istituti per la regolamentazione della lingua
          esistono quasi ovunque... fuorché in Italia.
          Chiediti
          perché.Tu intanto leggi qua:http://en.wikipedia.org/wiki/Argumentum_ad_populum
          La regolamentazione linguistica non serve solo a
          questo. Anzi, normalmente questo è proprio
          l'ultimo
          aspetto.
          Serve ad avere una lingua uniforme e
          comprensibile in tutto il
          territorio.Appunto.Un residuato del nazionalismo ottocentesco, del sistema d'istruzione massificato che nacque allora cercando di piallare dall'alto tutte le varietà locali.La Francia in questa è stata campione, vedi lotta contro bretone, occitano, ecc.E se questi sistemi sono qualcosa di accettabile, allora i francesini non si lamentino se, con la globalizzazione, avviene al francese quello che il francese ha fatto alle proprie varianti locali.Bretoni, occitani e altri hanno dovuto adeguarsi al francese?Bene, ora i francesi si adeguino all'inglese.E magari un domani al cinese o all'arabo.
          La
          Commissione generale di terminologia e neologismi
          francese non fa politica, e non è composta da
          politici. Traccia linee
          guida.Anche i dipendenti pubblici non sono politici né fanno politica, e dunque? Non sono organi dipendenti dalla politica pubblica?La commissione francese si muove in base a decreti del governo esplicitamente volti a preservare una (presunta) "purezza" della lingua, cercando di piegarne i naturali (e inevitabili) sviluppi.Non stiamo parlando di un insieme di studiosi che dicano la loro sul sistema linguistico senza aver alcun legame con le istituzioni politiche.

          Certo, se qualcuno poi riesce a dimostrarmi
          (con

          sufficienti prove concrete) che dicendo "hard

          disk" in luogo di "disco rigido" si produce
          un

          danno tangibile alla vita materiale delle

          persone... tutto potrebbe anche

          cambiare.

          Si produce, invece. Si chiama "autocolonialismo
          culturale". Ma chi lo subisce dal 1945 non se ne
          può rendere
          conto.Altra fallacia, quella della "falsa coscienza": i tuoi argomenti sono invalidi perché subisci un condizionamento.Ma allora è vero che gli avvocati argomentano a suon di fallacie. (rotfl)E comunque non può esistere un danno, se per chi lo "subisce" questo non comporta un problema. Se a me va bene un italiano inglesizzato, chi sei tu per dirmi che "faccio male a me stesso"?Mai sentito parlare di "principio di offensività"? ;)Per il resto, vedi sopra.Se il tuo ragionamento fosse corretto, allora avrebbero ragione i leghisti a piangere la regressione dei dialetti a causa dell'italiano standard...
          Guarda caso, abbiamo dovuto aspettare il 2010 per
          renderci conto che molte auto blu, auto di
          rappresentanza per politici di primo piano
          quindi, erano di marca straniera. Sinceramente, e chi se ne frega?Si compra l'auto che funziona, se funziona meglio quella straniera, si prende quella, e se in Italia vogliono vendere più auto comincino a farle meglio.Il libero mercato spinge al miglioramento. Le alternative non hanno funzionato granché.O vuoi forse dire che dovremmo tornare ai "bei" tempi del protezionismo, mio caro leguleio nostalgico? ;)
          Macché dispute. I francesi, e molti altri popoli,
          si regolamentano la <B
          loro </B

          lingua. Gli italiani la fanno regolare dagli
          altri. Tutto qui. Fatti, non
          pugnette.Le lingue "dei popoli" non esistono.Tutte le lingue nazionali sono costruzioni artificiali create nell'800 come strumento di governo: vale per il castigliano, vale per l'italiano standard, vale per il francese.E continui a dare per scontato che a tutti i francesi questi "regolamenti" (finanziati e pilotati pubblicamente) vadano bene. E chi te lo dice?
          • Leguleio scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: Garance Le Guillermic
            Tu intanto leggi qua:
            http://en.wikipedia.org/wiki/Argumentum_ad_populumHo già spiegato nella risposta sotto che non c'entra niente.E Wikipedia non è il luogo più indicato per imparare a riconoscere le fallacie logiche. Con un libro di testo del genere, prendere fallacie sulle fallacie è facile.

            Serve ad avere una lingua uniforme e

            comprensibile in tutto il

            territorio.

            Appunto.
            Un residuato del nazionalismo ottocentesco, del
            sistema d'istruzione massificato che nacque
            allora cercando di piallare dall'alto tutte le
            varietà
            locali.Evviva l'incomprensione! Torniamo alla Napoli in cui si parla napoletano, alla Monza in cui si parla brianzolo, all'Ivrea in cui si parla canavesano alla Bergamo in cui si parla orobico. Ed è chiaro dalle tue parole: siccome l'idea è ottocentesca, allora è sbagliata. Non fa una grinza.
            La Francia in questa è stata campione, vedi lotta
            contro bretone, occitano,
            ecc.Macché lotta. Lo parlano ancora:http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2008/05/27/01016-20080527ARTFIG00011-l-enseignement-des-langues-regionales-a-bien-progresse.php
            E se questi sistemi sono qualcosa di accettabile,
            allora i francesini non si lamentino se, con la
            globalizzazione, avviene al francese quello che
            il francese ha fatto alle proprie varianti
            locali.Non si lamentano. Ma avendo un governo e uno stato un minimo coeso, usano l'antidoto. Non si può dire lo stesso dell'Italia, e non ne farei una vanto.
            Bretoni, occitani e altri hanno dovuto adeguarsi
            al
            francese?
            Bene, ora i francesi si adeguino all'inglese.
            E magari un domani al cinese o all'arabo.Messa così, sembra una farsa teatrale. Oppure la classica barzelletta "C'è un italiano, un francese, un inglese e un tedesco...".Non hai argomenti un po' più solidi?
            Anche i dipendenti pubblici non sono politici né
            fanno politica, e dunque? Non sono organi
            dipendenti dalla politica
            pubblica?Tutto sta nel capire cosa intendi per "dipendenti". Sì, lo stipendio lo prendono dallo Stato. E quindi? Un docente universitario di una università statale è un servo del governo, secondo la tua logica?
            La commissione francese si muove in base a
            decreti del governo esplicitamente volti a
            preservare una (presunta) "purezza" della lingua,
            cercando di piegarne i naturali (e inevitabili)
            sviluppi.
            Non stiamo parlando di un insieme di studiosi che
            dicano la loro sul sistema linguistico senza aver
            alcun legame con le istituzioni
            politiche.Invece sì. Forse, da italiano che vive in Italia, ti piacerebbe che tutto il mondo avesse gli stessi vizi e gli stessi difetti delle Commissioni italiane. Ma non è così:http://www.culture.gouv.fr/culture/dglf/terminologie/termino_enrichissement.htmTraduco il punto saliente: "In ogni dipartimenti ministeriale sono incaricate delle commissioni specializzate in terminologia e neologia, composte da esperti di settore, funzionari e volontari".In particolare, la terminologia in ambito informatico è quasi completamente demandata a volontari, che esprimono pareri leggibili sul loro sito.

            Si produce, invece. Si chiama
            "autocolonialismo

            culturale". Ma chi lo subisce dal 1945 non
            se
            ne

            può rendere

            conto.

            Altra fallacia, quella della "falsa coscienza": i
            tuoi argomenti sono invalidi perché subisci un
            condizionamento.
            Ma allora è vero che gli avvocati argomentano a
            suon di fallacie.
            (rotfl)Sì, è vero. E vincono pure le cause, pensa un po'.Chi fa lo spiritoso pensando di apparire più intelligente, invece, le perde. Non solo in tribunale: alla lunga anche nella realtà. Non si va molto lontano lamentandosi con la maestra, o col giudice: "Ma guardi che lui sta usando una fallacia!". Dopo un po' stufano. :|
            E comunque non può esistere un danno, se per chi
            lo "subisce" questo non comporta un problema. Se
            a me va bene un italiano inglesizzato, chi sei tu
            per dirmi che "faccio male a me
            stesso"?Infatti non dico questo. Anche perché ormai il danno è fatto, da decenni.Ma non sei nella condizione di criticare chi, come la Francia e molti altri Stati, un antidoto lo usano. Non più di chi, immobilizzato sulla sedia a rotelle, si metta a criticare Pistorius.
            Mai sentito parlare di "principio di
            offensività"?
            ;)No, ma da te mi aspetto una definizione cucita su misura. Dammela pure, se ci tieni.
            Per il resto, vedi sopra.
            Se il tuo ragionamento fosse corretto, allora
            avrebbero ragione i leghisti a piangere la
            regressione dei dialetti a causa dell'italiano
            standard...No, perché i dialetti non sono regrediti nel senso in cui lo usi tu. I dialetti non sono parlati da stranieri, e da persone provenienti da altre zone d'Italia. Che poi in alcune città questi siano la maggioranza, con la lingua e il dialetto in sé non ha nulla a che fare.
            molte auto blu, auto di

            rappresentanza per politici di primo piano

            quindi, erano di marca straniera.

            Sinceramente, e chi se ne frega?C'è stata una vertenza politica, figurati cosa può XXXXXXX a me che vivo all'estero:http://www.repubblica.it/motori/attualita/2011/11/19/news/svolta_monti_auto_blu_italiane_ma_il_parco_auto_d_epoca_-25254824/Brevemente: il fatto di utilizzare a livello ufficiale auto di fabbricazione estera implica un giudizio negativo sull'affidabilità di quelle italiane.
            O vuoi forse dire che dovremmo tornare ai "bei"
            tempi del protezionismo, mio caro leguleio
            nostalgico?
            ;)Ecco un altro esempio dei tuoi argomenti.Per la serie: non ho capito niente, ma faccio la battuta brillante.
            Le lingue "dei popoli" non esistono.
            Tutte le lingue nazionali sono costruzioni
            artificiali create nell'800 come strumento di
            governo: vale per il castigliano, vale per
            l'italiano standard, vale per il
            francese.Hai delle conoscenze della storia della lingua apprese dai Bignamini di storia.La prima ordinanza francese di uso esclusivo della lingua, anziché del latino, è del 1539 (ordinanza di Villers-Cotterêts; il testo è ancora in vigore oggi, nella Francia repubblicana): ben 300 anni prima dell'Ottocento.
            E continui a dare per scontato che a tutti i
            francesi questi "regolamenti" (finanziati e
            pilotati pubblicamente) vadano bene. E chi te lo
            dice?No, se mi leggessi avresti visto che qui:http://punto-informatico.it/b.aspx?i=3703825&m=3703851#p3703851sostengo che spesso adottano il termine inglese. Un altro esempio di chi, nelle frasi dell'interlocutore, legge solo quello che vuole leggervi.
        • ErFenomeno scrive:
          Re: Macché confusione

          Questo lo dici tu.
          Istituti per la regolamentazione della lingua
          esistono quasi ovunque... fuorché in Italia.
          Chiediti
          perché.Perchè gli altri non hanno una lingua come la nostra che le sue regole precise le ha già. Oppure vogliamo mantenere le solite commissioni/istituzioni inutili? Per una volta che non le abbiamo, non diciamolo che ci salviamo!
          • Leguleio scrive:
            Re: Macché confusione
            - Scritto da: ErFenomeno

            Questo lo dici tu.

            Istituti per la regolamentazione della lingua

            esistono quasi ovunque... fuorché in Italia.

            Chiediti

            perché.
            Perchè gli altri non hanno una lingua come la
            nostra che le sue regole precise le ha già.No, le regole le ha, ma non sono precise, e non lo sono mai state. Ogni grammatica ha una sua opinione su alcuni argomenti. Ti annoierei se li elencassi.E poi, che ne sai che ad esempio la lingua islandese non ha una grammatica con regole precise? L'hai studiata? Eppure là, in una nazione in cui sono in 310 000 a parlare la lingua, l'istituto c'è: si chiama Íslensk málnefnd. Anche all'islandese non piacciono le parole straniere, e quindi accanto al forestierismo pizza, impronunciabile per loro, esiste il termine <I
            flatbaka </I
            : Ecco una ricetta di una pizza islandese:http://www.eldum.is/flatbaka-med-spinati-og-cesarkjuklingi/
            Oppure vogliamo mantenere le solite
            commissioni/istituzioni inutili? Per una volta
            che non le abbiamo, non diciamolo che ci
            salviamo!Parli di inutili a priori, o di inutili a posteriori? Perché sono due cose molto, molto diverse.La Commissione per la strage sui cieli di Ustica era utile: sapere che cos'era sucXXXXX a 81 passeggeri non era proprio una questione del sesso degli angeli. Solo quando ha presentato le sue non-conclusioni, ci si è resi conto che parlamentari italiani hanno passato dodici anni a scaldare le loro sedie. Puoi demonizzare le commissioni italiane, visti i risultati; non puoi dire che sono inutili in tutto il mondo.
      • ACapoccia scrive:
        Re: Macché confusione
        - Scritto da: Garance Le Guillermic
        - Scritto da: Leguleio



        Una nazione ha una politica linguistica, e la

        attua; dove sta la notizia, non lo so.

        A cosa serve una politica linguistica? A niente.A pagare una commissione fatta di parenti e di amici di amici che non serve ad una mazza. E poi c'è la crisi in Europa...
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