Apple dice no ad un libro

Bloccato un titolo che voleva utilizzare iBookstore ma conteneva al suo interno link per la vendita di volumi su Amazon. Censura? O questione di concorrenza?
Bloccato un titolo che voleva utilizzare iBookstore ma conteneva al suo interno link per la vendita di volumi su Amazon. Censura? O questione di concorrenza?

Apple ha bloccato un libro di Seth Godin che lo voleva distribuito via iBookstore, in quanto conteneva numerosi link per l’acquisto di volumi via Amazon .

Imprenditore, oratore e scrittore già di una dozzina di libri , Godin aveva presentato la sua ultima fatica dal titolo “Stop Stealing Dreams” per la distribuzione attraverso il marketplace, la piattaforma di distribuzione di ebook di Apple: tuttavia, con sua grande sorpresa, si è visto rifiutato.

Le motivazioni opposte da Apple puntano il dito contro i “troppi link allo store Amazon” contenuti al suo interno ed impiegati per identificare i libri citati in bibliografia. D’altronde, Godin è anche fondatore del “Progetto Domino” che, in collaborazione proprio con Amazon, punta espressamente a “cambiare il modo in cui i libri sono costruiti”: uno stretto rapporto con il negozio digitale, dunque, non dovrebbe sorprendere.

Per alcuni osservatori si tratta di un decisione che rappresenta il punto di svolta che trasforma la politica di chiusura di Apple in vera e propria censura e, in generale , l’inizio di una parcellizzazione del mercato dei libri.

Per questo in seguito all’episodio è montata la polemica proprio in quando il blocco è conseguente ad una decisione presa sul contenuto del libro. Godin ha ribadito che “quello che c’è dentro ad un libro non dovrebbe riguardare una libreria che detiene una fetta sostanziale del mercato” e che non dovrebbe essere compito suo decidere cosa possono leggere i potenziali lettori .

Apple, insomma, guardando al contenuto avrebbe fatto un lavoro che è proprio dell’editore e non della libreria. O meglio, un lavoro che se fatto dalla libreria non in base a un valutazione di qualità del contenuto, ma a un puro interesse particolare, apre a tutta una serie di pressioni possibili su libri ritenuti scomodi da questo o quel gruppo di interesse. Inoltre, essendo il suo store digitale di libri legato ai dispositivi adottati per la lettura, il controllo e il potere di Cupertino diventerebbero ancora più preponderanti e, di conseguenza, intollerabili nell’ottica della libertà di espressione.

Trattandosi di motivazioni legate ai link, poi, la questione diventa ancora più preoccupante secondo Godin: la logica adottata per l’esclusione portata all’estremo causerebbe, per esempio, il blocco trasversale dei link che portano a un documento Google da parte di Bing, dei video con link a Vimeo su YuoTube e così via. Un processo che di fatto annienterebbe il Web come lo conosciamo.

Godin, peraltro, può facilmente aggirare il blocco di Apple dal momento che sul suo sito mette a disposizione un’edizione EPUB del volume: proprio questa sembra d’altronde la differenza tra la decisione di Apple e la censura vera e propria, cioè il fatto che il titolo, pur essendo escluso dal suo store digitale, può essere comunque letto su iBooks se, appunto, scaricato da altra fonte.

D’altra parte per Godin e il suo Domino Project non poteva esserci marketing migliore: il progetto punta a trasformare proprio l’editoria, sviluppando un più stretto legame tra editore e lettori e una distribuzione basata su campagne virali e la velocità del passa parola. In questo senso più che come contenuti censurati i link potrebbero essere visti anche come una forma di pubblicità indiretta, tanto che a favore di Apple qualcuno sottolinea che nessuna libreria accetterebbe di distribuire coupon con le offerte di concorrenti diretti.

Claudio Tamburrino

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