Apple e il cambio di Nano

Annunciato il programma di sostituzioni per gli iPod Nano di prima generazione con difetti di batteria

Roma – Apple ha dato il via ad un nuovo programma di sostituzioni: interessati, stavolta, i dispositivi difettosi della prima generation di iPod Nano venduti tra settembre 2005 e dicembre 2006.

Alcuni osservatori avevano avanzato l’ipotesi che Cupertino potesse provvedere a scambiarli, a cinque anni dal loro acquisto, con dispositivi omologhi di ultima generazione: tuttavia non sarà così dal momento che Apple ha confermato l’intenzione di dare in cambio dei device difettosi nuovi iPod Nano, ma sempre di prima generazione .

Apple non ha rivelato quanti iPod Nano saranno interessati dalla sostituzione: il problema riscontrato riguarda la batteria e il rischio di surriscaldamenti pericolosi , questione che aveva già fatto scattare alcune indagini, tra cui quella delle autorità giapponesi . (C.T.)

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  • bitblaster scrive:
    e ce la faranno...
    E ce la faranno le major senza il contributo di Google?Ormai gli utenti si sono abituati al modello ITunes, compri quello che vuoi e solo quello ad un prezzo accettabile. Il tempo dei CD venduti a peso d'oro e con pezzi di scarsa qualità utili solo a "riempire" il supporto è finito da un pezzo.Le persone vogliono ubiquità, qualità, rapidità e risparmio.Se Google entrerà in questo mercato, certo pestando i piedi ad Apple in primis, ci sarà solo da guadagnarci per tutti. Persino per le major, se sapranno buttarsi alle spalle il loro modello di business da paleolitico.Ma a ben pensarci è meglio di no, speriamo che si aggrappino fino all'ultimo alle loro (vane) speranze, si estingueranno più velocemente.E sarà (davvero) un'altra musica...
    • il signor rossi scrive:
      Re: e ce la faranno...
      - Scritto da: bitblaster
      E ce la faranno le major senza il contributo di
      Google?

      Ormai gli utenti si sono abituati al modello
      ITunes, compri quello che vuoi e solo quello ad
      un prezzo accettabile.

      Il tempo dei CD venduti a peso d'oro e con pezzi
      di scarsa qualità utili solo a "riempire" il
      supporto è finito da un
      pezzo.beh, purtroppo questo è un male... ricordo molte volte di aver acquistato dischi bellissimi che avevano bisogno di qualche ascolto per essere apprezzati perché non proprio orecchiabili. Certo, ci sono stati alcuni casi come dici tu, ma in generale un disco rappresenta un lavoro coerente di un artista, e forse proprio per il fatto che oltre a un paio di pezzi orecchiabili l'artista può "riempire il disco" sentiamo anche cose meno scontate.Invece si sta andando verso un mercato musicale dove conta solo il singolo pezzo, tanto compri solo quello, e allora il singolo pezzo deve essere qualcosa di già sentito perché altrimenti non lo compri. Insomma, per gli artisti sarà una schiavitù... la schiavitù di dover fare sempre e solo musichette accattivanti per vendere, e per noi sarà un impoverimento della scena musicale.
      Le persone vogliono ubiquità, qualità, rapidità e
      risparmio.
      Se Google entrerà in questo mercato, certo
      pestando i piedi ad Apple in primis, ci sarà solo
      da guadagnarci per tutti. Persino per le major,
      se sapranno buttarsi alle spalle il loro modello
      di business da
      paleolitico.su questo sono d'accordo, ma un euro a pezzo è ancora veramente TROPPO. Il prezzo giusto dovrebbe essere 10 centesimi, dato che poi posso acquistare cd (magari vecchiotti) a 3-5-10 euro, invece se acquisto su itunes un pezzo magari di vent'anni fa devo pagarlo un euro e trenta... siamo sicuri che ci stiamo guadagnando?
      • ziovax scrive:
        Re: e ce la faranno...
        - Scritto da: il signor rossi

        beh, purtroppo questo è un male... ricordo molte
        volte di aver acquistato dischi bellissimi che
        avevano bisogno di qualche ascolto per essere
        apprezzati perché non proprio orecchiabili.Puoi continuare a comprare tutto il disco, se vuoi: non ti viene impedito.
        Certo, ci sono stati alcuni casi come dici tu, ma
        in generale un disco rappresenta un lavoro
        coerente di un artista, e forse proprio per il
        fatto che oltre a un paio di pezzi orecchiabili
        l'artista può "riempire il disco" sentiamo anche
        cose meno
        scontate.Ma anche cose che non avremmo mai voluto sentire, per le quali siamo stati costretti a pagare.
        Invece si sta andando verso un mercato musicale
        dove conta solo il singolo pezzo, tanto compri
        solo quello, e allora il singolo pezzo deve
        essere qualcosa di già sentito perché altrimenti
        non lo compri. Insomma, per gli artisti sarà una
        schiavitù... la schiavitù di dover fare sempre e
        solo musichette accattivanti per vendere, E' sempre stato così (per gli artisti di mezza tacca)... la differenza è che ora puoi comprarti solo il singolo, se ti piace solo quello, mentre prima eri costretto a comprarti tutto l'album.
        e per
        noi sarà un impoverimento della scena
        musicale.
        Questa è solo un'impressione: oggi è possibile ascoltare molta più musica rispetto ad un tempo, quindi ti capita di sentire anche più schifezze... in proporzione, sono le stesse.

        su questo sono d'accordo, ma un euro a pezzo è
        ancora veramente TROPPO. Il prezzo giusto
        dovrebbe essere 10 centesimi, dato che poi posso
        acquistare cd (magari vecchiotti) a 3-5-10 euro,
        invece se acquisto su itunes un pezzo magari di
        vent'anni fa devo pagarlo un euro e trenta...
        siamo sicuri che ci stiamo
        guadagnando?Concordo anche io.In fondo ti stanno sempre vendendo una versione compressa con perdita (seppur perfettamente ascoltabile) del brano, senza i costi di produzione e creazione della confezione, del booklet e del supporto, oltre che i costi della distribuzione.Secondo me potrebbero pure eliminare il rincaro del negoziante, oppure, se proprio devono, limarlo il più possibile (google ed apple potrebbero senza problemi, grazie al volume di vendita infinitamente superiore ed ai costi di gestione infinitamente inferiori rispetto a quella di un negozio fisico ).
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