Apple, inno di vittoria su iPod e iTunes

La sentenza è favorevole a Cupertino: gli aggiornamenti operati al proprio ecosistema musicale non avevano lo scopo di tagliare fuori la concorrenza, ma sono serviti a migliorare l'esperienza d'uso. Così la giuria ha deliberato
La sentenza è favorevole a Cupertino: gli aggiornamenti operati al proprio ecosistema musicale non avevano lo scopo di tagliare fuori la concorrenza, ma sono serviti a migliorare l'esperienza d'uso. Così la giuria ha deliberato

Apple si è aggiudicata la vittoria nel caso che la vedeva sul banco degli imputati per le pratiche commerciali che secondo l’accusa generavano un beneficio indebito legato ad iTunes ad iPod , che sarebbe stato ottenuto scoraggiando l’acquisto e la fruizione di brani musicali acquistati presso la concorrenza e l’acquisto di player alternativi che non avrebbero potuto suonare la musica acquistata sullo store della Mela.

Così come in Italia nel 2007, nonché in Norvegia ed in California , Apple era stata chiamata in causa da autorità e consumatori per il software DRM FairPlay adottato da iTunes fino al 2009 a protezione delle tracce audio vendute sul suo store musicale .

Secondo le varie accuse, esso avrebbe costituito un vantaggio illecito sul mercato per Apple, che poteva permettersi di imporre prezzi più alti rispetto alla concorrenza, e che avrebbe goduto di una posizione privilegiata in un monopolio di fatto, vincolando il suo store digitale ai suoi dispositivi iPod: per assicurare la fruizione di contenuti originali, si permetteva l’ascolto solo di tracce acquistate da iTunes Store o importante dai CD. Non di quelle acquistate da altri store ufficiali.

Pur essendo passati ormai cinque anni dalla liberalizzazione delle tracce audio acquistate tramite iTunes da sistemi DRM, poi, Apple è stata richiamata al cospetto della Corte di Oakland, California, per discutere di una nuova denuncia depositata nel 2005, che però non aveva avuto successo nel contestare a Cupertino il legame tra store digitale e dispositivi iPod: la stessa accusa si è nuovamente fatta avanti, puntando il dito contro gli aggiornamenti di sicurezza che proibivano agli store di musica digitale concorrenti con Apple di sincronizzarsi con iTunes .

In tutto questo si è trovato al centro della tempesta – tra le polemiche degli avvocati di Cupertino – anche il compianto CEO Steve Jobs: pubblicamente si era espresso contro le misure tecnologiche anticopia, ma le aveva giustificate in quanto richieste dalle major per aderire ad iTunes. In alcune sue email avrebbe richiesto direttamente di interrompere la possibilità, da parte dei concorrenti, di sfruttare iTunes. In un video mostrato alla giuria , inoltre, l’ex CEO riferiva di essere “molto spaventato” dalla possibilità che il sistema iPod potesse essere compromesso da attacchi informatici, rispetto soprattutto alle relazioni intessute con le agenzie discografiche.

Apple rischiava una multa di circa 350 milioni di dollari , tuttavia dopo appena 3 ore di consultazioni, la giuria non ha rilevato alcuna violazione della normativa antitrust : a prevalere , il fatto che per lo Sherman Antitrust Act statunitense, un aggiornamento di un prodotto che apporta un miglioramento (in questo caso per risolvere alcuni problemi di sicurezza) non può essere considerato lesivo della competizione anche se finisce per danneggiare i prodotti di un concorrente.

Cupertino ha ora accolto con favore la decisione, ringraziando la giuria e sottolineando come abbia “creato iPad e iTunes per dare agli utenti il modo migliore per ascoltare la musica” e abbia lavorato sempre “per migliorare la loro esperienza”.

Claudio Tamburrino

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