Apple, le beta e le mappe galeotte

La debacle di Maps e i feedback inferociti degli utenti avrebbero indotto la corporation a modificare in maniera radicale le politiche di sviluppo. A rivelarlo sono gli stessi manager Apple

Roma – Stando a quanto rivelato dai manager Apple , il disastroso debutto del servizio di mappe proprietario di Cupertino ha spinto la corporation ad aprirsi di più al feedback degli utenti finali. È grazie alle scarsissime performance di Maps che Apple avrebbe dato il via ai programmi beta oggi accessibili a tutti.

La corporation della mela morsicata ha sostituito i dati cartografici di Google con i propri a partire dal 2012, un periodo di transizione a dir poco burrascoso che ha portato a reazioni inferocite da parte dell’utenza, poco tradizionali scuse e licenziamenti di altissimo profilo .

Stando a quanto sostiene l’Internet Software and Services SVP Eddy Cue, le mappe di Cupertino erano “decisamente ottime”, e il fatto che al di fuori della città che ospita il quartier generale Apple ci fosse il disastro non è emerso se non con il debutto ufficiale dell’app.

Prima Apple non era in grado di raccogliere feedback da gruppi di utenti eterogenei, dicono i manager, ma ora che i sistemi operativi (iOS e OS X) e gli altri componenti software della corporation sono accessibili anche in formato beta da parte di tutti la situazione è decisamente migliorata.

La lezione del “disastro Maps” sembra quindi aver fatto bene ad Apple, un’azienda che ha ormai perso la sua aura di infallibilità ma che si è aperta all’utenza in un mondo in cui i maggiori colossi consumer dispensano (da sempre) beta e “build” di test di qualsiasi cosa, dai sistemi operativi ai browser, al solo prezzo di un download.

Alfonso Maruccia

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