Apple, sblocco per bloccare Samsung

Contro Samsung, anche un brevetto di modello di utilità sullo slide-to-unlock

Roma – La Corte regionale di Mannheim è tornata ad occuparsi dello scontro brevettuale tra Apple e Samsung: stavolta al centro del contendere c’è un modello di utilità , particolare tipo di brevetto legato alla forma di un prodotto industriale e alla sua efficacia, comodità di applicazione o impiego .

Oltre ad aver ottenuto un brevetto che copre la tecnologia legata al sistema per sbloccare device touchscreen (il riconoscibile slide-to-unlock dei dispositivi iOS), Apple ha registrato la tecnologia anche con un modello di utilità, che ora ha contestato a Samsung davanti alla corte tedesca cui si era già rivolta per la violazione di suoi brevetti di design.

La stessa corta aveva già avuto modo di prendere in considerazione la tecnologia di sblocco quando aveva valutato la violazione da parte di Samsung del brevetto corrispondente all’attuale modello di utilità contestato (le due forme di proprietà intellettuale possono convivere sulla stessa tecnologia).

A differenza dei brevetti, i modelli di utilità durano di meno (10 anni) e non hanno un vero e proprio esame preliminare che ne verifichi il rispetto dei requisiti di brevettabilità (novità, attività inventiva, industrialità): per questo il processo non può partire dalla presunzione di validità del titolo contestato e deve affrontare anche questa questione.

A differenza degli altri casi che finora hanno visto contrapposte Apple e Samsung, poi, è stato tirato in ballo per la prima volta anche Galaxy Nexus, uno dei dispositivi di punta della coreana che finora era scampato alle diverse denunce e che inizialmente aveva fatto parlare di una tecnologia a prova di Apple.

Una decisione sul caso è ora attesa per il prossimo 16 marzo.

Claudio Tamburrino </em

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  • andy61 scrive:
    provo ad indovinare ...
    ... tutti i datacenter si sposteranno fuori dalla UE, e lasceranno qui soltanto dell'ottima infrastruttura per il trasporto dei dati (all'estero, ovviamente) ...inoltre tutta la pubblicità verrà raccolta dalla casa madre, e non dalle filiali europee, con la conseguente esportazione di capitali e riduzione delle tasse versate nel vecchio continente.Si perderanno ovviamente tutti i posti di lavoro relativi al settore commerciale e tecnico, che verranno a dipendere direttamente da filiali estere.Ovviamente fino a quando in USA non adotteranno normative analoghe alle nostre, ed è solo questione di tempo, perché in questo senso l'Europa è all'avanguardia.
    • uno nessuno scrive:
      Re: provo ad indovinare ...
      Quello che dici potrebbe essere vero (magari non necessariamente in scala così catastrofica: una parte dei datacenter potrebbero farlo, tutti non credo).Per quanto riguarda gli USA però, dubito che adotteranno misure simili, almeno nel breve-medio termine. Hanno un modo diverso di concepire la proprietà dei dati (la conoscenza dei tuoi gusti sessuali non è tua, tecnicamente, ma si chiunque ne sia venuto a conoscenza; tu al massimo puoi rivalerti se la uso per danneggiarti). Per questo credo che:* Gli USA non siano affatto interessati a difendere i dati privati, anche se questo potrebbe far comodo a quelle aziende (Google, Microsoft, PauPal...) che sono in grado di appropriarsene sempre e comunque, indipendentemente dalle leggi e dai controlli* Anche se volessero farlo, avrebbero dei grossi problemi legislativi e culturali, quindi sarebbe un proXXXXX lungo e difficile: sarebbe un po' come spiegare a Marchionne che se lui è uno degli uomini più ricchi del mondo i suoi operai non dovrebbero essere licenziati* Ma anche se ci riuscissero, probabilmente lo farebbero in altre forme (più soft, e in ogni caso diverse, e creando incompatibilità giuridiche con la UE)Detto questo... quello che mi lascia allibito è che qualcuno possa anche solo considerare l'idea di introdurre leggi "migliori" (secondo il loro punto di vista), quando nessuno è in grado di garantire quelle già esistenti, nè in un qualsiasi paese europeo, nè in un qualsiasi altro paese del mondo. Voglio dire, anche un quindicenne potrebbe senza problemi mettere su un servizio pubblico allo scopo di appropriarsi delle password (generalmente uniche) usate dagli utenti... e questi scemi stanno a pensare alle falle di sicurezza... "ci XXXXXXno in testa e ci raccontano che piove", dice un proverbio catalano.
      • andy61 scrive:
        Re: provo ad indovinare ...
        Nel complesso concordo.Nel lungo termine, sono convinto che tutto il mondo seguirà, USA inclusi.Il fatto che sia difficile (se non infattibile) garantire il rispetto della legge, è tuttavia fondamentale ufficializzare cosa sia giusto e cosa no, quali siano i diritti dei cittadini e quali siano gli obblighi delle aziende.Sostanzialmente, una legge di questo genere serve per dirimere a priori eventuali contestazioni, stabilendo anche le sanzioni in caso di mancato rispetto della legge.Senza legge ci si trova nel far west, ed ogni volta che si pone un problema, si apre una discussione (in Italia, infinita, mentre per il diritto anglosassone finalizzata a stabilire il primo precedente).
  • SpettaeSper a scrive:
    Sarebbe anche ora ..
    .. che anche alle imprese americane che forniscono servizi nell'UE fossero applicabili le norme europee. Vogliamo finirla di fare le cenerentole?
  • bubba scrive:
    mhhh
    vuol dire che diventeremo piu' furbi, nei confronti della psicopolizia con mandato mondiale (gli USA) ? Sarebbe ORA!
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