Applicazioni per bambini e advertising: l'allarme

La quasi totalità delle applicazioni e dei giochi mobile destinati ai bambini contiene al suo interno una qualche forma di messaggio pubblicitario.

È stato pubblicato nei giorni scorsi dal Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics il risultato di uno studio condotto su applicazioni e giochi mobile destinati ai bambini, in particolare quelli in età prescolare (fino a cinque anni). La ricerca ha evidenziato che nella quasi totalità dei casi i software contengono advertising, messaggi pubblicitari studiati in modo da spingere i piccoli a desiderare un acquisto o in alcuni casi codice programmato per raccogliere i loro dati personali.

Applicazioni per bambini e advertising

Sono in totale 135 le app (elenco completo) prese in esame, appartenenti ai cataloghi Android e iOS, sia proposte in download gratuito sia a pagamento. Sono incluse le 96 più scaricate nella categoria “Cinque anni o meno” di Play Store. Tra queste facciamo alcuni esempi citando quelle più note: Angry Birds 2, Candy Crush, Hello Kitty Coloring Book, Panda Pop, Talking Tom, YouTube Kids, Masha Cooking, Peppa Pig, Paw Patrol Pups to the Rescue. Dall’analisi è emerso che il 100% delle applicazioni gratuite e l’88% di quelle che chiedono di mettere mano al portafogli per l’installazione contengono almeno una forma di pubblicità che può essere un pop-up, un banner, un acquisto in-app o un messaggio di tipo promozionale.

Tra i casi più eclatanti e potenzialmente in grado di influenzare il comportamento dei bambini, quello di Doctor Kids, sviluppato dal team Bubadu, come riferito da Josh Golin (direttore esecutivo della Campaign for a Commercial-Free Childhood) alla redazione del sito BuzzFeed News: si vede un piccolo piangere se il giocatore non preme su uno dei pulsante per completare gli acquisti in-app.

Il gioco Doctor Kids per bambini e gli acquisti in-app

C’è poi il ben più celebre gatto parlante di Talking Tom (Outfit7) che secondo l’organizzazione maschera video pubblicitari facendoli sembrare parte integrante del gioco. L’applicazione è stata scaricata oltre 500 milioni di volte su dispositivi Android. Secondo Tom Robinson, docente di pediatria alla Stanford University, sottoporre all’attenzione dei piccoli messaggi promozionali integrati nei cartoni animati o in altri contenuti a loro destinati può influenzare in modo significativo la preferenza di un brand piuttosto di un altro. Queste le sue parole.

È scoraggiante che così tanti sviluppatori ricorrano a metodi tanto insidiosi per avvantaggiarsi delle vulnerabilità dei bambini.

Google, Apple e la FTC

I player del mercato, Google e Apple, adottano approcci differenti per contrastare o quantomeno tentare di arginare il fenomeno. Il gruppo di Mountain View impone agli sviluppatori la conformità alle linee guida Designed for Families per le applicazioni Android destinate ai bambini, mentre quello di Cupertino non permette di includere nella categoria Kids quelle iOS che ospitano al loro interno una qualsiasi forma di advertising.

Alla luce di quanto emerso con lo studio, l’organizzazione Campaign for a Commercial-Free Childhood e altre 21 realtà hanno sottoscritto e inviato una lettera alla Federal Trade Commission statunitense, chiedendo un intervento finalizzato a colmare un vuoto normatico che oggi permette a sviluppatori e software house di confezionare applicazioni farcite di pubblicità destinate ai bambini.

Fonte: Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics

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  • bubba scrive:
    pff che noia questi post subdolamente pro-Apple... In origine l'articolo dice < Platforms like Google and Apple have a gatekeeping role to play, he and Radesky agreed. Apple, for instance, doesn’t allow apps to be listed in the “Kids” category of its iOS App Store if they have in-app purchases (UNLESS they are behind a parental gate [*] ), or if they serve ads based on the user’s activity (although they CAN STILL serve ads). Perhaps it’s not surprising that Apple, which built a business around fancy devices and curated services, would have app rules that could hurt its advertising revenue. Google, on the other hand, is in the ad business." [*] se un app e' senza ads, lo sviluppatore al 99% la fara' pagare. Quindi sara' sicuramente dietro un 'parental gate' (quindi potrebbe avere degli ads :)
  • Jack scrive:
    Visto che tanto tutti usano *a*d*bl*o*c*k*, perché non disattivate il refresh automatico che tanto ha contribuito alla diaspora degli utenti da questo sito?
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