Arabia Saudita, ultimatum alle comunicazioni gratuite

Le autorità del Golfo avrebbero imposto alle telco locali un accordo con i servizi Skype, Viber e WhatsApp per l'implementazione di filtri volti alla sorveglianza delle comunicazioni online

Roma – Un severo ultimatum indirizzato ai principali operatori di telecomunicazioni in Arabia Saudita, appena una settimana di tempo per l’adozione di specifici requisiti tecnici ordinati dalla commissione locale sulle Comunicazioni e l’IT. Dalle piattaforme VoIP Skype e Viber al servizio di messaggistica WhatsApp , il governo saudita vuole un maggior controllo sulle conversazioni in tempo reale degli utenti.

Stando alle indiscrezioni riportate da numerose testate nel Golfo, alle telco spetterà il delicato compito di trovare un accordo con i fornitori di servizi VoIP e IM, per la conseguente implementazione di filtri e altri standard tecnologici della sorveglianza nelle comunicazioni private dei cittadini sauditi . In caso di risposta negativa, la commissione locale ha minacciato operazioni di blocco dei vari client coinvolti.

Questione urgente di sicurezza nazionale, una strategia che sembra essere stata adottata per stroncare l’eventuale proliferazione di opinioni legate al dissenso politico. Nello scorso febbraio, il ministro alla Cultura Abdel Aziz Khoga aveva ribadito la pericolosità insita nei social network come Twitter, annunciando una forte ondata censoria tra gli account arabi sulla celebre piattaforma di microblogging. Nella primavera del 2010, la stessa commissione sulle Comunicazioni e l’IT dichiarava all’azienda canadese Research In Motion (RIM) l’intenzione di procedere con le attività di monitoraggio del servizio di messaggistica BlackBerry Messenger. Anche in quel caso, le autorità saudite avevano paventato il blocco definitivo del servizio.

Ma forse non di solo tecnocontrollo si tratta. Le ultime indiscrezioni puntano il dito contro le stesse telco arabe, che avrebbero chiesto l’intervento della commissione per stroncare la fortissima concorrenza di servizi gratuiti per i netizen del Golfo.

Mauro Vecchio

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  • Leguleio scrive:
    Tra l'altro...
    Il francese è lingua ufficiale in Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Principato di Monaco e altri Stati in passato sotto il dominio francese. Lo è, almeno formalmente, anche in Val d'Aosta, Italia. Come fanno i giudici di Parigi a essere sicuri che quei cinguettii partissero proprio dalla Francia? ;-)
    • Yanak scrive:
      Re: Tra l'altro...
      Forse sospettano che, in caso di messaggi antisemiti particolarmente numerosi, almeno una picola parte di essi siano partiti dalla Francia. Certo che, senza sapere a quali IP sono attribuiti i messaggi razzisti, non è possibile nemmeno sapere le autorità di quali paesi contattare per chiedere giustizia.
    • tucumcari scrive:
      Re: Tra l'altro...
      - Scritto da: Leguleio
      Il francese è lingua ufficiale in Belgio,
      Svizzera, Lussemburgo, Principato di Monaco e
      altri Stati in passato sotto il dominio francese.
      Lo è, almeno formalmente, anche in Val d'Aosta,
      Italia.


      Come fanno i giudici di Parigi a essere sicuri
      che quei cinguettii partissero proprio dalla
      Francia?
      ;-)Sicuri?Ovviamente no!Al massimo possono avere dei sospetti... se davvero non hanno gli IP... ma i sospetti si sa che non è detto che siano ne fondati ne dimostrabili....E anche poi se avessero gli IP sempre sospetti resterebbero perchè la certezza salvo casi particolarmente fortunati e fortuiti e non certo generalizzabili diventa complessa o più spesso impossibile da raggiungere!
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