Assange esce, ricorso respinto

Stabilita la cauzione, trovati i garanti, Julian può lasciare le galere. Ma intanto Washington sembra pronta a muoversi sul piano legale e continuano a cadere presunte teste degli Anonymous
Stabilita la cauzione, trovati i garanti, Julian può lasciare le galere. Ma intanto Washington sembra pronta a muoversi sul piano legale e continuano a cadere presunte teste degli Anonymous

Il Tribunale di Londra ha concesso a Julian Assange di uscire di prigione su cauzione in attesa del processo : la possibilità, già promessa, era stata contestata dalla Svezia, da cui provengono le accuse a sfondo sessuale mosse al fondatore di Wikileaks.

Per sancire il ritorno alla libertà del portavoce del sito che ha scosso il mondo della diplomazia manca ancora qualche dettaglio: sette, in tutto, i garanti da trovare per poter rassicurare sufficientemente il giudice circa un’eventuale fuga di Assange. E dal momento che è stato rifiutato in questo ruolo il giornalista John Pilger (definito dal Giudice “un altro australiano peripatetico”), il tutto ha preso le pieghe di una corsa contro il tempo. Una giornata concitata che si dovrebbe in ogni caso concludere con l’addio alla prigione che ha ospitato anche Oscar Wilde. Addio che al massimo potrà slittare a domani mattina .

La cauzione è stata fissata in 315 mila sterline (con successive garanzie monetarie in capo ai garanti). Restano, inoltre, le condizioni di consegna del passaporto e la cavigliera elettronica che seguivano la prima decisione di cauzione opposta in tribunale dalla Svezia.

Intanto sono arrivate le dichiarazioni di supporto da parte da tutto il mondo, dal regista di documentari Michael Moore (che ha donato 20mila sterline) all’attore inglese Stephen Fry, passando per Vaughan Smith che ha messo a disposizione di Assange la sua magione inglese.

Intanto, però, Washington prepara il suo attacco diretto : Assange potrebbe trovarsi presto a dover rispondere anche all’ accusa di spionaggio . E secondo le prime indiscrezioni le responsabilità di Assange si concretizzerebbero non nella distribuzione dei documenti riservati, ma nel loro ottenimento, fatto che permetterebbe alle autorità di non occuparsi dei giornali che hanno collaborato alla distribuzione dei documenti del cablegate .

Tutto ripartirebbe dal possibile aiuto dato da Assange al giovane soldato Bradley Manning , detenuto per la fuga di notizie relativa alla guerra in Iraq, e con cui il portavoce di Wikileaks avrebbe mantenuto un contatto diretto e a cui avrebbe offerto un server dedicato per il caricamento del materiale scottante. Dietro queste informazioni ci sarebbe ancora Lamo , nickname dell’hacker che ha già fatto la spia per l’arresto di Manning.

E mentre Assange combatte in aula, continua la battaglia in Rete e nel resto del mondo: in Grecia è stato arrestato un web designer accusato di di essere un portavoce di Anonymous : il suo nome appariva nella proprietà del documento con il comunicato del gruppo hacker . Wikileaks.info , invece, ha respinto l’ accusa mossagli da alcune organizzazioni di sicurezza di distribuire malware attraverso la lista di mirror fornita per accedere a Wikileaks. L’organizzazione, infine, ha cambiato qualche frase nella sua pagina dedicata all’invio di materiale: ora non vi è più scritto che “passare documenti confidenziali a Wikileaks è sicuro, facile e protetto dalla legge”, ma in maniera più sibillina si dichiara che “passare documenti ai nostri giornalisti è protetto dalla legge nelle migliori democrazie”. E, pur continuando a dire di accettare una vasta gamma di materiali, ora è sparita nella lista l’aggettivo “classificato”, sottolineando di “accettarli ma non sollecitarli”. Ha inoltre aumentato il riferimento alle “notizie” e ai “giornalisti” che lavorano nella sua redazione. Cerca in questo modo di avvalorare il ricorso al Primo Emendamento nel caso in cui le autorità emettano un ordine a sedere sul banco degli imputati di un’aula statunitense.

Claudio Tamburrino

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

Link copiato negli appunti