Assoprovider contro il decreto Urbani

In una nota l'associazione degli ISP italiani boccia la normativa appena approvata dal Consiglio dei ministri. Una conferma della scomoda posizione in cui vengono posti i fornitori di accesso
In una nota l'associazione degli ISP italiani boccia la normativa appena approvata dal Consiglio dei ministri. Una conferma della scomoda posizione in cui vengono posti i fornitori di accesso


Roma – Il presidente dell’Associazione di internet provider Assoprovider , Matteo Fici, ha espresso preoccupazione in una nota per l’approvazione del decreto Urbani . Dichiarazioni che arrivano a poca distanza dalla netta presa di posizione contro il decreto da parte di Paolo Nuti, presidente dell’altra associazione di settore, AIIP .

Senza entrare nel merito del provvedimento per quanto attiene agli eventuali illeciti compiuti in violazione del diritto d’autore, Fici ha voluto limitarsi a “rilevare – si legge nella nota – come alcune anomalie riguardino i poteri degli organi di polizia, che risultano essere palesemente in contrasto con la disciplina prevista dai nostri codici e gli obblighi di denuncia di un fatto costituente reato alla Autorità giudiziaria”.

Secondo Fici, nel decreto vi sono norme che violano “le elementari garanzie previste dal codice di procedura penale in relazione ai diritti dell’indagato o dei terzi consentendo alla polizia giudiziaria di inibire l’accesso, a discrezione o di ordinare la rimozione dei contenuti ritenuti illeciti, senza le giuste garanzie del ricorso alla magistratura o alla pendenza di un processo”.

“E’ facile intuire – afferma Fici – la confusione che si genererà sul territorio dalla applicazione indiscriminata di queste norme e il pericolo della creazione di un potere di polizia nel campo dell’internet slegato dalle regole ordinarie di garanzia”.

Fici ha sottolineato che le perplessità dei provider per quanto riguarda la loro attività si focalizzano anche sull’obbligo per gli stessi di trasformarsi in quelli che Fici definisce inquisitori mascherati , una situazione che da un lato colpisce direttamente “il principio dell’obbligo di ricerca delle fonti di prova che spettano agli organi di polizia giudiziaria e alla magistratura requirente” e che dall’altro impone “un obbligo di monitoraggio delle attività di eventuali trasgressori alle norme previste dalla disciplina del diritto d’autore, che contrasta palesemente con il diritto alla privacy di ogni individuo, comportando inoltre pesanti conseguenze in termini economici sui bilanci delle piccole e medie imprese aderenti ad Assoprovider, in un momento di forte crisi del settore ICT”.

Il presidente di Assoprovider ha concluso il suo intervento sottolineando “la valutazione negativa del decreto in questione e l’auspicio che, seguendo anche i dettami della disciplina comunitaria, si possa giungere ad una meditata ponderazione degli interessi in causa”.

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17 03 2004
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