Attenti! Vogliono sdoganare il P2P

di Lamberto Assenti - Wanadoo si serve di tecnologie derivate da FastTrack per mettere in cache 1 terabyte di file, anche quelli illegali, che girano su Kazaa e offrirli ai propri utenti. Un'operazione gravida di conseguenze. Per tutti
di Lamberto Assenti - Wanadoo si serve di tecnologie derivate da FastTrack per mettere in cache 1 terabyte di file, anche quelli illegali, che girano su Kazaa e offrirli ai propri utenti. Un'operazione gravida di conseguenze. Per tutti


Roma – Dietro la decisione di Wanadoo di aiutare i propri clienti a trarre il meglio da Kazaa si cela una verità tanto ovvia quanto poco raccontata, quella dell’interesse di molti grandi provider per il peer-to-peer. L’appeal del P2P supera di gran lunga quello di qualsiasi altro servizio disponibile in rete per gli utenti consumer del broad band, dunque facilitare l’accesso ai file messi a disposizione dai frequentatori delle reti di peering equivale a posizionarsi al meglio sul mercato del broad band.

Semplicistico? Forse, eppure è senz’altro questa una delle motivazioni alla base di una operazione con cui Wanadoo decide di rischiare il proprio rapporto con i grandi dell’industria del disco e del cinema, possibili conseguenze giudiziarie e persino qualche briciolo della propria immagine.

La notizia è quella della scelta di Wanadoo Netherlands di offrire una cache di peering ai propri abbonati che così potranno trovare in quella sede i materiali che altrimenti devono cercare sui network peer-to-peer. Solo se un certo file non si trova su quella cache, l’utente è dirottato direttamente sul P2P. La tecnologia utilizzata per questa particolarissima cache, che velocizza gli scaricamenti per gli utenti, è quella di Joltid , azienda messa in piedi dagli stessi creatori del network di FastTrack e di Kazaa. Su quella cache oggi c’è quasi un terabyte di informazioni e file, molti dei quali le major del disco e della musica non vorrebbero si trovassero in quella sede.

Wanadoo gioca su un’incertezza, sulle ambiguità che da sempre anche sul piano giuridico riguardano le tecnologie di caching. E ricorda ai suoi detrattori, e all’industria, che tanto le leggi europee quanto quelle americane rendono legale il caching temporaneo, un’operazione che consente, secondo Wanadoo, di ospitare sui propri server per un tempo non indefinito file di qualsiasi natura.

Ma nell’operazione non c’è naturalmente solo l’interesse di Wanadoo, c’è anche quello di Kazaa e FastTrack . Loro, e con loro molti dei protagonisti del peer-to-peer, in queste settimane vogliono riuscire a sdoganare il sistema di cui sono divenuti i protagonisti. Quando Tiscali strinse un accordo con Kazaa i produttori criticarono pesantemente il provider sardo . Ora che i rappresentanti del P2P si incontrano con quelli della musica e del cinema, ora che un provider del calibro di Wanadoo si mette in gioco, c’è da chiedersi se la reazione dell’industria sarà sempre la stessa. Questa volta, val la pena aspettare per saperlo, in ballo c’è la prospettiva di uno sdoganamento dal sapore rivoluzionario.

Lamberto Assenti

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03 07 2003
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