Avvelenamenti, aspre accuse ad IBM

Si avvicina la data in cui verrà scelta la giuria del processo al colosso dell'informatica ma già arrivano dettagli delle denunce. IBM insiste: non ci sono prove dei danni
Si avvicina la data in cui verrà scelta la giuria del processo al colosso dell'informatica ma già arrivano dettagli delle denunce. IBM insiste: non ci sono prove dei danni


San Francisco (USA) – Rischia di rivelarsi più pesante del prevedibile la causa intentata nello stato della California contro IBM da alcuni ex dipendenti dell’azienda per patologie che sarebbero insorte sul posto di lavoro in alcuni impianti del colosso dell’informatica. Si parla, in particolare, di tumori che si attribuiscono al contatto con sostanze tossiche. Una tesi che IBM nega con energia.

Soltanto il 14 ottobre inizierà la scelta dei giurati che presenziaranno al processo, ma già ora vengono diffusi alcuni particolari sulle denunce, particolari che potrebbero mettere in imbarazzo la società di Armonk.

Tra i documenti che l’accusa presenterà al procedimento vi sono alcune testimonianze di ex dipendenti. “Se c’è un forte odore di agenti chimici – scrisse un dipendente di San Jose rispondendo ad un questionario interno dell’azienda recuperato dall’accusa – i manager ci dicono di continuare a lavorare e che comunque non ci ucciderà tanto presto”. “Non importa quanto si è attenti – ha scritto un altro dipendente – entri comunque in contatto con le sostanze chimiche che rovinano completamente la tua pelle. E vanno anche attraverso la pelle e nessuno ti dice cosa fanno al tuo corpo. Anche se queste condizioni di lavoro non sono buone non ho intenzione di licenziarmi perché ho delle bollette da pagare”.

James Moore, uno dei due ex dipendenti che è parte in causa nel procedimento – ma sono più di 200 i casi che potrebbero trascinare IBM in tribunale anche in altri stati – ha scritto che i suoi disturbi nel lavorare nell’impianto di San Jose andavano dai malditesta per i forti odori chimici a emissioni liquide nasali di grande entità.

Moore ha sviluppato un linfoma e ha scritto in una memoria presentata al tribunale: “Ho lavorato a stretto contatto con la maggiorparte di queste sostanze chimiche e ricordo specificamente l’odore dell’alcool isopropilico. Non mi è mai stato detto che espormi ai fumi di un insieme di sostanze, quando ci si puliva a vicenda, era più pericoloso che usare un solo agente chimico”.

Da parte sua Alida Hernandez, l’altra ex dipendente IBM che ora parteciperà al primo processo contro l’azienda e che ha sviluppato un tumore al seno, lavorava nello stesso impianto di Moore e, a suo dire, all’azienda sarebbero stati segnalati in passato problemi alla pelle e agli occhi, sonnolenza e altro ancora. L’accusa è che IBM sapeva delle intossicazioni e non avrebbe fatto nulla per impedirle.

Secondo IBM queste dichiarazioni, così come i documenti raccolti dall’accusa nell’indagare sulle politiche dell’azienda negli anni ’80 e ’90, non sono sufficienti a provare alcunché. “Questi – aveva già affermato un portavoce IBM – sono casi tragici, eppure non ci sono prove scientifiche di un aumento di patologie di qualsiasi genere a carico dei dipendenti IBM”.

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09 10 2003
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