Banda Ultra Larga, il piano del Governo

Il progetto dell'Italia passa per l'autonomia degli operatori rispetto alle tecnologie. E per 6,5 miliardi di fondi pubblici, sperando che altrettanti giungano dai privati
Il progetto dell'Italia passa per l'autonomia degli operatori rispetto alle tecnologie. E per 6,5 miliardi di fondi pubblici, sperando che altrettanti giungano dai privati

Il Consiglio dei ministri ha approvato la Strategia italiana per la banda ultralarga e per la crescita digitale 2014-2020, l’atteso piano per gli interventi infrastrutturali e l’aumento dei servizi legati a tale settore: nonostante siano state smentite le voci meno confortanti che lo avevano anticipato – come l’ipotesi di uno spegnimento forzoso della rete in rame nel 2030 – non tutti gli osservatori né le parti politiche (come il M5S che invoca una società pubblica della rete ed un piano nazionale più strutturato) sembrano convinti della strategia adottata da Renzi.

L’obiettivo è sempre quello stabilito dall’Agenda Digitale europea: portare una connessione a 100 megabit al 50 per cento della popolazione entro il 2020 . E già nelle settimane scorse erano stati confermati i primi accordi per la gestione dei relativi fondi strutturali europei.

La strada adottata dal Governo per la Banda Ultra Larga presenta qualche sorpresa: dove si pensava ci sarebbero stati standard c’è la libertà di manovra lasciata agli operatori e soprattutto dove ci si attendeva un decreto legge c’è solo un documento programmatico. Nel quale, oltretutto, non si parla nel dettaglio di dorsali, sistemi di accesso o infrastrutture di ospedali, scuole, PA e servizi di interesse collettivo.

Secondo le intenzioni di Roma, invece, dovranno esserci provvedimenti specifici per una serie di misure successive : riguarderanno “il “servizio digitale universale”; un fondo di garanzia; il voucher di accompagnamento alla migrazione verso la fibra ottica; e la convergenza di prezzo per i collegamenti in fibra ottica realizzati con sovvenzioni statali, al prezzo dei collegamenti in rame”; inoltre un ulteriore documento dovrebbe contenere un “macro-obiettivo” in cui si identificano le aree di intervento, gli strumenti finanziari e si stimano le risorse necessarie.

Confermata sembra , invece, la posta messa sul banco dallo Stato: 6,5 miliardi, sollecitati tra l’altro dall’Unione Europea in quanto quota ritenuta fondamentale per raggiungere determinati obiettivi. Altrettanti dovrebbero poi provenire dagli investimenti privati.

Come sottolineato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, il piano per la banda ultralarga e la crescita digitale “mette insieme diversi ministeri, fondi di finanziamenti, di sviluppo e coesione, fondi regionali e, ovviamente, investimenti privati”. Quello che si cerca, dunque, è un “effetto moltiplicativo” per cercare di recuperare terreno rispetto a praticamente tutto il resto dell’Europa, dove nelle classifiche legate alla connettività lo Stivale arranca agli ultimi posti.

Per farlo, l’Italia dovrà da un lato certamente sbloccare la situazione che al momento vede le Regioni arenate ed alle prese con problemi strutturale , mentre dall’altro punterà alla semplificazione autorizzativa e normativa per spingere gli investimenti privati con agevolazioni tese ad abbassare le barriere di costo di implementazione ed offrendo un quadro semplice, ma organico, in cui rientra anche l’armonizzazione della spesa e la centralizzazione di alcuni processi legati al digitale, come l’anagrafe nazionale e gli open data.

Non a caso il Presidente del Consiglio Matteo Renzi nel presentare il Piano ha parlato dell'”ABC dello sviluppo del Paese”, uno sviluppo che deve partire dallo switch off per la PA e da “Italia Login”, piattaforma che nei piani del governo diventerà l’home page digitale del cittadino che deve confrontarsi con l’e-government . Si tratterà di una struttura aperta dove i vari attori della Pubblica Amministrazione contribuiscono per la propria area di competenza e dove ogni cittadino con la propria identità digitale potrà trovare le informazioni e servizi che lo interessano.

In generale, nel piano del Governo è prevista una suddivisione in quattro cluster, che saranno sottoposti a diverse agevolazioni o strumenti di partenariato atti a intercettare i bisogni specifici; come spiega il ministro dello sviluppo Federica Guidi “la scelta è di lasciare agli operatori la scelta della tecnologia più efficace, modulando il sostegno pubblico”: essi, quindi, “decideranno con un meccanismo virtuoso come fare il loro piano di infrastrutturazione”.

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Claudio Tamburrino

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