UE, 28 Reti diverse

Non esiste un'unica esperienza online per i cittadini europei: tra Danimarca e Romania c'è un abisso. L'Italia si colloca nelle posizioni di coda della classifica
Non esiste un'unica esperienza online per i cittadini europei: tra Danimarca e Romania c'è un abisso. L'Italia si colloca nelle posizioni di coda della classifica

Non si possono tracciare le linee di un’esperienza europea comune online e le medie di settore rischiano di rappresentare un dato assolutamente drogato dalle ampie differenze che vi sono tra i diversi paesi membri dell’Unione.

A dirlo è il nuovo indice Desi-Digital sull’economia e della società digitali, pubblicato dalla Commissione Europea e relativo a dati raccolti tra il 2013 ed il 2014: in realtà esso conferma per ampi tratti l’arretratezza digitale del Vecchio Continente già fotografata da diversi studi, e nel farlo mette in luce le nette differenze che vi sono tra i diversi paesi.

Lo studio prende in considerazione cinque macro-argomenti: servizi pubblici digitali, integrazione della tecnologia digitale, utilizzo di Internet, capitale umano impiegato nel settore e infrastruttura di connettività. Valutando in base a diversi parametri questi aspetti arriva a delineare una classifica dei 28 paesi europei e a fotografare un quadro complessivo del settore. Stando ai risultati, in generale , le opportunità date dal digitale devono ancora essere sbloccate da gran parte dei paesi europei: ecommerce, studio online, pagamenti amministrativi e delle bollette via Internet, restano appannaggio di una minima percentuale dei cittadini.

Così, anche se le abitudini stanno cambiando, tanto che il 75 per cento dei cittadini europei (una crescita però di solo 3 punti percentuali rispetto all’anno precedente) usa Internet regolarmente ed il 49 per cento accede a contenuti audiovisivi online, le piccole e medie imprese incontrano ancora diverse difficoltà, solo il 15 per cento vende online e solo il 33 per cento dei netizen ha utilizzato form online per inviare informazioni alle autorità pubbliche (con percentuali che variano dal 69 per cento della Danimarca all’appena 6 per cento della Romania).

L’ Italia langue al quartultimo posto tra i 28 Paesi europei, prima solo di Grecia, Bulgaria e del fanalino di coda Romania.
Per l’Italia si tratta , insomma, di una sonora bocciatura, ma di una conferma dei precedenti studi di settore : in una scala da 0 a 1 si ferma a 0,36. Nel dettaglio, solo il 5,1 per cento delle piccole e medie imprese italiane utilizza l’ecommerce per la vendita dei propri prodotti e servizi, derivando dal digitale solo il 4,8 del fatturato complessivo delle imprese italiane, ma soprattutto solo il 21 per cento delle famiglie italiane ha accesso ad una connessione Internet veloce e solo il 51 per cento ha un abbonamento a banda larga a rete fissa : la percentuale più bassa in assoluto per questo tipo di dati nell’intera Europa.

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Una conferma empirica delle difficoltà italiane, d’altra parte, si possono facilmente rintracciare negli ostacoli che stanno incontrando i tentativi di introdurre il processo telematico , i servizi online dell’amministrazione pubblica e nella tutela dell’ accessibilità anche dei siti istituzionali: sintomi di un sistema ancora legato all’analogico.

L’altro lato della medaglia è dato dalla parte alta della classifica guidata dai paesi scandinavi (con la Danimarca al primo posto con un punteggio di 0,68 su 1) ed i Paesi Bassi, seguiti da Regno Unito, Estonia, Lussembrugo, Irlanda e Germania. In queste realtà l’esperienza appare assolutamente diversa, con la gran parte dei cittadini che si interfacciano con l’amministrazione pubblica attraverso Internet e con maggiori possibilità anche di fruire di contenuti multimediali online.

Claudio Tamburrino

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