BBC invoca il DRM globale

Dando voce ai detentori dei diritti, la TV di stato britannica chiede alle istituzioni di implementare una cifratura onnicomprensiva e obbligatoria su tutte le trasmissioni digitali
Dando voce ai detentori dei diritti, la TV di stato britannica chiede alle istituzioni di implementare una cifratura onnicomprensiva e obbligatoria su tutte le trasmissioni digitali

BBC è indubbiamente abituata a “giocare” con le restrizioni DRM in virtù di iPlayer , il lettore multimediale che opera in streaming discusso o addirittura filtrato per la sua presunta fame di banda larga e le limitazioni poste alla fruizione dei tanti contenuti disponibili . L’ultima iniziativa dell’emittente pubblica britannica in materia di protezione riguarda però le trasmissioni televisive digitali propriamente dette, che a quanto sostiene BBC potrebbero essere blindate con un algoritmo di compressione segreto per far contenti i produttori dei suddetti contenuti.

Il caso è stato sollevato dal parlamentare Tom Watson, che ha rivelato l’esistenza di una consultazione sulla TV digitale avviata dell’ Office of Communications (Ofcom) britannico in risposta a una richiesta di BBC. L’emittente non sarebbe la diretta interessata della faccenda, limitandosi al contrario a fare da portavoce della volontà dei fornitori di contenuti di terze parti di implementare una tecnologia di cifratura che operi su tutti i dispositivi compatibili con le trasmissioni digitali.

Attualmente tali restrizioni non sono obbligatorie, per questo motivo l’industria dei contenuti starebbe esercitando forti pressioni sul principale network televisivo del paese affinché possa perorare la causa presso le autorità per la regolamentazione del mercato delle comunicazioni. “I veterani della battaglia sul broadcast flag negli Stati Uniti riconosceranno il linguaggio – sbotta la Electronic Frontier Foundation – i detentori del diritto d’autore stanno ancora una volta provando a usare il potere dei regolatori pubblici per forzare l’implementazione di DRM universali sul pubblico, e apporre il proprio potere di veto sulla tecnologia della TV digitale ad alta definizione di prossima generazione”.

Il famigerato broadcast flag statunitense a cui EFF si riferisce è stato oggetto di una lunga battaglia che ha coinvolto proprietari dei contenuti e gruppi di difesa dei diritti digitali (EFF inclusa) per il controllo della fruizione delle trasmissioni, che gli editori avrebbero voluto fossero controllabili attraverso l’adozione di un meccanismo di protezione all’interno del segnale digitale, piano infine rigettato dalla Federal Communications Commission .

“Il piano di BBC è ancora più involuto”, denuncia la EFF, perché piuttosto che limitarsi a obbligare ogni singolo produttore di dispositivi di ricezione, set-top-box e PVR con funzionalità di registrazione a introdurre un “flag” configurabile a piacere dagli editori, l’emittente che “parla per gli altri” propone la cifratura dei metadati delle trasmissioni digitali per mezzo di un semplice algoritmo di compressione , tenuto segreto e comunicato ai costruttori di dispositivi elettronici dietro l’obbligo pressante (e legalmente coercitivo) della confidenzialità.

EFF definisce il piano “folle”, perché obbligherebbe gli attori del mondo digitale a implementare una sorta di protezione DRM globale e a comportarsi in maniera molto accorta, pena cause legali dagli effetti potenzialmente devastanti, in quanto a innovazione e rapporto con la concorrenza. La vera questione, dice poi EFF, è ancora una volta il controllo dei contenuti e del mercato piuttosto che la lotta alla “pirateria” digitale.

Per quanto riguarda il “suo” iPlayer, inoltre, BBC guarda a un futuro in cui il lettore British-only sarà alla base anche delle piattaforme web della concorrenza, un Open iPlayer potenzialmente aperto a tutti i network del mondo . E, forse, controllabile a piacimento delle emittenti.

Alfonso Maruccia

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17 09 2009
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