Big Brother Award, le nomination

I premi in negativo destinati a coloro che attentano alla privacy verranno assegnati nell'ambito del convegno e-privacy 2009. Ma c'è già un antieroe: Facebook

Roma – Hanno messo sul piatto della bilancia l’esigenza di sicurezza e le logiche del business, le hanno soppesate confrontandole il diritto alla privacy, hanno nominato aziende e personalità che nel 2008 hanno attentato al diritto ai cittadini di non vivere sotto una lente. Sono sfociati nelle nomination del Big Brother Award 2009 , il premio in negativo assegnato per attribuire responsabilità e muovere coscienze.

I lavori si sono conclusi, i candidati sono stati delineati, coloro che i votanti considerano minacce per la privacy sono stati individuati: sabato 23 maggio, presso e-privacy 2009 , il convegno in programma a Firenze, i premi verranno assegnati. Prima della cerimonia di conferimento ufficiale, il 21 maggio alle ore 11:30 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati (Sala del Mappamondo, ingresso da Via della Missione 4) verrà rivelata un’anticipazione dei vincitori.

Il premio, assegnato nel 2008 in 8 nazioni da Privacy International e per l’Italia dai responsabili del Progetto Winston Smith , mira ad individuare e a scuotere gli attentatori della privacy e a riconoscere i meriti degli eroi della riservatezza. Sarà consegnato a rappresentanti di stato e mercato nominati dai cittadini e votati dalla giuria, o al rappresentante del lato oscuro della tecnologia, Darth Vader , raccoglitore di premi non ritirati e mediatore che li metterà in vendita su eBay.

Per ora la giuria ha sfrondato fra le nomination pervenute dai cittadini della rete basandosi sulla validità delle motivazioni e ha individuato tre candidati per ciascuna delle categorie in gara.

Per la categoria “Peggior azienda privata” i finalisti sono:
– Facebook
– Mediaset
– Telecom

Per la categoria “Peggior ente pubblico” i finalisti sono:
– Sandro Bondi – Ministro dei Beni Culturali
– Comitato Tecnico contro la pirateria digitale
– Ministero dell’Interno

Per la categoria “Bocca a stivale” i finalisti sono:
– Gabriella Carlucci – Deputato della Repubblica Italiana
– Beppe Grillo – Comico
– Telecom Italia

Per la categoria “Minaccia da una vita” i finalisti sono:
– Gabriella Carlucci – Deputato della Repubblica Italiana
– Emilio Fede – Giornalista
– Nicolas Sarkozy – Primo Ministro Francese

Per la categoria “Tecnologia più invasiva” i finalisti sono:
– Argos
– Facebook
– Google

Il premio “positivo” di “Eroe della Privacy” vede fra i nominati:
– Autistici/Inventati
– Electronic Frontier Foundation
– Punto Informatico

Uno dei premi è però già stato assegnato: si tratta del riconoscimento “Lamento del Popolo”, attribuito senza la mediazione della giuria. Il vincitore è già noto: si tratta di Facebook, criticato le discusse pratiche di accumulazione di dati dei cittadini della rete che lo popolano.

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  • lufillo lufilli scrive:
    Già già!!!!
    Parole sobrie ma inutili.Questo 5°potere che è diventato INFERNET,stà proponendo una fiscalizzazione inutile e perditempo(IMMETTI questo qua,quell'altro là,quante volte vai alla toilette),siti che per farti scaricare cose non loro (vedi troppi opensource,davvero liberi già!!!!),vogliono la registrazione,procedure da uffici del demanio o peggio,gente sempre più cafona e maleducata nei forum,insomma l'esatto specchio della nostra decaduta e pericolosa società.Non Ne basta una fuori rete per crearne una telematica (di società corrotta e XXXXXXXXX????).....?
  • Massimo Mantellini scrive:
    Caro Paolo
    Aggiungo un contributo piccolo, nel tentativo di comprendere nel tuo discorso una parte di "non detto" che io trovo ogni giorno piu' consistente. Se per caso in un mattino di maggio, dotati di opportune cesoie si potesse sfrondare lo sfrondabile dallo scenario che disegni, sgombrando il campo da imbarazzanti e noti impedimenti (ne elenco alcuni se vuoi, gli estremisti della IP, la catena infinita dei mediatori inutili, l'ipertrofia del marketing che mantiene se stesso) che hanno avvelenato (e tuttora avvelenano) innovazione e libera circolazione della conoscenza, cosa ci rimarrebbe? C'e' da chiederselo. Io - sara' l'eta' - diffido ormai da tempo di pratiche automagiche (tantomeno se indotte dalle tecnologie) capaci di elevare gli animi e le menti dei cittadini del mondo. Credo insomma che una volta raggiunta una anche solo modesta considerazione di se' la societa' digitale lo stesso debba immaginarsi all'interno di meccanismi economici noti. Sospetto che torni utile una mediazione il piu' possibile illuminata, sospetto che le battaglie civili servano e siano anzi necessarie, ma che il mondo che ci aspetta sia ancora una volta il risultato di un compromesso. Forse non e' bello da dire ma temo sia cosi'. Come sai ho messo assieme in questi anni alcune nuove imbarazzanti consapevolezze sul mercato e sulle sue esigenze: queste non hanno spostato di un millimetro certe convinzioni infantili (uso infantili in senso assai positivo se anche non sembrasse) che ho sempre coltivato qui su PI e altrove ma ne hanno aggiunte di nuove. Io a differenza tua credo per esempio che il copyleft sia una sorta di infatuazione adolescenziale (uso adolescenziale nella sua accezione nota di periodo travagliato e aleatorio), che la produzione dei contenuti non possa essere governata fuori da una gestione minima dei diritti (per lo meno non ora, non dopo una oligarchia industriale becera e passatista) e che i meccanismi di selezione che gli stessi "consumatori" inconsciamente compiono siano gia' di per se stessi "mercato", crazione di valore,produzione di una classifica.La debacle della industria multimediale (debacle poi, ci sarebbe da discuterne) e' il tentativo suicidiario di un gruppo piccolo e compatto incrinato dalla migrazione tecnologica ma non e' la fine del mercato dei contenuti. E di questo mercato tocca aver cura in quanto attuale indispensabile mediatore della continuita' culturale se non magari nostra, di una vasta platea di cittadini il cui acXXXXX all'arte, alla musica ed alla cultura in genere e' il vero tema di cui occuparci.un abbraccioM.
    • CCC scrive:
      Re: Caro Paolo
      caro massimo- Scritto da: massimo mantellini
      Aggiungo un contributo piccolo, nel tentativo di
      comprendere nel tuo discorso una parte di "non
      detto" che io trovo ogni giorno piu' consistente.avendo già letto il resto dico subito che, a mio parere, questo "non detto" non può essere compreso nel discorso: è antitetico ad esso
      Se per caso in un mattino di maggio, dotati di
      opportune cesoie si potesse sfrondare lo
      sfrondabile dallo scenario che disegni,
      sgombrando il campo da imbarazzanti e noti
      impedimenti (ne elenco alcuni se vuoi, gli
      estremisti della IP, la catena infinita dei
      mediatori inutili, l'ipertrofia del marketing che
      mantiene se stesso) che hanno avvelenato (e
      tuttora avvelenano) innovazione e libera
      circolazione della conoscenza, cosa ci
      rimarrebbe? C'e' da chiederselo.gli imbarazzanti e noti impedimenti esistono all'incirca da meno di centinaio d'anni, ma facciamo anche da un paio di secoli: prima, per milioni d'anni, l'essere umano ha costantemente innovato e la conoscenza ha comunque circolato (nonostante gli scarsi "mezzi" di diffusione e altri "tipi" di impedimento)per cui, la risposta la dai tu stesso: sgombrato il campo dagli imbarazzanti e noti impedimenti, restano innovazione e libera circolazione della conoscenza
      Io - sara'
      l'eta' - diffido ormai da tempo di pratiche
      automagiche (tantomeno se indotte dalle
      tecnologie) capaci di elevare gli animi e le
      menti dei cittadini del mondo. concordo sulla premessa...
      Credo insomma che
      una volta raggiunta una anche solo modesta
      considerazione di se' la societa' digitale lo
      stesso debba immaginarsi all'interno di
      meccanismi economici noti.... ma non capisco come ne consegua questa affermazioneintanto, "società digitale" è un concetto troppo astratto e generale, per cui non si capisce bene di chi/cosa si sta parlandoqualunque cosa sia, la "società digitale" non ha vita propria e, indipendentemente da come essa si auto-rappresenti, è suo malgrado (se così si può dire) costretta entro i meccanismi economici che ci opprimono e che, guarda caso, sono proprio quelli che determinano e mantengono quegli imbarazzanti e noti impedimenti di cui si parlava...per cui, l'eventuale esistenza di una "società digitale" non può che essere pensata al di fuori dei meccanismi economici noti che, al contrario, cercano di soffocarne ogni respiro
      Sospetto che torni utile una mediazione il piu'
      possibile illuminata, sospetto che le battaglie
      civili servano e siano anzi necessarie, ma che il
      mondo che ci aspetta sia ancora una volta il
      risultato di un compromesso. Forse non e' bello
      da dire ma temo sia cosi'.questo, per quanto probabile, è esattamente ciò a cui ci si deve opporreancora una volta però non capisco: accettare in partenza anche solo l'idea del compromesso (come appare dalle tue parole) è in contraddizione evidente col dire che che "le battaglie civili servano e siano anzi necessarie"...[...]
      Io a
      differenza tua credo per esempio che il copyleft
      sia una sorta di infatuazione adolescenziale (uso
      adolescenziale nella sua accezione nota di
      periodo travagliato e aleatorio), che la
      produzione dei contenuti non possa essere
      governata fuori da una gestione minima dei
      diritti (per lo meno non ora, non dopo una
      oligarchia industriale becera e passatista) e perché mai?come già detto prima, l'essere umano ha costantemente innovato e la conoscenza è stata comunque prodotta ed ha comunque circolato anche senza alcuna gestione dei diritti, ancorché minima
      e che
      i meccanismi di selezione che gli stessi
      "consumatori" inconsciamente compiono siano gia'
      di per se stessi "mercato", crazione di
      valore,produzione di una
      classifica.anche su questo aspetto l'obiezione al tuo ragionamento sta nelle tue stesse parole, anzi nella parola "inconsciamente": trattandosi di comportamenti inconsci, o meglio indotti, non sono i "consumatori" o il "mercato" (che è la più geniale delle invenzioni) a creare valore... sono quegli stessi "meccanismi economici noti" citati prima che auto-producono artificiosamente (a proprio esclusivo vantaggio) valori e classifiche usando, fra le altre cose, il copyright per mantenere un "mercato" di valori del tutto fittizio che altrimenti non esisterebbeil "diritto" (in senso giuridico) di copia ne è una prova
      La debacle della industria multimediale (debacle
      poi, ci sarebbe da discuterne) e' il tentativo
      suicidiario di un gruppo piccolo e compatto
      incrinato dalla migrazione tecnologica suicidiario? non sembrerebbe... anzi...
      ma non e'
      la fine del mercato dei contenuti. appunto...
      E di questo
      mercato tocca aver cura in quanto attuale
      indispensabile mediatore della continuita'
      culturale se non magari nostra, di una vasta
      platea di cittadini il cui acXXXXX all'arte, alla
      musica ed alla cultura in genere e' il vero tema
      di cui
      occuparci.mi pare questo un ragionamento quantomeno paradossalese si può discutere della necessità che vi sia una sorta di mediazione della continuità culturale (e allora sarebbe meglio parlare di supporto o facilitazione o sostegno, piuttosto che di mediazione), è davvero curioso pensare che "questo mercato" (quello degli "imbarazzanti e noti impedimenti") sia il soggetto più adatto a un tale scopo...a meno che, dicendo di "aver cura" di questo mercato, tu in realtà indendessi suggerire di praticarvi una qualche forma di eutanasia... sperando di aver contribuito utilmente alle tue riflessioni,saluti
      • Paolo De Andreis scrive:
        Re: Caro Paolo
        Ciao, condivido molte delle cose che dici e le trovo molto stimolanti per diversi aspetti. Però quando scrivi
        per cui, l'eventuale esistenza di una "società
        digitale" non può che essere pensata al di
        fuori dei meccanismi economici noti che, al
        contrario, cercano di soffocarne ogni
        respirosu questo ho le idee meno chiare. A mio avviso non c'è molto da pensare ;) nel senso che il solo fatto che esista una comunicazione many-to-many declinata in innumerevoli forme dà di per sé vita ad un nuovo mondo, di cui stiamo vedendo, credo, l'alba.che vi siano interessi economici più o meno vecchi che vi ruotano attorno è del tutto naturale, quello che credo non vada perso di vista, però, è che lo sviluppo di questo "nuovo mondo" non possa soggiacere ad interessi industriali di nicchia, perché troppo rilevante per il presente e penso soprattutto per il futuro dell'umanità e del pianeta è la sua affermazione.ciao
    • Paolo De Andreis scrive:
      Re: Caro Paolo
      Caro Massimocondivido molto di quello che dici, sono riflessioni che prendono atto di quanto sta avvenendo, e quando parli di compromessi credo di comprendere esattamente a cosa ti riferisci.Ciò che lentamente si sta aprendo la strada nelle nebbie dei miei ragionamenti sull'intera questione nasce dalla evidenza di come lo sviluppo della rete sia visto e vissuto quale dato secondario rispetto ai meccanismi che possono (o, più spesso, non possono) essere introdotti sulla rete, compresi provvedimenti che ne restringono l'afflato creativo, per adeguare la rete agli strumenti che ne hanno preceduto l'avvento. Dico ovvietà, ma mi fa bene ripeterle, è senz'altro più facile gestire una inevitabile transizione limitando quello che passa tra un computer e l'altro (o cercando di farlo, o anche solo dicendo di volerlo fare e spaventando qualcuno) piuttosto che inventare e puntare su nuovi strumenti che prendano atto di una nuova era, in cui il network personale di ciascuno si amplifica e diversifica in un modo che non ha paragoni nella storia precedente. Eppure basta vedere il sucXXXXX delle imprese che hanno compreso questa novità per rendersi conto degli enormi spazi di manovra per chi ha capitali da investire (in questo senso parlavo di debacle culturale, il non aver saputo afferrare i percorsi della novità).Il mio riferimento al copyright è in questo quadro solo un esempio di come nell'agenda politica si sostituisca l'urgenza, a mio avviso l'inclusione digitale e lo sviluppo dell'utilizzo e comprensione di Internet, con ciò che urgente non è, ad esempio la difesa ad oltranza del diritto d'autore, ancora oggi proposto secondo meccanismi di proprietà intellettuale che a mio avviso sono semplicemente in aperto conflitto con la natura della rete.Lo sballamento delle priorità avviene a tutti i livelli come hai scritto tante volte, e lo vediamo ad esempio quando vengono realizzate leggi antipedoXXXXX che in realtà sono cannoni contro l'uso di un certo protocollo di rete scomodo a certi editori. In realtà tutto vorrei meno che l'avvento di Internet significasse una soppressione di diritti, però vi sono diritti rilevanti ed altri che lo sono meno, e capita anche che confliggano tra loro, e questo deve imporre delle scelte, scelte politiche.Tornando al copyright, l'industria si agita come se un luogo nel quale gli uomini possono comunicare tra loro liberamente e coltivare la propria creatività possa davvero significare la fine di tutto. Dal loro punto di vista controllare quello che si scambiano tra loro persone libere è necessario, secondo me invece è un atto di violenza, ai limiti di una morbosità tollerabile solo quando in discussione vi siano questioni di prima grandezza (pedoXXXXX? sicurezza nazionale? ecc.). Questo approccio basato su argini, dighe e divieti, come abbiamo spesso detto ha colonizzato la politica, che è l'unico fronte sul quale forse alcuni possono agire.E' possibile che il copyleft non sia una risposta percorribile (da chi però?) ma ciò che è rilevante sono le nuove possibilità, il "nuovo pensiero", che vengono indotte dalla natura della rete, e il copyleft è solo un esempio di queste, ma anche tra le più "comprensibili", perché utilizza una denominazione che ricorda e in qualche modo si contrappone al "mondo precedente" ma nel suo significato è legato a tutto tondo al "mondo nuovo", quello in cui la creatività e la diffusione della cultura viaggiano via reti e mouse, in cui il mercato della creatività non deve rispondere necessariamente a business plan e al malomarketing a cui accennavi.In definitiva credo che lo sballamento delle priorità rappresenti il più grosso ostacolo sulla via dell'affermazione di quel mercato di cui parli, figlio delle scelte individuali ma anche condizionato dalle capacità della politica di porre l'uso e lo sviluppo della rete al centro.Sono andato un po' per sommi capi, ma tanto su questo torneremo presto ulteriormente.Un abbraccione.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 05 maggio 2009 10.00-----------------------------------------------------------
  • pippo_70 scrive:
    in particolare nel comune di nespolo!
    nel comune di nespolo (RI) il servizio reti rai in digitale terrestre tuttora non è coperto come mai, pur avendo l'impianto di antenna perfetto.
  • pippo_70 scrive:
    copertura rete
    la provincia di rieti il digitale terrestre non funziona bene ci sono solo 4 canali che non sono le reti Rai di cui si paga il canone, come si fa a segnalarlo anche via e-mail?
  • amon scrive:
    3 leggi universali del rinnovamento
    All truth passes through three stages. First, it is ridiculed. Second, it is violently opposed.Third, it is accepted as being self-evident. Arthur Schopenhauer German philosopher (1788 - 1860)http://www.youtube.com/watch?v=2_VFKqw1q2Q :)
    • gabriella giudici scrive:
      Re: 3 leggi universali del rinnovamento
      ottima citazione, decisamente illuminista il video. Non sono tempi in cui si sorride volentieri all'idea delle magnifiche sorti e progressive della tecnologia.
  • Francesco Rampone scrive:
    Troppo estremo
    Mi sia perdonata la franchezza, ma questo articolo mi sembra il classico proclama elettorale. Tutto fumo e niente arrosto.E' privo di analisi e di critica. Si sostiene che il copyright è il male e il copyleft è il bene. La solita estremizzazione tanto cara agli arruffapopoli.Il rischio di tradire lo scopo originario di Internet e di soffocare le sue potenzialità sull'altare degli interessi di grandi gruppi industriali è senz'altro attuale. Tuttavia, demonizzare il copyright senza fare le dovute distinzioni è altrettanto pericoloso. Lo stesso Lessig, (ideatore e paladino del copyleft) non sostiene l'abolizione del diritto d'autore.La Convenzione di Berna - come qualcuno ha citato - appartiene senz'altro ad un'altra epoca, ma esprime principi di carattere assoluto. Non è stata scritta in una notte ed ha innanzi tutto l'obiettivo di tutelare la persona umana e la sua creatività. Essa è il frutto di un percorso giuridico di decine di secoli, di conquiste intellettuali per un vivere civile.Gettare frettolosamente tutto ciò nel cestino sarebbe quantomeno azzardato.E' certo che il diritto d'autore deve essere ripensato, ridimensionato e limitato alle autentiche opere dell'ingegno; ma è altrettanto certo che esso ha un effetto incentivante (come mostra l'analisi economica del diritto) senza il quale verrebbe meno (in parte) anche la libertà individuale.Anziché articoli roboanti, privi di approccio critico e analisi scientifica, schierati pro e contro il copyright come tanti soldatini, mi piacerebbe trovare approfondimenti un po' più seri sulle pagine di PI.Con immutata stima,Un affezionato lettore!
    • Paolo De Andreis scrive:
      Re: Troppo estremo
      Caro Francescomi metti in bocca parole che non ho detto per difendere ancora una volta posizioni che sono di scarsissimo interesse, come credevo di aver scritto.Grazie lo stesso.L'arrufapopoli
    • wasdom scrive:
      Re: Troppo estremo
      - Scritto da: Francesco Rampone
      Mi sia perdonata la franchezza, ma questo
      articolo mi sembra il classico proclama
      elettorale. Tutto fumo e niente
      arrosto.
      E' privo di analisi e di critica. Si sostiene che
      il copyright è il male e il copyleft è il bene.
      La solita estremizzazione tanto cara agli
      arruffapopoli.
      Il rischio di tradire lo scopo originario di
      Internet e di soffocare le sue potenzialità
      sull'altare degli interessi di grandi gruppi
      industriali è senz'altro attuale. Tuttavia,
      demonizzare il copyright senza fare le dovute
      distinzioni è altrettanto pericoloso. Lo stesso
      Lessig, (ideatore e paladino del copyleft) non
      sostiene l'abolizione del diritto
      d'autore.
      La Convenzione di Berna - come qualcuno ha citato
      - appartiene senz'altro ad un'altra epoca, ma
      esprime principi di carattere assoluto. Non è
      stata scritta in una notte ed ha innanzi tutto
      l'obiettivo di tutelare la persona umana e la sua
      creatività. Essa è il frutto di un percorso
      giuridico di decine di secoli, di conquiste
      intellettuali per un vivere
      civile.
      Gettare frettolosamente tutto ciò nel cestino
      sarebbe quantomeno
      azzardato.
      E' certo che il diritto d'autore deve essere
      ripensato, ridimensionato e limitato alle
      autentiche opere dell'ingegno; ma è altrettanto
      certo che esso ha un effetto incentivante (come
      mostra l'analisi economica del diritto) senza il
      quale verrebbe meno (in parte) anche la libertà
      individuale.
      Anziché articoli roboanti, privi di approccio
      critico e analisi scientifica, schierati pro e
      contro il copyright come tanti soldatini, mi
      piacerebbe trovare approfondimenti un po' più
      seri sulle pagine di
      PI.
      Con immutata stima,
      Un affezionato lettore!condivido tuttouno come te meriterebbe di scrivere un vero articolo
    • KaysiX scrive:
      Re: Troppo estremo
      Perdonami ma proprio per quello che chiedi, tu per primo non dovresti superficialmente attribuire a Lessig il Copyleft...Creative Commons, Some rights reserved (Alcuni diritti riservati), simbolo CC -
      Lessig, che di queste è sì ideatore e paladino.Copyleft, All rights reVerSed (Tutti i diritti rovesciati), simbolo C verso sinistra -
      altro tizio che non nomino per evitare derive OT, e che ha concepito il Copyleft prima delle Creative Commons...
      • CCC scrive:
        Re: Troppo estremo
        - Scritto da: KaysiX
        Perdonami ma proprio per quello che chiedi, tu
        per primo non dovresti superficialmente
        attribuire a Lessig il
        Copyleft...

        Creative Commons, Some rights reserved (Alcuni
        diritti riservati), simbolo CC -
        Lessig, che di
        queste è sì ideatore e
        paladino.

        Copyleft, All rights reVerSed (Tutti i diritti
        rovesciati), simbolo C verso sinistra -
        altro
        tizio che non nomino per evitare derive OT, e che
        ha concepito il Copyleft prima delle Creative
        Commons...:-)bravo!e comunque io voglio citarli (non credo sia per nulla OT rispetto al tema):HillHopkinsStallman
    • CCC scrive:
      Re: Troppo estremo
      - Scritto da: Francesco Rampone[...]
      E' privo di analisi e di critica. Si sostiene che
      il copyright è il male e il copyleft è il bene.l'articolo non dice questo...
      La solita estremizzazione tanto cara agli
      arruffapopoli.usi una tecnica vecchi e banale... il solito sistema di "etichettare" le posizioni altrui per screditarle...non attacca
      Il rischio di tradire lo scopo originario di
      Internet e di soffocare le sue potenzialità
      sull'altare degli interessi di grandi gruppi
      industriali è senz'altro attuale. Tuttavia,
      demonizzare il copyright senza fare le dovute
      distinzioni è altrettanto pericoloso. e in queste tue affermazioni dove sarebbero l'analisi e la critica che dici manchino agli altri???quali sarebbero queste "dovute distinzioni"???
      Lo stesso
      Lessig, (ideatore e paladino del copyleft) non
      sostiene l'abolizione del diritto
      d'autore.altra vecchia tecnica... citare "al contrario", dicendo cosa NON dice la fonte citata...non attacca
      La Convenzione di Berna - come qualcuno ha citato
      - appartiene senz'altro ad un'altra epoca, ma
      esprime principi di carattere assoluto. Non è
      stata scritta in una notte ed ha innanzi tutto
      l'obiettivo di tutelare la persona umana e la sua
      creatività. Essa è il frutto di un percorso
      giuridico di decine di secoli, di conquiste
      intellettuali per un vivere
      civile.
      Gettare frettolosamente tutto ciò nel cestino
      sarebbe quantomeno
      azzardato.ancora con questi mezzucci... ora stai generalizzando...non si parlava del "tutto" ma di una cosa specifica: il copyright... tu invece "inventi" presunte posizioni su un piano più generale ed astratto...non attacca
      E' certo che il diritto d'autore deve essere
      ripensato, ridimensionato e limitato alle
      autentiche opere dell'ingegno; quali sarebbero le "autentiche opere di ingegno"???puoi dare una definizione?puoi dire come si distinguono dalle altre opere di ingegno?c'è anche una sola opera di ingegno che non sia "realizzata" per un buon 99,9% del patrimonio di conoscenza ed esperienze comuni accumulate dall'essere umano in milioni di anni?con quale diritto qualcuno può "appropriarsi" di una intera opera di ingegno in virtù di un (ipotetico) 0.1% che ci mette di suo? e come la mettiamo col 99.9% di quel patrimonio di conoscenza ed esperienze comuni che, in questo modo, viene ad essere "espropriato" alla collettività?
      ma è altrettanto
      certo che esso ha un effetto incentivante (come
      mostra l'analisi economica del diritto) a quale analisi ti riferisci? hai qualche fonte da citare o è l'ennesimo trucchetto di inventare un qualche fondamento ad una improbabile tesi richiamando "fonti" inesistenti???e se anche fosse... il copyright è funzionale al modello di economia che lo "sostiene": semmai mi stupirei se NON ci fosse una qualche analisi economica che "dimostra" l'utilità del copyright stesso... quindi: questa la tua argomentazione vale meno di zero...
      senza il
      quale verrebbe meno (in parte) anche la libertà
      individuale.ancora con questi giochetti!... questa è la tecnica del "bau bau il lupo cattivo" o del "o è come dico io o è il finimondo"...non attacca
      Anziché articoli roboanti, privi di approccio
      critico e analisi scientifica, schierati pro e
      contro il copyright come tanti soldatini, che c'è di male ad esprimere una opinione?
      mi piacerebbe trovare approfondimenti un po' più
      seri sulle pagine di
      PI.di questi approfondimenti è pieno il mondo (il web in particolare)... purtroppo non sono tanti quelli seri...di sicuro il tuo post non ne ha aumentato il numero...
    • Lunobi scrive:
      Re: Troppo estremo
      Non sono d'accordo. Trovo che le tue sono affermazioni intrinsecamente elitiste e antipopolari, che difendono interessi particolari contro l'interesse generale.Invece sono d'accordo con l'articolo e apprezzo molto il suo afflato utopico e poetico, che fa circolare un po' di aria fresca in questo Paese cosi' infognato nelle sue miopie.
  • Joseph C.R. Licklider scrive:
    Comunicazione
    Sembra che l'unico crimine di questo universo sia "essere lì e comunicare".Anche se, in passato, si è tentato di bloccare la comunicazione o di pervertirla al punto di cercare di renderla inutilizzabile, nella realtà non ci si è MAI riusciti.La storia insegna.Non sono d'accordo sull'opinione che "non sappiamo ancora" quale saranno le evoluzioni determinate dalle co-azioni tra l'essere umano ed Internet: lo sappiamo benissimo ma facciamo finta di non vederlo.Essere liberi di comunicare, non significa essere liberi di comunicare QUALUNQUE COSA, in QUALUNQUE MODO o con CHIUNQUE.Potrebbero esserci individui che non gradiscono comunicare con me. Altri che non gli piace il MODO con cui comunico ed altri ancora che non vogliono nemmeno ascoltare QUELLO che dico.Quindi il DIRITTO alla Comunicazione ESISTE.Esiste anche il DIRITTO alla PROPRIETA'...ma esistono un gran numero di altri DIRITTI...non meno importanti di questi, ma sembra proprio che l'unico crimine, in questo universo resti il fatto di "essere lì e comunicare".Nonostante sia vigente la legge della giungla, ove il più forte vince e si conquista i suoi diritti, nondimeno esistono possibilità per gli onesti, di avere i loro diritti.Nel caso Internet-Copyright:Se esiste una Legge non condivisa dalla maggior parte degli individui, esiste la possibilità, tramite REFERENDUM, di farla abrogare.Se non esiste una Legge che regolamenti la comunicazione (e quindi condivisione di conoscenza e cultura), senza violare il diritto di proprietà (o altri DIRITI), è possibile presentare una proposta di legge e farla approvare.Se pensi che ciò non sia raggiungibile, sei pronto per fare le Rivoluzione o un COlpo di Stato o ancora di Trasferirti all'Estero e cambiare cittadinanza.Se pensi che, dovunque vai, il problema resta....allora è meglio affrontare il problema e risolverlo!In ogni caso, NESSUNO...MAI è riuscito a fermare la comunicazione o a renderla inutilizzabile....se ti può essere di conforto nell'intraprendere le azioni necessarie e sufficienti per affrontare il problema e risolverlo.Io sono con te!
    • Paolo De Andreis scrive:
      Re: Comunicazione
      Non sono sicuro di afferrare tutto quanto hai scritto, ma sono d'accordo su una parte consistente di ciò che ho capito.Dal mio punto di vista essere in rete è di per sé comunicare. E, sinceramente, se io e te comunichiamo quello che ci diciamo dovrebbero essere esclusivamente affari nostri ;)Ma è un discorso ampio, che spero di riprendere prestociao, graziePaolo
    • Luco, giudice di linea mancato scrive:
      Re: Comunicazione
      - Scritto da: Joseph C.R. Licklider
      Se esiste una Legge non condivisa dalla maggior
      parte degli individui, esiste la possibilità,
      tramite REFERENDUM, di farla abrogare.Non è possibile per le leggi che hanno rilevanza penale. O meglio puoi pure dire "facciamo un referendum" ma nel momento stesso in cui fai campagna elettorale per raccogliere le firme, SPIEGANDO ai cittadini "questa legge è sbagliata PERCHE' bla bla bla ", stai compiendo il reato di apologia (che consiste nel mostrare/dichiarare pubblicamente come positiva/accettabile una cosa sanzionata come reato). Reato esistente SOLTANTO IN ITALIA in tutto il mondo occidentale... forse oltre noi ce l'hanno in Cina, in Iran e in qualche dittatura sperduta nel mezzo dell'Africa.Quindi PRIMA va assolutamente abolito il reato di apologia (ultimo comma del reato di istigazione a delinquere) e soltanto dopo si potranno fare referendum (E CAMPAGNE ELETTORALI PER PROMUOVERLI).
  • gerry scrive:
    1886
    La data della convenzione di Berna.Le nostre leggi sul copyright sono basate su una convenzione che ha 123 anni (!) proposta da un letterato francese (Hugo) nato 207 anni fa (!!).Fatemi capire con che sforzo di immaginazione si può ancora lavorare per adattare queste norme alla realtà attuale.
    • CHKDSK scrive:
      Re: 1886
      Piallandole e riscrivendole da capo! ^^
      • CCC scrive:
        Re: 1886
        - Scritto da: CHKDSK
        Piallandole e riscrivendole da capo! ^^permettimi di correggere una piccola imprecisione:piallandole. (punto);-)ciao
    • bubba scrive:
      Re: 1886
      - Scritto da: gerry
      La data della convenzione di Berna.

      Le nostre leggi sul copyright sono basate su una
      convenzione che ha 123 anni (!) proposta da un
      letterato francese (Hugo) nato 207 anni fa
      (!!).
      e per completare il quadro ,la nostra fonte di legge principale (sul diritto d'autore), ancora in vigore, e' del luglio 1941. In pieno regime fascista, con potenti influenze naziste. Certamente un ottimo clima.
      • Luco, giudice di linea mancato scrive:
        Re: 1886
        - Scritto da: bubba
        - Scritto da: gerry

        La data della convenzione di Berna.



        Le nostre leggi sul copyright sono basate su una

        convenzione che ha 123 anni (!) proposta da un

        letterato francese (Hugo) nato 207 anni fa

        (!!).


        e per completare il quadro ,la nostra fonte di
        legge principale (sul diritto d'autore), ancora
        in vigore, e' del luglio 1941. In pieno regime
        fascista, con potenti influenze naziste.
        Certamente un ottimo
        clima.1) Influenze naziste2) Regime fascista (come tutto il codice penale ancora in vigore, codice Rocco, che contiene la legge sull'istigazione a delinquere il cui ultimo comma è quella sull'apologia di reato): "l'Italia ripudia il fascismo"3) Periodo di guerra (Seconda Guerra Mondiale): "l'Italia ripudia la guerra"4) Monarchia (Regno d'Italia sabaudo): "l'Italia è una Repubblica democratica"5) Osservanza di detti principi "La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato" addì 27 dicembre 1947 quindi posteriore a tutto il periodo in questione6) Principio di base della successione delle leggi: una legge posteriore cancella e annulla tutti gli effetti delle leggi anteriori. La legge sul diritto d'autore non è mai stata cancellata, soltanto integrata, quindi di fatto per il principio di cui sopra non è valida e neanche le sue integrazioni lo sono.Quindi ci sono ben sei motivi di cui QUATTRO COSTITUZIONALI per sputare e prendere a calci la legge sul diritto d'autore così come tutte le leggi precedenti alla Repubblica (tra cui, lo ripeto ancora, l'istigazione a delinquere in cui è inserita anche l'apologia di reato) e, da bravi REPUBBLICANI ANTIFASCISTI PACIFISTI E FEDELI AI PRINCIPI SANCITI NELLA NOSTRA COSTITUZIONE (che è posteriore a tutte le leggi FASCISTE) non seguirle. E anzi, non solo non seguirle, ma calpestarle volutamente ed esplicitamente proprio in quanto leggi fasciste .Vale per tutte le leggi create prima della Repubblica. E questo indipendentemente dal fatto che i nostri padri fondatori hanno dimenticato (gravissimo) di abolire in toto tutte le leggi preesistenti (come invece hanno fatto alla Rivoluzione Francese o alla dichiarazione d'indipendenza americana e di tutti i Paesi ex colonie europee).I nostri EROI NAZIONALI partigiani e antifascisti hanno comunque dato le loro vite e il loro sangue combattendo anche con le armi CONTRO QUELLE LEGGI... andavano contro il regime fascista, quindi erano fuori dalle leggi. E' un atto di rispetto verso la loro memoria e verso la nostra Costituzione non seguire quelle leggi. Leggi che la nostra Costituzione democratica ripudia giustamente perché facenti parte di un periodo ERRATO e DA CANCELLARE della storia d'Italia.
  • achille95 scrive:
    applausi per PdA
    Ed è questa la chiave: se si vuole sostenere di tenere davvero allo sviluppo di Internet, come stanno facendo in questo periodo gli industriali della musica provati da anni di guerra contro i propri consumatori, non si può allo stesso tempo cercare di realizzare nuove gabbie per nuovi comportamenti scaturiti dalle nuove opportunità, né ritenere che quel fiume in piena possa essere tenuto a bada da argini costruiti con materiali antichi. Complimenti direttore!
  • via e civico scrive:
    Sei il Direttore di Punto Informatico?
    ... no, perche' questo viaggio sta durando troppo!
    • MegaJock scrive:
      Re: Sei il Direttore di Punto Informatico?
      - Scritto da: via e civico
      ... no, perche' questo viaggio sta durando troppo!Il "direttore" sta cercandosi un lavoro vero. Nella vendita al dettaglio di frutta e verdura da quanto ho sentito.
  • tricheco scrive:
    Complimenti
    Ci voleva, spero che chi deve capire capisca e che chi ha capito agisca.
  • silvio scrive:
    Boh!?
    Ma ti devi candidare alle europee e cerchi voti!?
  • Er Puntaro scrive:
    Articolo scoppiettante!
    Molto bello! Per come l'ho interpretato io, mi è piaciuto.Ma allora PDA, siamo in viaggio o no? Qua è ora di tornare, eh? ;)
    • Paolo De Andreis scrive:
      Re: Articolo scoppiettante!
      Da questa posizione vedo terra diciamo, ora devo vedere dove volge la corrente :)
      • Er Puntaro scrive:
        Re: Articolo scoppiettante!
        Proseguiamo con le metafore in stile marittimo, eh? ;)Non ho capito, ma forse ho intuito. Speriamo bene. :)[img]http://www.cisonostato.it/photos/0/59/full/1000059026.jpg[/img]
  • Sand07 scrive:
    complimenti al Direttore
    Sottoscrivo anch'io
  • amon scrive:
    condivido ogni santa singola riga
    è ora che il bruco diventi farfalla.Basta con la distribuzione inequa delle energie del mondo,Fa malissimo a chi ne riceve troppo poca e fa malissimo ai mostri che crescono troppo abbuffatti spiritualmente, fisicamente e mentalmente.quilibrio = pace e prosperità per tutti
    • Er Puntaro scrive:
      Re: condivido ogni santa singola riga
      When education and resources are available to all without a price tag, there will be no limit to human potential.
  • bubba scrive:
    che dire.. applauso :)
    come da topic...poi, per quotare il tuo blog, io ho piu' di un brividino sul nuovo "club" dei parlamentari v2.0... e sui danni che possano produrre.. pero' è pur vero che "è più bello sperare che spararsi.".
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