Cina, il Partito Comunista vuole la blockchain

La propaganda del Partito Comunista cinese intende abbracciare la blockchain, ma gli obiettivi vanno anche oltre: si pensa alla criptovaluta?
La propaganda del Partito Comunista cinese intende abbracciare la blockchain, ma gli obiettivi vanno anche oltre: si pensa alla criptovaluta?

La Cina vuole scommettere sulla blockchain: parola – nientepopodimeno che – di Xi Jinping, leader del Paese. Nel suo discorso in occasione di una celebrazione di partito, il leader ha chiaramente espresso l’intenzione di vedere la Cina leader nell’emergente tecnologia blockchain: poche parole ma chiare, richiamando maggiori investimenti e accelerando lo sviluppo in questa direzione: servono innovazione e sicurezza, ma l’ordine arriva dall’alto e la macchina cinese si è quindi immediatamente dimostrata recettiva.

Il Partito Comunista cinese ha così lanciato un’app decentralizzata (Dapp) con cui i membri del partito possono certificare la propria “appartenenza” e fedeltà al partito stesso: probabilmente la blockchain non è nata esattamente con questo scopo, ma è chiaro come le tecnologie camminino spesso da sole una volte vicine alla maturazione definitiva. L’iniziativa è puramente finalizzata alla propaganda, consentendo ai membri del partito di ascrivere il proprio nome nel “cuore della catena“, laddove il blocco non può essere sovrascritto e dove permane pertanto traccia indelebile della propria fedeltà. Il mantra “Non dimenticare l’origine, tieni a mente la missione” fa quindi da filo conduttore all’intero progetto, che per la prima volta si basa però su blockchain come nuovo strumento comunicativo e propagandistico.

Ma non è tutto. Lo sviluppo dell’app, infatti, secondo CoinDesk sarebbe stato affidato alla Lingzhu Technology, gruppo che avrebbe ricevuto investimenti statali per lo sviluppo di una blockchain denominata OF. Nel cuore del gruppo vi sarebbe inoltre la cosiddetta OFCoin, criptovaluta sviluppata in Cina nonostante i divieti legati a ICO per ulteriori criptovalute (di recente è stato vietato anche il mining). Questa circostanza ha letteralmente fatto schizzare le quotazioni azionarie di tutti i gruppi attivi nel mondo blockchain, fino a far rimbalzare il Bitcoin ed a far chiudere il listinio tecnologico con un +5%.

L’ipotesi è che la Cina voglia rispondere alle iniziative occidentali della Libra e, pur confermando il bando su Bitcoin e simili, voglia sperimentare le criptovalute al netto di un mantenimento della sovranità della moneta. Il prezzo degli OFCoin in poche ore è così esploso (+90%) per poi ripiegare parzialmente (-35%), in attesa che dagli apparati di partito si faccia chiarezza sulle effettive velleità nel comparto.

Fonte: CoinDesk
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29 10 2019
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