Blue Origin e SpaceX, prove e riprove

Blue Origin reimpiega New Shepard e SpaceX testa gli atterraggi morbidi per Dragon: le due aziende private che vogliono conquistare lo spazio danno ulteriore dimostrazione di quanto concrete siano le rispettive ambizioni

Roma – Blue Origin ha mandato ancora una volta nello spazio New Shepard, il razzo che ha aperto la nuova era dei vettori spaziali riutilizzabili poche settimane addietro . Lo stesso razzo protagonista del primo volo è stato rispedito a un centinaio di chilometri di distanza dalla superficie del Pianeta, prova provata del fatto che la possibilità di riutilizzare New Shepard è un fatto concreto più che una semplice idea sulla carta.

Il secondo volo di New Shepard ha raggiunto un’altitudine massima di 101,7 chilometri, poco al di sopra della cosiddetta linea di Karman che tradizionalmente rappresenta il confine dell’atmosfera terrestre oltre il quale si estende lo spazio esterno.

Il volo è andato come previsto per entrambi i componenti di New Shepard, vale a dire una capsula pressurizzata – progettata per trasportare fino a sei astronauti umani – e il vettore a singolo stadio equipaggiato con un motore a idrogeno liquido BE-3: la capsula è atterrata intatta al suolo con il paracadute integrato, il razzo ha riguadagnato la superficie nella stessa posizione verticale da cui era partito.

Anche se, tutto considerato , New Shepard non è (ancora) in grado di trasportare alcunché nello spazio, il secondo volo del vettore dimostra la perseveranza dell’azienda di Jeff Bezos e serve ad alimentare ulteriormente la rivalità con l’altra grande protagonista della nuova era delle “space company” private.

La suddetta rivale è ovviamente SpaceX, società fondata da Elon Musk che è già sotto contratto NASA ed è interessata al riutilizzo dei razzi vettore tanto quanto Blue Origin .

L’ultimo test della corporation riguarda la capacità della capsula Dragon di restare sospesa in aria grazie a otto propulsori “SuperDraco” integrati ai lati, una prova necessaria a sviluppare l’abilità di atterraggio sicuro al suolo della capsula dopo il rientro nell’atmosfera.

Alfonso Maruccia

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