Camcording, il pirata sedeva qui

Una nuova arma permetterà di conoscere il posto occupato in sala da chi ha diffuso la registrazione su web. Aumentano i controlli, ma potrebbe diminuire la privacy
Una nuova arma permetterà di conoscere il posto occupato in sala da chi ha diffuso la registrazione su web. Aumentano i controlli, ma potrebbe diminuire la privacy

Motion Picture Association of America ( MPAA ) potrà a breve annoverare una nuova tecnologia utile a individuare in sala la presenza di camcorder e dispositivi digitali dotati di telecamera. La soluzione, fornita da un team di ricercatori dell’università di Osaka, si basa sui già utilizzati watermark video , riproducendone le caratteristiche per il comparto audio. I suoi ideatori promettono un’efficacia eccezionale: nei test effettuati, il sistema è riuscito ad individuare da quale poltrona della platea il video fosse stato registrato.

Il watermark audio è in grado di riconoscere la specifica traccia audio nascosta tra i vari canali che vanno a comporre dialoghi, effetti e colonna sonora del film, definiti host signal . Ad ognuno di essi viene quindi assegnato un watermark: quando l’audio viene riprodotto – spiegano gli autori – i vari canali trasmessi dai diversi speaker in sala vengono ricondotti dalla videocamera ad un unico segnale. Analizzando la registrazione, è possibile notare come i segnali dotati di watermark presentino un ritardo dovuto alla distanza dall’altoparlante da cui sono stati originariamente emessi. In base a questo criterio, secondo l’equipe capitanata dal professor Babaguchi, è possibile localizzare l’esatto posto da cui la registrazione è partita.

Nei vari test effettuati, il sistema ha dimostrato un’approssimazione di errore nel risultato pari a soli 44 centimetri. “Il nostro sistema, abbinato a quelli già esistenti di watermark video va a formare una combinazione in grado di stabilire in quale sala il film sia stato catturato, in quale momento e, soprattutto, da quale posto in platea” spiega il team di ricercatori. Effettivamente, tale metodo rappresenta una sorta di quadratura del cerchio: in precedenza i watermark video erano sì in grado di stabilire da quale sala il film era stato ripreso, ma non fornivano alcuna informazione su chi, tra la folla, potesse essere l’autore del “sacco”.

Va ricordato che, come per filmati dotati di video watermark, il sistema è retroattivo: in altre parole, è possibile analizzare i video solo dopo che questi siano stati condivisi sul web. Ciò, comunque, pone un altro quesito: una volta ottenuta l’esatta posizione in cui il camcorder era posizionato, come fare per identificarlo? Per questo motivo, se adottato, il sistema porterà con sé numerosi altri occhi elettronici puntati sulla folla, in maniera da ottenere prima un riscontro visivo del colpevole, per poi tentare di identificarlo. Inoltre, nell’ipotesi più temuta dalle associazioni a tutela della privacy , le associazioni cinematografiche potrebbero decidere di applicare l’adozione di biglietti nominali , così come si è ormai soliti fare negli stadi per arginare il problema della violenza sugli spalti.

Un sistema del genere, se addizionato alle già esistenti misure di sicurezza in dotazione al personale di sala, quali visori notturni e metal detector utili ad identificare oggetti tecnologici non graditi, renderebbe del tutto simile l’andare a vedere un film al cinema con il prendere un aereo. In molti, ironizzando, potrebbero pensare che il prossimo passo di MPAA e soci potrebbe essere quello di adottare i tanto discussi scanner millimetrali , al cui occhio nulla sembrerebbe sfuggire.

Vincenzo Gentile

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05 03 2009
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