Canone RAI, così ho sconfitto il Burocratosauro

Come chiedere alla RAI il suggellamento del televisore? Come farsi autorizzare dalla RAI a non pagare? L'esperienza di un ex-abbonato

Roma – Un lettore racconta a Punto Informatico come ha ottenuto l’autorizzazione a non pagare più il Canone RAI . Descrive nei dettagli la sua trafila burocratica con cui si è aggiudicato l’autorizzazione a non pagare l’ odiato balzello , quello che come noto di questi tempi viene richiesto non più solo per i televisori ma anche per una serie di altri apparecchi elettronici . Strategie diverse per scopi simili , un’esperienza che può essere utile riportare.

Buon giorno!
Sono uno dei pochi fortunati che ha in mano una lettera della RAI che lo AUTORIZZA a non pagare il canone.
Come ci sono riuscito? Semplicemente seguendo la legge e quanto previsto dal Regio Decreto R.D.L.21/02/1938 n. 246, convertito in legge il 4 giugno 1938, n. 880.

Chiariamo un punto.
Il canone, come tassa di possesso, non si può “disdire”, anche se la formula “disdetta” verrà usata sul vaglia. Però si può chiedere alla RAI la “suggellazione” dell’apparecchio “atto alla ricezione del segnale televisivo”. Una volta in attesa della suggellazione (che di solito non arriva mai) si ha il DIRITTO di non pagare il canone.

Veniamo alla pratica.
1) Bisogna essere in possesso del libretto di abbonamento alla televisione, dal quale ricavare il “numero di ruolo”.
Se non lo si ha, si chiede un duplicato con raccomandata A.R. all’indirizzo degli abbonamenti Tv (1° ufficio entrate Torino – S.A.T Sportello Abbonamenti Tv – Casella Postale 22 – 10121 Torino).

2) Non si devono avere pendenze con il SAT (arretrati, multe, etc.)

3) Versare 5,16 euro con vaglia postale (non con il bollettino ordinario), specificando nella causale del versamento ” per disdetta canone numero di ruolo: (scrivete il vostro numero di ruolo) “. Beneficiario del versamento è il S.A.T. casella postale 22, 10121 TORINO , l’agenzia di pagamento è TORINO VAGLIA E RISPARMI (non sempre questo è chiesto)

4) Staccare dal libretto la cartolina “d”, (la “b” se il vostro libretto è recente) intitolata “denuncia di cessazione dell’abbonamento tv”. Barrare la casella 2 che riporta la richiesta di suggellamento. Quindi compilare gli spazi in bianco riportando il numero del vaglia e la data del versamento. Più sotto, trovate lo spazio per la data di spedizione della cartolina, riportatela e apponete la vostra firma. Sul retro della cartolina riportare nome, cognome e indirizzo del titolare che intende disdire. Correggete eventualmente il vecchio indirizzo URAR TV in SAT . Se non avete la cartolina per la denuncia di cessazione dell’abbonamento, usate la cartolina per le comunicazioni generiche e scrivete:


Il sottoscritto (nome, cognome, indirizzo) chiede la cessazione del Canone TV e chiede di far suggellare il televisore (numero di ruolo:…) a colori detenuto presso la propria abitazione. A tale scopo ha corrisposto l’importo di 5,16 euro a mezzo vaglia postale n…. del…/…/… sul quale ha indicato il numero di ruolo dell’abbonamento.
Fate una fotocopia della cartolina (davanti e dietro). L’originale della cartolina va spedito con raccomandata ricevuta ritorno all’indirizzo già stampato.

5) Attendere il ritorno della ricevuta di ritorno

6) Spedire con raccomandata A.R. il libretto di abbonamento originale completo con tutto quanto attaccato, tenendovi a casa le ricevute dei pagamenti degli ultimi 10 anni, sempre all’indirizzo del SAT.

Tutto questo va completato entro il 30 novembre, pena dover ricominciare da capo.

A fronte di quanto sopra, la RAI vi scriverà chiedendo i vostri dati anagrafici (ma non li avevano già?), la marca dell’apparecchio da suggellare e dove si trova. A me personalmente ha chiesto altri 3,24 euro (non so a che titolo) che ho pagato volentieri, dicendomi di rimanere in attesa della suggellazione dell’apparecchio.

Ricordo a tutti che il funzionario RAI NON ha il diritto di entrare a casa vostra, a meno che non sia accompagnato da un finanziere o carabiniere. Quindi il televisore glielo potete far trovare FUORI dall’uscio.

Bene. Sono tre anni che attendo, e quest’anno la RAI mi ha scritto che “dato che non risulta alcun abbonamento a mio nome, le modalità per accendere un nuovo abbonamento sono…”.

EVVIVA! Ho sconfitto il Burocratosauro!!!

Cesare B.

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  • rockroll scrive:
    Re: Articolo equilibrato
    Hai detto:"sono arrivato a pensare che se un prodotto è fatto male, per venderlo bisogna andare sottocosto, quindi è giusto che un prodotto fatto bene porti maggiori introiti"Su questa frase non sono daccordo parlando di prodotti di elevata tecnologia, quali quelli presi in considerazione dall'articolo: in campo tecnologico un prodotto non può essere fatto male (a parità di funzioni espletate), perchè è necessario comunque che funzioni , ed inoltre i suoi componenti fino al minimo dettaglio provengono dalle stesse poche aziende al mondo superspecializzate di cui parla l'articolo, e vanno ad equipaggiare, a parità di funzioni richieste, indifferentemente prodotti "griffati" e non . Se tu vuoi spendere di più ritenendo che l'oggetto lo meriti a parità di funzioni, sei libero di farti del male.
  • Genoveffo il terribile scrive:
    E-Commerce??
    Già.... chissà perchè l'utente italiano non si fida, eh?Magari gli è capitato come a me, che compro un G900 da Euronics online, mi confermano disponibilità, accettano l'ordine, si fanno pagare con bonifico anticipato... e dopo una settimana ancora nulla! Telefono, garantiscono che si è sbagliato il magazzino, "un paio di giorni e spediamo".Ceerto, dopo 3 giorni mi telefonano per dire che non me lo consegnano più!!!E per avere il rimborso altre 2 settimane!!!!'Fanculo l'e-commerce e Euronics......
  • elPiotr scrive:
    jungla ?
    era tanto brutto scrivere Giungla ? O)
  • nikola tesla scrive:
    metro di qualità
    fin quando il metro sarà: "quanto l'hai pagato'"molte cose si vendono solo perchè costano di più...
  • tmx scrive:
    conclusione
    ...e dato che il modo in cui consumatori agiscono è quello di una massa informe ed eterogenea che può soltanto reagire al variare del comportamento degli altri soggetti, come conclusione direi che è difficile che questo ruolo passivo cambi.Assisteremo in futuro probabilmente solo alla crescita delle dimensioni delle aziende, che ricoprono ciascuna delle 3 posizioni del mercato CE descritte nell'articolo.resteranno sempre meno aziende, sempre più grandi, eccezion fatta per le realtà ultra-specializzate, e forse qualche piccola realtà distributiva.e non so quanto questo sia un bene, perchè l'iter intrapreso è quello verso dei pericolosi oligopoli...
  • Trader scrive:
    Ottimo articolo ma...
    Meno male che qualcuno ne parla ma sono pessimista, dubito che cambi qualcosa finchè si boicotta il commercio elettronico...
  • Antitrust scrive:
    Cartello
    Insomma tutti i distributori lavorano come un unico cartello?
    • XYZ scrive:
      Re: Cartello
      - Scritto da: Antitrust
      Insomma tutti i distributori lavorano come un
      unico
      cartello?Esattamente, e chi fà prezzi piu vantaggiosi (o meglio, giusti, non speculativi insomma), non sopravvive..(quando invece dovrebbe prosperare!)E questo non perchè esista un cartello espresso sui prezzi (quindi illegale), ma semplicemente perchè, vista la vastità del mercato, e la conseguente difficolta da parte del cliente nel "cercare" la giusta azienda che proponga un giusto prezzo, si avrà una distribuzione della domanda non distribuita in base alla "convenienza" ma alla dimensione e al grado di "visibilità" di chi propone i prezzi. I piu piccoli, i meno visibili, saranno costretti perciò ad adattarsi ai prezzi dei piu grandi. (che a loro volta per sopravvivere hanno prezzi sistemati oligarchicamente) Questo grande problema doveva essere risolto quasi 10 anni fà con l'avvento dell' e-commerce, ma vista la reticenza che c'è stata nell' introdurre il "mezzo", questo problema è stato ereditato anche in essa, diventando cosi, uno standard di marketing a tutti gli effetti, un cartello non espresso insomma, che permette e costringe alla speculazione indiretta.
    • Marlenus scrive:
      Re: Cartello
      - Scritto da: Antitrust
      Insomma tutti i distributori lavorano come un
      unico cartello?Se provi a pensarli come un componente di un sistema, tutti i distributori condividono gli ingressi, le uscite e, purtroppo, le stesse regole di funzionamento.Quest'ultimo punto è la chiave. Tutti hanno lo stesso scopo, massimizzare il profitto individuale. Individuale è una parola chiave (chi studia ricerca operativa ricorderà che ottimizzare localmente è sinonimo di disottimizzare globalmente).Alla fine, avendo tutto in comune, tendono a comportarsi nello stesso identico modo, e tendono a massimizzare la loro quota, cioè ad agire da cartello anche senza fare accordi, in modo implicito.Non occorre incontrarsi ad un tavolo per creare un cartello, basta agire all'unisono perchè si condividono le basi di conoscenza e gli algoritmi per calcolare la propria "decisione ottima". Anche tutta l'enfasi che c'è sulla "gestione del rischio" concorre ad andare su questa strada (le turbolenze e le guerre di prezzo sono rischi da evitare).Non a caso l'intervista lascia trasparire proprio come le perturbazioni siano viste come malfunzionamento del sistema ("vengano presi da panico da fatturato, e comincino a vendere a condizioni svantaggiose per tutti"). Non sfugge che in quel "per tutti" non è evidentemente compreso l'acquirente.C'è poi da dire che i Country Manager, a cui è delegata la gestione dei prezzi, non vedono i veri costi dei prodotti, ma solo il "Prezzo di Trasferimento"(Transfer price), e su questo si basano per fare i prezzi.Questo è un concetto fondamentale. La casa madre, la trading company multinazionale globale, vende alla "consociata" (la società con sede nel paese di vendita, quello del consumatore finale) ad un prezzo che comprende già il suo profitto (come farebbe con un distributore qualunque). Poi i manager della consociata avranno il loro obiettivo da raggiungere, basato su questo "costo" (impropriamente, ma per loro appare esattamente come il costo del prodotto che venderanno). Se sono bravi, aumenteranno ancora un po' il profitto (profitto locale della consociata, che sarà poi consolidato nel bilancio della controllante). Se però anche vendessero al "costo" (per loro) facendo quindi profitti zero (o magari rimettendoci LOCALMENTE per via delle loro spese), il vero profitto è comunque salvo, nascosto agli occhi locali e sotto pieno controllo della casa madre. E' un geniale meccanismo di "informazione asimmetrica" che l'avvento delle monete uniche e dei mercati globali sta mettendo sotto pressione (quanti potevano vedere il prezzo in USA o nel mercatino locale a HongKong prima di internet?).Certamente la scarsa capacità di scelta dei clienti italiani -mediamente meno competenti e più influenzabili della media dei paesi sviluppati, secondo la mia esperienza- è il primo colpevole della differenza in valore con gli altri (anche se altre condizioni locali come la tassazione, la frammentazione della rete distributiva (e l'anormale lunghezza della filera distributiva tutta) influiscono, seppur in maniera minore).L'unica soluzione -in ottica cliente- è davvero il diffondersi degli acquisti via internet, specie se transfontalieri (ad esempio in Olanda si fanno ottimi affari, grazie alla vicinanza al punto di sbarco).Sotto questa pressione competitiva -diciamo che un 10-15% degli acquisti potrebbe fare la rivoluzione, specie se in rapida crescita- allora verrebbero rimodulati i transfer price. In mancanza di questa pressione (o se questa è ritenuta gestibile con altri mezzi diversi dalla riduzione di prezzo, il regno del marketing operativo) la differenza rimarrà (o magari salirà, se in altrri paesi ci sarà da gestire tale pressione e in Italia essa mancherà).Dobbiamo anche tenere conto che la casa madre spesso ragiona sui margini percentuali e sulla quota di mercato, non sul profitto complessivo, che è più difficile da prevedere. Questo significa che talvolta (o spesso, a seconda dei punti di vista) si rinuncia a qualche milone di euro di profitto in più ("che prove hai che il mercato crescerà davvero così tanto?") per una rassicurante -e meglio vendibile al proprio CEO in ottica carrieristica- redditività percentuale ("i nostri margini sono superiori alla media del mercato"). E amen. Il "libero mercato" che realizza in modo "quasi perfetto" il primo teorema del benessere è servito. .
  • Joliet Jake scrive:
    Oste! Com'è il vino?
    A parte la battuta, ottimo articolo ed è interessante vedere come ragionano dall'altra parte della trincea.Ovviamente quello che va bene per loro in genere va male per noi, ma questo è un altro discorso... :)Da quando ho letto NoLogo di Naomi Klein ho inziato a capire molte delle strategie di marketing delle imprese, specialmente quelle meno ovvie e più indirette. Consiglio a tutti di leggerlo per aumentare la propria consapevolezza in materia (e no, non è un libro comunista-noglobal! Lo studiano ormai nelle facoltà di economia...)
  • Ruminante scrive:
    Il cartello dei prezzi
    Questa cosa dei prezzi è schifosa.. sarebbe questo il libero mercato???
    • stefano scrive:
      Re: Il cartello dei prezzi
      si perche' tu come lo definiresti?preferisci il comunismo?o che le aziende siano tutte non profit?il prezzo e' dato dalla domanda e dall'offertase in europa si e' disposti a spedere di + per una cosa allora questa costa di + e vice versa.domanda offerta.
      • paolino scrive:
        Re: Il cartello dei prezzi
        Idiota, questo non e' libero mercato, fanno queste cose dolo perche' nessuno gli fa il fondoschiena e noi non abbiamo nessuna protezione
      • Smith scrive:
        Re: Il cartello dei prezzi
        - Scritto da: stefano
        si perche' tu come lo definiresti?
        preferisci il comunismo?
        o che le aziende siano tutte non profit?
        il prezzo e' dato dalla domanda e dall'offerta
        se in europa si e' disposti a spedere di + per
        una cosa allora questa costa di + e vice
        versa.
        domanda offerta.Ma se l'offerta e' monopolista o oligolipolista e a te serve un bene hai la sola scelta di prenderlo in c....Tra il comunismo e il capitalismo selvaggio non e' che ci sia tanta differenza, sono due mali e per contro una certa dose di entrambi fa del bene. Non so se se tu abbia una fabbrica con 200 operai e quindi non ti si applica il discorso, ma se sei uno stipendiato qualsiasi il fatto che non ti tocca lavorare 6 o 7 giorni alla settimana a 10 ore al giorno solo per comperarti da mangiare e' un bel regalone di tutto quello che viene etichettato come "Comunismo". Pazienza che lo dica il nostro Silvio, ma che i pezzenti concordino mi sembra demente. Il capitalismo invece ha introdotto il principio che mica siamo tutti uguali uguali dal punto di vista economico, se uno si sbatte di piu' guadagna di piu', magari accumula capitale e guadagna ancora di piu', il che' e' buono e santo, se io lavoro solo le mie orette giuste giuste e poi mi sputtano paga a bevute e mangiate mica poi mi posso lamentare che qualcuno ha risparmiato e poi si e' messo in proprio.Tuttavia questa concentrazione di produttori e distributori, contraria alla concorrenza, mina il capitalismo buono e fa strada a quello cattivo. Li hai mica visti i tg questi giorni di come funziona bene il capitalismo selvaggio, talmente selvaggio che si dimentica perfino di produrre e lavora solo con la carta, si potrebbe dire gioca, stai tranquillo che i top manager delle varie banche gambe all'aria non andranno a spazzare le strade come faranno invece tanti lavoratori che si sono fatti il mazzo.Comunque un ottimo articolo, una analisi veramente di livello, vedo solo una soluzione, comperate meno e appena vedete una pubblicita' pensate subito "e' esattamente il contrario di quello che stanno dicendo", forse avremo prezzi piu' decenti e non andremo a regalare extraprofitti ai soliti pochi noti, favorendo sempre di piu' concentrazioni che sono un po' come un cappio che si stringe sempre di piu'.
        • Might scrive:
          Re: Il cartello dei prezzi
          L'articolo è effettivamente un'analisi di ottimo livello, ma anche il tuo post non è da meno.
        • Marlenus scrive:
          Re: Il cartello dei prezzi
          - Scritto da: Smith
          Tuttavia questa concentrazione di produttori e
          distributori, contraria alla concorrenza, mina il
          capitalismo buono e fa strada a quello cattivo.
          Li hai mica visti i tg questi giorni di come
          funziona bene il capitalismo selvaggio, talmente
          selvaggio che si dimentica perfino di produrre e
          lavora solo con la carta, si potrebbe dire gioca,
          stai tranquillo che i top manager delle varie
          banche gambe all'aria non andranno a spazzare le
          strade come faranno invece tanti lavoratori che
          si sono fatti il mazzo.Bella analisi. Quando si ritornerà a parlare di regole (e non (solo) di deregulation, magari sull'onda dello slogan della mano invisibile, sarà un nuovo inizio. Ma credo che prima ci dovranno essere ancora molti più scottati di quanti non ce ne siano oggi (basta pensare a quelli che hanno fatto il mutuo a tasso variabile nel periodo di tassi bassi e li stanno convertendo oggi a tasso fisso con i tassi alti vedi l'euribor ai massimi storici).

          Comunque un ottimo articolo, una analisi
          veramente di livello, vedo solo una soluzione,
          comperate meno e appena vedete una pubblicita'
          pensate subito "e' esattamente il contrario di
          quello che stanno dicendo", forse avremo prezzi
          piu' decenti e non andremo a regalare
          extraprofitti ai soliti pochi noti, favorendo
          sempre di piu' concentrazioni che sono un po'
          come un cappio che si stringe sempre di
          piu'.Comperare meno non è una soluzione. Serve solo a far soffrire qualche espulso dalle catene produttive in più.Comprare meglio (alla ricerca delle aziende sostenibili, delle aziende che innovano -anche poco- sul lato prezzo, sul lato qualità, sul lato attenzione al cliente, ecc.) può effettivamente cambiare -nel lungo periodo- il mercato. Astenersi significa solo non contare più nulla, non influenzare più nessuno, accelerare il percorso di impoverimento della nostra società. Il sistema si può influenzare capendo le sue regole e scegliendo con oculatezza all'interno di quelle regole. Chiamalo judo economico, se vuoi (judo = la via dolce, flessibile). Non ti opporre alla forza (specie se tu ne hai meno), usala a tuo vantaggio. IMHO, of course.Per fare un esempio concreto, i prezzi sono troppo alti perchè segmentati su base nazionale? Compro all'estero. Uso internet. La pubblicità prova a influenzarmi? Maggiore attenzione a cosa dice e alla sua verifica. Se mente -o manipola- su una cosa, allora è certo che mi sta fregando e compro da un altro. E via di questo passo.
          • Smith scrive:
            Re: Il cartello dei prezzi

            Comperare meno non è una soluzione. Serve solo a
            far soffrire qualche espulso dalle catene
            produttive in
            più.
            Comprare meglio (alla ricerca delle aziende
            sostenibili, delle aziende che innovano -anche
            poco- sul lato prezzo, sul lato qualità, sul lato
            attenzione al cliente, ecc.) può effettivamente
            cambiare -nel lungo periodo- il mercato.
            Comperare meno puo'anche significare comperare meglio.
            Astenersi significa solo non contare più nulla,
            non influenzare più nessuno, accelerare il
            percorso di impoverimento della nostra società.
            Anche non comperare nulla e' una strategia secondo me, uno che ha un magazzino strapieno di roba cosa fa se la tiene? Direi che riduce i prezzi, se ne deve disfare per forza. L'ha gia' prodotta, l'ha gia' pagata.
            Il sistema si può influenzare capendo le sue
            regole e scegliendo con oculatezza all'interno di
            quelle regole. Chiamalo judo economico, se vuoi
            (judo = la via dolce, flessibile). Non ti opporre
            alla forza (specie se tu ne hai meno), usala a
            tuo vantaggio. IMHO, of
            course.E chi si oppone, chiamala resistenza passiva se vuoi, anche non comperare e' una scelta che ha una forte capacita' di influenzare.
            Per fare un esempio concreto, i prezzi sono
            troppo alti perchè segmentati su base nazionale?
            Compro all'estero. Uso internet. La pubblicità
            prova a influenzarmi? Maggiore attenzione a cosa
            dice e alla sua verifica. Se mente -o manipola-
            su una cosa, allora è certo che mi sta fregando e
            compro da un altro. E via di questo
            passo.Tutto bene, approvo. Ma sai abbiamo un sacco di gente poco abituata alla complessita' e' piu' semplice lanciare come messaggio: se la pubblicita' ti dice che il prodotto xy e' eccellente tu ragiona al contrario fa schifo. Peraltro la pubblicita' piu' che essere informazione e' induzione di desideri, spinta allo spreco, quella che imbestialisce i nostri mezzi di comunicazione, ne diminuisce l'attendibilita' e il contenuto informativo, la nostra capacita' critica, quindi diffidare pesantemente di qualunque cosa venga pubblicizzato e' una virtu'. Senza contare che quando compero qualcosa mi paga anche il costo sostenuto per convincermi a farlo, becco e mazziato insomma. E' piu' semplice dire invece che cercare la qualita' cerca di acquistare sempre di meno, stai sicuro che anche se hai convinto qualcuno quel meno sara' sempre troppo. Gia' cambiare cell. ogni due anni di media sarebbe un successone della mia "campagna". Comunque ripeto, tu sei un po' piu' precisino e sofisticato, approvo certamente il tuo punto di vista, anche se con qualche distinguo.
          • Marlenus scrive:
            Re: Il cartello dei prezzi
            - Scritto da: Smith
            Anche non comperare nulla e' una strategia
            secondo me, uno che ha un magazzino strapieno di
            roba cosa fa se la tiene? Direi che riduce i
            prezzi, se ne deve disfare per forza. L'ha gia'
            prodotta, l'ha gia'
            pagata.Salvo poi fartela pagare dopo su tutti gli altri prezzi (o su quelli su cui riesce) o peggio, attraverso quello che non vedi subito, come l'assistenza post-vendita. Nel caso estremo, potrebbe anche fallire.Non esistono pasti gratis, per citare la fantascienza :-)
            Tutto bene, approvo. Ma sai abbiamo un sacco di
            gente poco abituata alla complessita' e' piu'
            semplice lanciare come messaggio: se la
            pubblicita' ti dice che il prodotto xy e'
            eccellente tu ragiona al contrario fa schifo.Peggio la toppa del buco, si diceva molto coloritamente in dialetto. Credi di curare i semplicioni propinandogli una ricetta semplice? Non c'è alternativa alla complessità. Si deve far evolvere la gente, non manipolarla in un altro modo, anche se a fin di bene. IMHO, of course.
            Peraltro la pubblicita' piu' che essere
            informazione e' induzione di desideri, spinta
            allo spreco, quella che imbestialisce i nostri
            mezzi di comunicazione, ne diminuisce
            l'attendibilita' e il contenuto informativo, la
            nostra capacita' critica, quindi diffidare
            pesantemente di qualunque cosa venga
            pubblicizzato e' una virtu'. Giuseppe Altamore, "I padroni delle notizie". Ottima prova che il punto di non ritorno è già ampiamente superato. Non esistono pasti gratis, finchè non pagheremo per le notizie (giornali senza pubblicità) non ci sarà informazione.
            Senza contare che
            quando compero qualcosa mi paga anche il costo
            sostenuto per convincermi a farlo, becco e
            mazziato insomma. E' tipico dei sistemi totalitari far pagare il prezzo del loro controllo ai controllati (anche se pochi lo descriverebbero in questo modo così "economico").
            E' piu' semplice dire invece
            che cercare la qualita' cerca di acquistare
            sempre di meno, stai sicuro che anche se hai
            convinto qualcuno quel meno sara' sempre troppo.La nostra società ha costretto troppe persone a vivere esclusivamente di scambio (es: un salariato cittadino vive dello scambio del suo lavoro, se glielo togli non vive più, perchè non ha un orto su cui sopravvivere in attesa di poter nuovamente scambiare) per cui la tua soluzione è, a mio parere, una catastrofe. Anche per gli effetti di secondo di livello (variazione dei rapporti di forza e ulteriore indebolimento dei più deboli).
            Gia' cambiare cell. ogni due anni di media
            sarebbe un successone della mia "campagna".Sono d'accordo. Lo spreco infastidisce anche me.Talvolta però è programmato (prova: ho dovuto cambiare il telefonino perchè si sono guastati, nell'arco di due mesi, varie istanze dello stesso modello -ne avevo comprato svariati (4) uguali nello stesso periodo. Perseverando diabolicamente nell'errore -per non ricomprare anche gli accessori, notoriamente incompatibili tra marche diverse- ho riacquistato 4 modelli della stessa marca e sono proprio in questi giorni rientrato nel periodo di autodistruzione di questa seconda ondata: Nota che il carico di lavoro dei telefoni era molto diverso sono usati da persone dverse, con abitudini differenti, sia in ore di accensione che di utilizzo effettivo, che di "cura" nell'utilizzo). Comunque, ricadiamo nella complessità, qualche regoletta ben studiata sulle garanzie, e sul come diffondere le informazioni di affidabilità e si potrebbe fare qualcosa in proposito. La chiave è agire dove serve, senza imporre soluzioni draconiane di cui non capiamo -io per primo- tutte le implicazioni. Piccoli passi. IMHO.
            Comunque ripeto, tu sei un po' piu' precisino e
            sofisticato, approvo certamente il tuo punto di
            vista, anche se con qualche
            distinguo.Come diceva Einstein, bisogna semplificare quanto più è possibile, ma non di più.
        • rockroll scrive:
          Re: Il cartello dei prezzi
          Condivido Smith, ma desidero aggiungere o meglio rivedere un solo concetto: se vi serve qualcosa, comprate quel che costa meno , tra i prodotti che soddisfano i vostri requisiti di minima! Comperate quel che costa meno ripeto: di una cosa sarete sicuri, cioè di aver speso meno, in barba a tutte le SCHIFOSE poitiche dei prezzi orientate a mettervelo in quel posto. Ma la qualità... beh la qualità è ormai praticamente la stessa , i n questo mondo globalizzato . Lo dice anche l'articolo che i veri produttori, altamente specializzati, dei componenti tecnologici, sono pochi (pochissimi) al mondo, ossia sono sempre gli stessi che forniscono componenti a tutte le case "fornitrici" (meglio dire assemblatrici e marchiatrici di ridicoli "brand")..., dalle più famose come alle più sconosciute.Avete mai fatto questa considerazione: a parità di funzione offerta, un prodotto non di marca ovvero meno costoso può essere solo minimamente diverso da uno cosidetto "di marca" ovvero più costoso, perchè la sua diversificazione verrebbe a costare in produzione molto di più di quanto si potrebbe risparmiare producendo un oggetto qualitativamente inferiore. Per intenderci, l'orologio al quarzo che acquistate a 4 euro sulla bancarella del mercato o dall'ambulante del caso, non sarà assolutemente meno preciso di quello che vedete dal gioielliere a prezzo esorbitante (diciamo 400 o 4000), perchè inventare e produrre ex novo un chip "che sbagli" volutamente, è molto ma molto più costoso che utilizzare i chip ormai da tempo perfetti che vengono prodotti massivamente in Cina e Taiwan a pochi centesimi l'uno... e che indifferentemente equipaggiono l'uno o l'altro degli orologi in questione a parità di funzioni...C'è bisogno di dire altro?
      • Joliet Jake scrive:
        Re: Il cartello dei prezzi
        E infatti quello che descrivi tu si chiama libero mercato.I cartelli sui prezzi non sono previsti (in teoria...) nella dottrina del capitalismo.
      • Mi scoccio di loggare scrive:
        Re: Il cartello dei prezzi
        Fino a quando c'e' Libero Mercato con Concorrenza, tutto va a vantaggio dei cittadini.Ma quando tra il Libero Mercato e la Concorrenza si aggiunge anche il brevetto ( o copyright ), allora tutto va a discapito di tutti.Non puo' esistere il Libero Mercato con i Brevetti, altrimenti ogni prodotto non viene venduto per il suo valore, ma per il prezzo che stabilisce l'unica azienda produttrice.Quindi fino a quando non verranno aboliti i brevetti, non avremo mai un reale libero mercato.A volte guardo al passato e mi chiedo :"Se l'homo sapiens avesse costruito la ruota e richiesto un balzello per tutti quelli che seguivano il suo esempio, a che punto si troverebbe ora la nostra societa'?"Sono andato un po' OT e mi scuso, ma purtroppo, in un mercato dove " ho inventato il telefonino col touch e nessuno deve farne uno uguale perche' lo devo vendere a mille miliardi l'uno", non ci potrà mai essere nessuna evoluzione.
        • Giocatore110 scrive:
          Re: Il cartello dei prezzi
          Ma se nessuno paga nessuno può permettersi nemmeno i materiali della ricerca. Quindi come avanziamo?E per il discorso della ruota, pensa se i conquistadores l'avessero commercializzata anzichè distruggere l'impero Inca, al tempo ancora florido... Non so esattamente come, perchè sono passati 5 secoli, ma sarebbe un mondo diverso.
          • Marlenus scrive:
            Re: Il cartello dei prezzi
            - Scritto da: Giocatore110
            Ma se nessuno paga nessuno può permettersi
            nemmeno i materiali della ricerca.

            Quindi come avanziamo?
            Personalmente ritengo che si rivelerebbero più efficaci in tal senso altri mezzi diversi. Primo, spesso i brevetti finiscono in un cassetto (l'investimento non è giustificato tenendo conto della cannibalizzazione di un mercato ancora profittevole oppure è un brevetto d'interdizione: serve a bloccare o rendere più difficile l'avanzata di un eventuale progetto concorrente).Poi è inefficiente, in quanto potrebbe costringere un concorrente a evitare una soluzione che si è rivelata eccellente, e che giustificherebbe di pagare delle royalties per fare un prodotto complessiavamente ancora migliore, perchè non si hanno accordi di licenza o sarebbero troppo onerosi (in quanto il vero scopo del proprietario del brevetto non è ricavarne il massimo profitto (valore del brevetto), ma usarlo come difesa del suo prodotto), cioè è un arma d'interdizione, di contrasto alla concorrenza (violando l'essenza del libero mercato) che rallenta l'evoluzione del prodotto.A mio parere, se è il mercato che vogliamo privilegiare, il brevetto va trasformato in "licenza obbligatoria" (non puoi rifiutarti di concedermi la licenza) con un meccanismo standard per calcolarne il valore (che limiterà un po' il proprietario del brevetto -non può più decidere a capocchia-, ma gli poermetterà comunque di guadagnare dalla sua ricerca). Poi ci scanneremo per calcolare quel valore -che favorirà un po' più o un po' meno una certa parte-, ma intanto permetteremo a chi vuole davvero creare prodotti di eccellenza di scegliere le soluzioni che ritiene più opportune.
            E per il discorso della ruota, pensa se i
            conquistadores l'avessero commercializzata
            anzichè distruggere l'impero Inca, al tempo
            ancora florido... Non so esattamente come, perchè
            sono passati 5 secoli, ma sarebbe un mondo
            diverso.Non avrebbero mai potuto, con questo espediente, togliere agli Inca tutto quello che gli hanno tolto con la violenza. Ad un certo punto il valore dell'innovazione ruota sarebbe stato inferiore alla richiesta ("TUTTO QUELLO CHE HAI"). E non ci sarebbe stato incontro tra domanda e offerta, e nessun avanzamento per nessuno.La violenza è sempre più redditizia per il vincitore (trascurando i costi infiniti che comporta per chi non sopravvive, da ambo le parti).
          • Giocatore110 scrive:
            Re: Il cartello dei prezzi
            - Scritto da: Marlenus
            - Scritto da: Giocatore110

            Ma se nessuno paga nessuno può permettersi

            nemmeno i materiali della ricerca.



            Quindi come avanziamo?



            Personalmente ritengo che si rivelerebbero più
            efficaci in tal senso altri mezzi diversi. Primo,
            spesso i brevetti finiscono in un cassetto
            (l'investimento non è giustificato tenendo conto
            della cannibalizzazione di un mercato ancora
            profittevole oppure è un brevetto d'interdizione:
            serve a bloccare o rendere più difficile
            l'avanzata di un eventuale progetto
            concorrente).Giusta obiezione, ma d'altronde il brevetto tecnico è eludibile mediante diverso percorso ingegneristico, e non è eterno, quello sui motori a combustione interna oggigiorno non è più legato ai cicli otto o diesel, ma a molti differenti elementi del motore.
            Poi è inefficiente, in quanto potrebbe
            costringere un concorrente a evitare una
            soluzione che si è rivelata eccellente, e che
            giustificherebbe di pagare delle royalties per
            fare un prodotto complessiavamente ancora
            migliore, perchè non si hanno accordi di licenza
            o sarebbero troppo onerosi (in quanto il vero
            scopo del proprietario del brevetto non è
            ricavarne il massimo profitto (valore del
            brevetto), ma usarlo come difesa del suo
            prodotto), Dipende da chi possiede il brevetto. Se non è un ricercatore aziendale il tuo caso è quasi assurdo, e sono proprio i ricercatori non aziendali che uscirebbero dal gioco della ricerca per primi.
            cioè è un arma d'interdizione, di
            contrasto alla concorrenza (violando l'essenza
            del libero mercato) che rallenta l'evoluzione del
            prodotto.

            A mio parere, se è il mercato che vogliamo
            privilegiare, il brevetto va trasformato in
            "licenza obbligatoria" (non puoi rifiutarti di
            concedermi la licenza) con un meccanismo standard
            per calcolarne il valore (che limiterà un po' il
            proprietario del brevetto -non può più decidere a
            capocchia-, ma gli poermetterà comunque di
            guadagnare dalla sua ricerca). Così crei uno standard su cose non ancora ricercate o progettate. Dunque leggi sotto.Poi ci scanneremo
            per calcolare quel valore -che favorirà un po'
            più o un po' meno una certa parte-, ma intanto
            permetteremo a chi vuole davvero creare prodotti
            di eccellenza di scegliere le soluzioni che
            ritiene più
            opportune.Tanti saluti al prezzo della ricerca e soprattutto al risultato, che qui diventa tanto vario che non ci si scannerebbe, semplicemente ci si incastrerebbe in questi accordi.

            E per il discorso della ruota, pensa se i

            conquistadores l'avessero commercializzata

            anzichè distruggere l'impero Inca, al tempo

            ancora florido... Non so esattamente come,
            perchè

            sono passati 5 secoli, ma sarebbe un mondo

            diverso.

            Non avrebbero mai potuto, con questo espediente,
            togliere agli Inca tutto quello che gli hanno
            tolto con la violenza. Ad un certo punto il
            valore dell'innovazione ruota sarebbe stato
            inferiore alla richiesta ("TUTTO QUELLO CHE
            HAI"). E non ci sarebbe stato incontro tra
            domanda e offerta, e nessun avanzamento per
            nessuno.
            La violenza è sempre più redditizia per il
            vincitore (trascurando i costi infiniti che
            comporta per chi non sopravvive, da ambo le
            parti).A parte che so benissimo anche io che sarebbero stati migliori i commercianti dei conquistadores, mi chiedevo come sarebbe stato il mondo 5 secoli dopo. Non saprei rispondere con certezza.
        • rockroll scrive:
          Re: Il cartello dei prezzi
          Dice perfettamente "mi scoccio di loggare", eppure c'è gente che difende stupidamente i brevetti... (a parte chi ci lucra sopra, ovviamente...)
      • XYZ scrive:
        Re: Il cartello dei prezzi
        - Scritto da: stefano
        si perche' tu come lo definiresti?Sicuramente non "Libero Mercato", ma "Libero Associazionismo Incontrollato"... L'Antitesi del libero mercato.
        preferisci il comunismo?Vedo con piacere che siamo ancora talmente ignoranti da fare di tutta l'erba un fascio e puntare il dito a destra o a manca anelando idealismi e concetti morti da decenni..Perchè non valutarne gli aspetti anzichè proloquiare di ideali?
        o che le aziende siano tutte non profit?Anche qua un classico basso luogo comune...
        il prezzo e' dato dalla domanda e dall'offertail prezzo è dato: dalla domanda, dall' offerta, da eventuali cartelli voluti o indiretti, dal "mercato" in cui avviene domanda e offerta si incontrano, dalle sue regole, e dalle speculazioni che direttamente o indirettamente (legalmente o meno) in esso vengono fatte..... più un altra centinaia di fattori, diretti e indiretti...
        se in europa si e' disposti a spe(n)dere di + per
        una cosa allora questa costa di + e vice
        versa.Non sapevo esistesse un "tasso di aspettativa" sul prezzo.. Anzi non esiste affatto.In Europa (che dico, in Italia) il low-down tecnologico a cui sono abituate altre nazioni non è mai arrivato in maniera completa, poichè sempre "viziato" da regole di mercato o da terzi interessi (alcune volte tecnici, troppo spesso speculativi)..In Italia la tecnologia costa di più perchè le catene di distribuzione, anello per anello, sono "abituate" a speculare su di esse, creando cosi una determinata conformazione di mercato, che con il tempo si è resa appetibile anche alle grandi compagnie che la sfruttano (riducendo gli "anelli di distribuzione") per speculare di piu sulla vendita diretta del singolo prezzo... (Vedi Apple ad esempio...)
        domanda offerta.domanda, offerta, + 9877464 altri fattori... che spesso arrivano ad invalidarne e viziarne il senso.
      • Paolino scrive:
        Re: Il cartello dei prezzi
        - Scritto da: stefano
        si perche' tu come lo definiresti?Idiota non è libero mercato, se non c'è concorrenza
        o che le aziende siano tutte non profit?No, ma che non siano loro a prendersi tutto il profitto e non dare nulla ai dipendenti. E soprattutto che non siano sempre le stesse ad essere "for profit"
        il prezzo e' dato dalla domanda e dall'offerta
        se in europa si e' disposti a spedere di + per
        una cosa allora questa costa di + e vice
        versa.
        domanda offerta.In teoria il prezzo è determinato così, se lo fa una sola azienda, non è più l'incrocio di domanda e offerta.
    • Genoveffo il terribile scrive:
      Re: Il cartello dei prezzi
      - Scritto da: Ruminante
      Questa cosa dei prezzi è schifosa.. sarebbe
      questo il libero
      mercato???Esatto. E' proprio questo.
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