Carcere per i cracker europei

Chi scrive virus o compie azioni di cracking potrà finire in carcere per anni secondo le nuove scelte dell'Unione Europea. Che non arriva agli spropositi degli Stati Uniti. Il quadro normativo dovrà essere recepito in tutta la UE


Roma – Cinque anni. Questa la massima pena carceraria prevista da una nuova normativa approvata dall’Unione Europea che pone nel mirino delle polizie europee chi compie atti di cracking o distribuisce virus informatici.

Venerdì scorso il consiglio dei ministri europei della Giustizia ha deciso che in tutta la UE debba vigere un’armonia di regole sulla repressione di certi crimini informatici ed ha trovato l’accordo su un testo decisamente severo ma che non sembra giungere agli eccessi statunitensi.

Se negli USA per certe azioni di cracking è previsto persino l’ergastolo , nella normativa europea si operano numerosi distinguo e si pongono dei “tetti massimi” nelle pene che sembrano indicare una maggiore attenzione alle peculiarità del mezzo digitale e del suo abuso.
I ministri, infatti, hanno voluto chiarire nella nuova legislazione che vanno considerate come importanti le differenze che vi sono non solo nella gravità degli effetti di eventuali azioni che si dovessero verificare ma anche nella genesi di queste azioni. Un’azione da parte di un’organizzazione criminale o addirittura terroristica non viene dunque considerata, per fare un esempio, alla stregua di una ragazzata di qualche maldestro genio del computing.

Come detto, comunque, sono fondamentalmente due i fronti sui quali si sono concentrati in questa occasione i ministri europei.

Da un lato si colpisce chi di proposito realizza e distribuisce virus informatici. Nel caso si tratti di un’organizzazione criminale la pena può giungere a cinque anni di carcere e non essere inferiore a due. Se si tratta di un’azione isolata, invece, la pena prevista è al di sotto dei tre anni e al di sopra di uno, strettamente legata comunque al tipo di danno commesso.

Dall’altro lato viene colpito chi si introduce illegalmente in un sistema informatico. Anche qui, nel caso in cui l’autore sia parte di un’organizzazione criminale la pena può giungere a cinque anni di carcere per qualsiasi azione di penetrazione in un sistema protetto, alterazione o modificazione o, ancora, danneggiamento dei dati presenti. Si può dunque sperare, ma per verificarlo si dovranno attendere i primi procedimenti giudiziari, in un atteggiamento più benevolo contro fenomeni relativamente innocui come il web defacing, che si limita alla sola modifica di una home page.

La normativa crea anche nuove forme di cooperazione tra le diverse polizie specializzate nel territorio dell’Unione affinché collaborino al meglio alla soluzione di casi internazionali che coinvolgono più paesi.

Il quadro legislativo deciso dai ministri europei passa ora all’attenzione dei singoli paesi che dovranno approvare le misure necessarie a recepirlo entro e non oltre il 31 dicembre del 2004.

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