L'Internet delle lavatrici

di M. Calamari - Sanno già come le usiamo, quanto e quando le carichiamo. Profilano le nostre abitudini al bucato, presto ci profileranno come individui?
di M. Calamari - Sanno già come le usiamo, quanto e quando le carichiamo. Profilano le nostre abitudini al bucato, presto ci profileranno come individui?

Chissà perché quando si parla di Internet delle Cose si citano sempre conigli e frigoriferi . In effetti questi oggetti già esistono, anche se in numero sparuto, nella inquietante (per usare un eufemismo) Internet delle Cose . Già alcuni frigo sono stati usati da una botnet per inviare spam.

Ma il caro amico Diego mi ha oggi raccontato una storia di vita vissuta che rivela chi sarà (o forse già è) il prossimo membro impiccione di questa nuova Internet, la nostra lavabiancheria. Cedo volentieri quindi a lui la parola.

In questo momento il tecnico della lavatrice sta trafficando per capire com’è che non finisce il lavaggio. Nei primi 5 minuti di presenza ha collegato un computer palmare di diagnostica.

La lavatrice è del 2007, quindi neppure un modello nuovissimo o particolarmente tecnologico. Però ha già un sistema di autoregolazione dell’acqua in funzione del carico, quindi in qualche modo pesa il bucato.
Il tecnico ha collegato il computer e lì si è avviato il discorso:

Tecnico: Sì, voi fate un uso alternato.

Utente: Eh?

Tecnico : Tendete a fare più bucati lo stesso giorno, poi per qualche giorno sta a riposo. Ma va bene, non è che dia problemi.

Utente: In effetti essendo solo in due, e spesso fuori casa, tendo ad accumulare un po’ di roba, poi il pomeriggio che sono a casa faccio un po’ di giri per i vari tipi.

Tecnico: Sì, infatti vedo che solo il cotone resistente viaggia quasi a pieno carico (infatti la riempio con lenzuola, federe ed asciugamani) , i delicati non vanno nemmeno a metà. Il programma sintetici invece non lo usate mai. Poi a maggio c’è un carico pesante, probabilmente le coperte (esatto!) .
Lo mette l’anticalcare? Perché qui l’acqua è di durezza media, quindi bisogna metterne ogni tanto, ma non sempre (ci ha azzeccato, lo metto, ma non sempre) . Comunque il detersivo che mette va bene, ci sono tanti che esagerano, può anche metterne un po’ meno per i delicati.

Questo, però, il tecnico lo ha detto dopo aver iniziato a smontare, credo lo abbia più dedotto dall’esame visivo, anche perché il detersivo dei delicati lo metto sempre nella pallina, se ci fosse un misuratore nella vaschetta non potrebbe sentirlo.
Infine mi ha detto che devo fare delle centrifughe più veloci. Ma quello lo ha capito dalle spazzole del motore, perché se non la si manda mai al massimo dei giri tendono a fare un po’ di bava.

Le conclusioni – totalmente condivisibili – di Diego sono che fra dati registrati e qualche osservazione alla Sherlock Holmes, la lavatrice ed il palmare del tecnico lo hanno profilato in pieno.

Il prossimo modello, che sarà ovviamente connesso ad Internet e quindi membro a pieno titolo dell’Internet delle Cose, potrà anche esaminare il colore e la taglia dei vestiti, notare tramite scansione delle foto pubblicate su Facebook nel profilo del proprietario se si intona con la sua figura, suggerire nuovi acquisti, ovviamente sponsorizzati.

Con i modelli più evoluti potranno rilevare forse la taglia delle mutande ed aggiungere l’esame del colesterolo dalle tracce organiche.

E magari inviare al proprietario un SMS se qualcuno dovesse lavare mutande da uomo di una taglia diversa dalla sua!

Marco Calamari , con la preziosa collaborazione di Diego Giorio
Lo Slog (Static Blog) di Marco Calamari
L’archivio di Cassandra/ Scuola formazione e pensiero

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12 09 2014
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