CCD-CDU: conservate i log della rete

In una mozione presentata nei giorni scorsi, alcuni parlamentari chiedono che il Governo vari misure urgenti per conservare i dati del traffico internet


Roma – Il Governo italiano valuti “l’ipotesi di introdurre con urgenza l’obbligo, per chi offre servizi di telecomunicazione, di accesso alla rete Internet o di Hosting di pagine Web, di conservare per il tempo idoneo a soddisfare le esigenze dell’autorità giudiziaria e a prescindere dalle esigenze di fatturazione, i dati sul traffico e sulle comunicazioni.”

Questo è quanto chiede il gruppo CCD-CDU alla Camera, nell’ambito di una mozione presentata in questi giorni che mira a rafforzare le attività di contrasto al commercio di pornografia infantile online.

L’idea alla base della mozione è quella di rafforzare i poteri delle autorità creando una “interforza” dedicata, ma anche andando a toccare uno dei nodi più delicati della privacy online, quello dei log.

I log, infatti, registrano il traffico internet, le azioni compiute sui server e altri dati relativi all’utilizzo della rete. Le loro modalità di conservazione, i tempi di conservazione e la riservatezza dei log sono stati più volte al centro delle riflessioni del Garante della Privacy. Da qui il rischio che la mozione, se si traducesse effettivamente in un nuovo obbligo normativo per i provider, porti ad una estensione senza limiti reali del periodo di tempo nel quale i file di log devono essere conservati.

Di seguito il testo completo della mozione.


La Camera,

premesso che:
il Parlamento italiano nel 1998, con l’apporto di tutte le forze politiche salve poche e isolate voci contrarie, ha approvato una legge molto avanzata contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, considerate come nuove forme di riduzione in schiavitù sui bambini;
il Parlamento si è fatto tra l’altro interprete di una diffusa esigenza, quale quella di contrastare il fenomeno, purtroppo in crescita sulle reti telematiche, della diffusione di immagini di bambini abusati talvolta con le modalità più atroci. L’attenzione particolare allo scambio di materiali pedo-pornografici sulle reti telematiche era motivata dal fatto che è stato rilevato che la criminalità organizzata a livello internazionale ha individuato in queste attività un nuovo lucroso affare;

il legislatore con l’approvazione della legge 269/1998 ha tenuto conto degli indirizzi emersi a livello internazionale ed europeo operando scelte coraggiose sul piano del diritto sostanziale e processuale che hanno da subito prodotto risultati positivi ma che oggi, dopo i primi anni di applicazione, inducono ad una riflessione sia su eventuali modifiche sia sulle esigenze dovute alla puntuale esecuzione della legge che non risulta pienamente attuata sul piano tecnico;
per quanto riguarda la presenza di materiali pedo-pornografici sulla rete Internet, ancora molto consistente, sembra mancare da parte delle autorità competenti un incisivo e continuo monitoraggio 24 ore su 24 e sette giorni su sette. La rapidità con cui i siti vengono pubblicati e spostati al fine di far perdere le tracce rende indispensabile un monitoraggio costante che dovrebbe tra l’altro garantire lo scambio di informazioni sul piano internazionale attraverso la rete operativa di punti di contatto istituita nell’ambito del G8 per contrastare la criminalità ad alta tecnologia. In Italia, a tutt’oggi, il monitoraggio sembra appannaggio quasi esclusivo di strutture di volontariato e principalmente del Telefono arcobaleno fondato da Don Fortunato di Noto, realtà che operano a proprie spese e con propri, naturalmente limitati, mezzi;

per quanto riguarda i tempi per l’avvio delle indagini ancora oggi si registrano tempi procedurali eccessivi rispetto alle esigenze di accertamento che rendono spesso inutili le segnalazioni. La media, secondo i dati riferiti in una recente intervista da Don Fortunato di Noto, è di circa due settimane dal momento in cui il Magistrato che riceve la denuncia chiede l’intervento della Polizia Postale competente per territorio e il momento in cui quest’ultima, espletate le comunicazioni con il dipartimento provinciale e quello nazionale, viene autorizzata ad avviare le indagini. Prima dell’autorizzazione la Polizia, secondo le procedure attualmente in uso, non può nemmeno visitare il sito. I tempi tecnici non consentono di contrastare efficacemente tutti i siti c.d. “istant”, generalmente allocati su Free-web, che hanno una aspettativa di vita che va dalle 12 alle 96 ore. Notevoli difficoltà si registrano anche per i siti a pagamento che normalmente non mantengono l’hosting per più di due settimane;

tenuto conto del fatto che i responsabili dei siti pedofili agiscono in maniera molto rapida e che secondo la legislazione vigente non c’è alcun obbligo per la conservazione dei files di access log indispensabili per acquisire le prove, è chiaro che le attività di contrasto sono fortemente limitate e che, come purtroppo sta accadendo, nella maggior parte dei casi la criminalità organizzata può tranquillamente proseguire le proprie attività;

i dati in possesso di Telefono Arcobaleno dimostrano che a tutt’oggi la criminalità organizzata realizza un abnorme volume di affari con la produzione e la distribuzione di immagini di bambini abusati ed evidenziano le inquietanti matrici anche italiane del turpe commercio. Basti pensare al fatto che secondo le stime effettuate da Telefono Arcobaleno un sito pedofilo a pagamento in quindici giorni sviluppa mediamente in Italia circa cinquantamila contatti di cui cinquemila di un certo rilievo;

impegna il Governo

a porre in essere tutte le iniziative per rafforzare i controlli diretti sulla rete Internet finalizzati a contrastare la pubblicazione e lo scambio di materiali pedo-pornografici;

a verificare l’efficienza delle procedure per l’avvio delle indagini cercando di renderle più rapide pur salvaguardando tutte le esigenze e le garanzie collegate alla natura delle attività di intercettazione;

ad intensificare le forme di cooperazione internazionale multilaterale e bilaterale per stabilire regole comuni e migliorare la cooperazione giudiziaria al fine di rendere più efficace la lotta contro le organizzazioni criminali internazionali dedite a forme di sfruttamento sessuale dei bambini;

a valutare l’ipotesi di introdurre con urgenza l’obbligo, per chi offre servizi di telecomunicazione, di accesso alla rete Internet o di Hosting di pagine Web, di conservare per il tempo idoneo a soddisfare le esigenze dell’autorità giudiziaria e a prescindere dalle esigenze di fatturazione, i dati sul traffico e sulle comunicazioni.”

Firmano la mozione i deputati: “Volontè, Ciro Alfano, Emerenzio Barbieri, Dorina Bianchi, Brusco, Riccardo Conti, Cozzi, D’Agrò, D’Alia, Degennaro, De Laurentiis, Di Giandomenico, Filippo Maria Drago, Giuseppe Drago, Follini, Giuseppe Gianni, Grillo, Anna Maria Leone, Liotta, Lucchese, Maninetti, Mazzoni, Mereu, Mongiello, Naro, Peretti, Ranieli, Romano, Rotondi, Tabacci, Tanzilli, Tucci”.

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  • Anonimo scrive:
    Complimenti!
    Sono preoccupatissimo: l'Università di Isernia, secondo il completissimo ed ufficiale database (!) non esiste (!!). Passi che possano dimenticarsi una facoltà, ma un intero ateneo...!
  • Anonimo scrive:
    che schifo!
    veramente un database inutile!Graficamente fa schifo. Il motore di ricerca è pietoso e soprattutto a chi serve?Chiunque voglia saper gli indirizzi delle università italiane fa una ricerca con google o al max sul sito del murst...Mio fratello di 14 anni fa siti decisamente più decenti!Saluti Tyler Durden
  • Anonimo scrive:
    a me da errore...
    a me da errore...
  • Anonimo scrive:
    Mah
    A me fa cagare, a dirla tutta. Se mi davano 5000 £ glielo facevo meglio io.
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