Cellulari più sani con più antenne?

Lo sostiene uno studio britannico, mentre uno studio svedese attacca i cellulari degli anni '80: ci hanno fatto male


Web – L’annoso dibattito sui potenziali danni alla salute che deriverebbero dall’uso dei cellulari è in queste ore di nuovo alla ribalta. Stando ad uno studio britannico, infatti, un maggior numero di antenne renderebbe meno dannosa l’infrastruttura di telecomunicazione della telefonia mobile.

Secondo Alasdair Philips, ingegnere e chairman del gruppo Powerwatch, il problema è nella enorme potenza delle antenne, necessaria per “l’irradiazione” di aree molto ampie. Tanto che una riduzione dei rischi associati alla telefonia mobile passerebbe per l’aumento nel numero delle antenne, con apparecchi di minor potenza.

“Solo se uno si trovasse proprio sotto un’antenna – ha spiegato Philips parlando alla Glasgow University – i livelli di irradiazione scenderebbero di 500 volte. Un maggiore numero di antenne ridurrebbe in modo considerevole l’esposizione degli utenti di telefonia mobile”.

Philips ritiene che con la telefonia mobile di terza generazione i problemi saranno minori non solo perché più numerosi saranno i “ripetitori” ma anche perché l’emissione di segnali è costante, anziché intermittente. Un dettaglio che Philips ha giudicato “strutturalmente più sicuro” per la salute.

Secondo l’ingegnere, ciò che va ancora chiarito sono gli effetti biologici dell’esposizione alle emissioni dei cellulari: “La maggioranza dei tumori ci mettono 20 o 30 anni ad emergere. Non sappiamo quali siano gli effetti sul lungo periodo. Prove di ricerca iniziano a mostrare che è consigliabile minimizzare l’uso dei cellulari”.

E proprio in queste ore uno studio condotto dall’oncologo svedese Lennart Hardelle della Orebro University sembrerebbe indicare possibili guai ai pesanti utilizzatori dei cellulari di prima generazione.

Secondo Hardell, infatti, chi ha utilizzato per più di due ore al giorno e per almeno cinque anni tra gli anni ’80 e ’90 i telefoni cellulari, ha il 26 per cento di possibilità in più di sviluppare tumori al cervello. Per chi li ha usati per più di dieci anni questo rischio, secondo Hardell, sale al 77 per cento.

L’affermazione si basa su uno studio condotto su due gruppi di utenti da 1.600 persone l’uno. In uno dei due gruppi si trovavano solo utenti assidui di telefonia mobile in quegli anni, utenti che avrebbero sviluppato tumori nella parte del cervello più esposta ai cellulari 2,5 volte di più dei non-utenti.

Hardell ha comunque sottolineato che questo studio riguarda soprattutto l’utenza della prima generazione di cellulari, apparecchi che producevano quattro volte le emissioni dei device di ultima generazione. E ha affermato che, sebbene sia consigliabile “andarci piano” con i cellulari, è impossibile mettere in relazione i risultati del suo studio con i rischi legati ai telefonini più moderni.

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